Napoli a volo d’uccello

Alcune cose che ho capito di Napoli, avendoci passato qualche ora a fare la presentazione (cioè la mia produzione giornaliera è consistita nel parlare circa 5 minuti, a ruota libera, per un progetto che partirà tra un paio d’anni):

  • I napoletani sono estremamente complessi, tutto tranne che l’apparente semplicità ed estroversione che mostrano: sono e si sentono costantemente su un palcoscenico, per cui tu stai a parlare con un attore che recita una parte;
  • Tanto sono sul palcoscenico che quando si passa a turno sulla unica corsia residuata di un’ampia strada invasa da auto in doppia fila, chi compie l’atto di prepotenza saluta l’altro, invece di mandarlo o essere mandato a quel paese come faremmo a Roma;
  • Un’umanità brulicante e dolorante, che si muove in ogni direzione; a confronto a Roma ci muoviamo più compatti e omogenei, il che è veramente tutto dire;
  • La società napoletana è chiaramente divisa tra plebe e borghesi, osservavo mentre ero nella boisierie del Presidente, un posto che potrebbe essere lo studio di un notaio per i toni severi che ha, con l’affaccio su una strada caotica dove una fiumana di persone si muoveva senza requie; e lì invece i toni tranquilli, pacifici, di signori che si danno del lei e che fanno la riunione con comodo, anzi volete un caffè?
  • I napoletani sono anche boni, anzi direi sopratutto.

La domanda è: mi piacerà?

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Pubblicato il 17 aprile 2011, in Fatti miei con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Punto primo: verissimo.
    Punto secondo: non è un saluto, è un cenno ringraziamento per aver soggiaciuto alla prepotenza, ringraziamento che automaticamente avalla il principio “oggi prevalgo io in questo caos, domani tu, e siamo tutti contenti”.
    Punto terzo: il centro di Napoli è sovraffollatissimo. C’è molta reticenza a voler aprire uffici o attività fuori dal centro. Ricordo che il provveditorato agli studi di Napoli non si è spostato più nel centro direzionale per i malumori degli impiegati che volevano rimanere in centro storico. Un affollamento di gente così per le strade di una città io l’ho visto solo a Londra e a Madrid.
    Punto quarto: la società napoletana fino al cosiddetto risorgimento la borghesia non ce l’aveva nemmeno, ed era divisa tra plebe e aristocrazia. Probabilmente la borghesia di oggi ha assorbito il ruolo della vecchia aristocrazia? Boh.
    Punto quinto: beh, sì, se ti piace l’etero sessista, machista, maschilista ma vanitoso e con le sopracciglia ritoccate… :)

    Fammi capire, è lì che vai a lavorare?
    È difficile che ti piacerà, detto onestamente. Bisogna avere le palle quadrate per ambientarsi a Napoli da non napoletano e sentirvisi a casa. Ma non voglio scoraggiarti. Prendi tutte le regole non scritte della società napoletana (che sono in totale contraddizione con quelle scritte) come una sfida.
    Io comunque seguirò con estrema curiosità gli sviluppi di questa faccenda :)
    Comunque ti invidio moltissimo. Napoli è l’unica città dove io vorrei veramente vivere.

    • Sì, è lì, se tutto procede come previsto nell’arco di alcuni mesi. Un po’ di difficoltà l’ho messa nel conto; penso che poi sarò molto assorbito dal lavoro, almeno all’inizio, e che vado lì per un lavoro che mi piace e che professionalmente è una sfida.

      Certamente c’è per me tutto il valore dell’uscita da casa una volta e per tutte, e questo credo che faccia premio su qualsiasi cosa.

      Quando ho scritto questo post ho pensato a te, e sono contento di aver avuto subito una tua replica :)

  2. Mi rendo conto che da quello che ho scritto sembra che io dubiti che tu abbia le palle quadrate necessarie per ambientarsi a Napoli. Scusami, non è questo che intendevo. Semplicemente, l’esperienza mi insegna che gli stranieri a Napoli devono adeguarsi tirando fuori tutta l’indole anarchica e prevaricatrice di cui dispongono, altrimenti soccombono e si esauriscono.

    • No no non pensavo che tu avessi scritto qualcosa così negativa, tranquillo :)

      Sull’indole anarchica e prevaricatrice, in effetti ne difetto un po’, e anzi lì vado a fare quello che tiene l’attività in carreggiata. Certo, nel mio DNA c’è Londra come tipo di società e di organizzazione del lavoro, ma penso anche che spesso per andare a Nord si debba andare un po’ a Sud.

  3. Certo, per uno che voleva andare a Londra, Napoli è un’altra cosa…

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