Per una psicologia keynesiana (con una spruzzatina tolkeniana)

Ammetto di essere un bersaglio mobile (magari moving target è meno crudo).

Mi rendo conto che, al ritorno dai miei viaggi, attraverso un periodo di esaltazione, in cui c’ho scritto in fronte che tornerei dall’ultima meta visitata anche all’istante; ancora di più per Londra, che mi sta sempre più nel cuore.

E sono quindi un moving target perché chi mi sta vicino, chi magari mi sta conoscendo, si trova ad avere vicino uno che, alla fine, gli offrissero non il lavoro che vuole, ma anche solo un buon lavoro, a diciamo Charing Cross (non so perché Charing Cross, è un esempio che ha fatto G. e mi piace) starebbe già sull’aereo.

Tanto più quando al ritorno da Londra, per caso ma non per caso, si sfascia quasi del tutto il progetto su cui avevo lavorato nell’ultimo anno e più, quello per cui sono stato assunto a fare il lavoro che faccio, quello che più mi piaceva e che più avrebbe significato qualcosa nella mia crescita professionale.

Mi rendo conto di che doccia fredda possa essere quando stai conoscendo una persona e questa pensa di avere il biglietto dell’aereo in tasca, o anzi peggio ce l’ha in testa, dove veramente non c’è mai problema di disponibilità di posti, tariffe o bagaglio in eccedenza.

Sarebbe diverso se questo desiderio di partenza si sviluppasse stando già dentro una relazione, quando l’altro ha avuto il tempo di conoscerti e costruirsi una immagine ed un interesse di te; ma quando avviene nelle fasi iniziali, diventa un piccolo ma definitivo cataclisma.

Così, l’ultimo ragazzo conosciuto, proprio da quando sono tornato da Londra ha cominciato a mostrarsi sempre un po’ più lontano, passando sempre più tempo tra un mio sms e la sua risposta. Prima qualche ora in più, poi scavallavamo il giorno, poi un intero fine settimana.

Poi siamo arrivati alla telefonata di stasera, e diciamo che ho avuto la sensazione di un reciproco prendere tempo, che mica sta bene troncare per telefono. Giusto una telefonata per mantenere un po’ le posizioni, poi si vedrà.

Posso dire che a quest’uomo manchi qualcosa? E’ bello, un ragazzone alto, slanciato e con due occhioni da gatto, con una sensibilità artistica ben integrata nella sua personalità, affettuoso, desideroso di me, gentile ed educato.

E anzi, facciamo a dircela tutta, con una grande maturità relazionale. Ma per quanto grande, alla fine questa maturità non può spingersi oltre una telefonata che, a vederla molto positivamente, si riduce a chiedermi: ma tu ci sei?

Perché in effetti ed appunto ci sono poco, e nulla di quello che succede intorno a me contribuisce a farmi sentire più presente.

Se fossi un’economia di mercato, direi che sono preda della trappola della liquidità: posso ricevere grandi prestiti, ma non mi sento di fare investimenti.

Ed è una trappola in cui sono con tutto me stesso e per me stesso, potrei certo mettermi l’anima in pace ma ora sento di non poterlo fare.

Per cui, qualsiasi conoscenza mi sembra più come un possibile futuro legame limitante che non come un’occasione di completare i miei orizzonti, e questo messaggio viene veicolato ed arriva oltre anche le mie intenzioni, un non detto che diventa distruttivo.

Poi sì, uno potrebbe anche dire che, semplicemente, se non conosco un uomo di cui innamorarmi è normale, anzi salutare, che mi si spenga l’entusiasmo, sarebbe ben peggiore innamorarsi dell’idea di essere con qualcuno e starci perché così fan tutti; ma quello che mi pare è che, nella attuale fase della mia vita, io non possa innamorarmi.

E’ il motivo per cui, nonostante giorni di silenzio da parte di questa persona, non l’ho cercato: sarebbe stato ingiusto, inutile e sbagliato.

Quindi che faccio? Mi fidanzo con un globetrotter? Apriamo in due una agenzia viaggi? Provo con una relazione a distanza e platonica con un ricco inglese, possibilmente anziano e cardiopatico?

Vostro, Tar-Aldarion.

 

Advertisements

Pubblicato il 11 aprile 2011 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Londra è dietro l’angolo. Quando ci sono andato a lavorare, stavamo insieme da 10 mesi.

    Anni dopo (ora stiamo insieme da 11 anni), lui mi ha raccontato di quanto lo facesse incazzare vedermi preparare alla partenza, anche con una certa eccitazione (e lo credo, andavo a fare il lavoro che avevo sempre voluto fare, nel posto e per l’esatta persona per cui avrei voluto farlo, anche se dopo quella volta non l’ho fatto mai più), mentre per lui tutto quanto era soltanto sapere che per diversi mesi non mi avrebbe avuto accanto. E’ stato bravo a non dirlo allora e tenerselo dentro, devo dire, ma questo non mi meraviglia.

    Alla fine io tornavo una volta ogni due settimane, la distanza insormontabile sembrava una cazzata (e parliamo di 10 anni fa, quando un sms era il massimo della tecnologia), e ci sono stati periodi di lavoro intenso, una volta rientrato definitivamente a Roma, in cui ci vedevamo e sentivamo meno spesso di quanto facessimo quando ero a Londra.

    Insomma, se trovi un bell’appartamento fammi sapere, che dividiamo le spese.

    P.S.: Holborn per il British, nessun dubbio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: