Recensione: “I baci mai dati”

Brutto e volgare. Non solo brutto.

La trama – finanziata anche con i soldi della Regione Sicilia, e se fossi siciliano mi incazzerei in un modo che manco un black bloc, per i motivi che saranno chiari in seguito – vede questa ragazzina che in sogno scopre dove è finita la testa di una statua della Madonna, che dei vandali hanno mozzato.

Ritrovata la testa, la casa della ragazzina diventa la meta di una umanità dolente, che in cambio di fiori, soldi, regali, suppliche si confida e chiede alla stessa una intercessione a Maria. La bambina vorrebbe anche non averci niente a che fare, ma la madre approfittatrice la spinge e costringe a passare giornate e giornate a sentire queste suppliche.

Il film, vorrei essere chiaro, è molto peggio di così, è che qui è scattato un meccanismo di oblio freudiano per cui ho rimosso tutte le infinite rotture di palle di una regia e di una sceneggiatura offensive, quando danno il meglio di sè, o insussistenti, quando sono nella condizione loro più congeniale.

Perché il tono della regista, Roberta Torre, anni luce lontano dall’ironia di Tano da Morire, è quella di chi vede questi siciliani, che vivono in qualche periferia dimenticata, come degli animali da osservare, compiacendosi della propria pretesa e mai dimostrata superiorità intellettuale, del proprio gusto estetizzante, assolutorio ed auto-assolutorio, che le fa raccontare la vicenda sociale con lo sguardo di chi è sopra ed oltre.

Il tono è quello di un documentario sul pinguino di Ross, dove la regista – in chiaro delirio narcisistico – pensa che sia anche divertente montare i dialoghi con uno stacco, come un montaggio mal riuscito, perché Ella (la regista pensa di se stessa con la maiuscola) sa cosa dire e cosa non dire, cosa tagliare e non tagliare, riducendo la macchina da presa ad un esperimento scientifico, perché dare ai personaggi la possibilità di esistere? Loro servono solo a permettere alla Somma di mostrarsi.

Come si può trovare divertente una cosa del genere? La genialità dei grandi campioni della risata, di Totò e di Sordi, era quella di mettersi in mostra loro per mettere in mostra gli altri, raccontare i difetti di tutti e non fare un finto trattato sociologico.

Non c’è in questo film niente dell’arguzia di questi, e niente della denuncia sociale di Pasolini: che magari scriveva anche dei ragazzi di vita, ma se li portava pure a letto senza per questo sentirsi sporco.

Invece, la Torre è chiaramente su un piano superiore. Tanto superiore da lasciar intendere, nel film, che nei fatti lei sia la Madonna stessa, visto che il miracolo che poi alla fine avviene si verifica, chiaramente, per la volontà libera e potente della regista, il genio creatvo che ormai assurge a principio cosmogonico.

Se Faletti ha scritto “Io sono Dio”, qui abbiamo girato “Io sono la Madonna”, e se ci fossero dei dubbi si pensi (cioè no, meglio che non si pensi) alle scene girate con il punto di vista della statua della Vergine. Oh guardate, non c’è manco una dimensione anti-religiosa nel film, manco di analisi della visione più popolare della stessa, è proprio una cosa autoreferenziale.

Tutto questo, appunto finanziato con soldi dei siciliani, che evidentemente ci godono a sentirsi trattati come una razza di viscidi animaletti che sciamano senza un senso né morale né estetico.

Voto? Difficile da dare, io penserei a 0, ma potrebbe anche prendere 0.5.

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Pubblicato il 1 maggio 2011, in recensioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Non si offenda, ma non si capisce niente nella recensione: si capisce solo che si è arrabbiato. Nella recensione ci sono vaghissime indicazioni sulla forma (il modo di girare) e su una presunta ideologia della regista; ma riguardo al secondo argomento, non ho capito bene su quali elementi si desuma l’ideologia (la recensione non li indica).
    Aggiungo che io della Torre ho visto solo “Mare nero” e lo ho trovato molto bello, piuttosto originale nella forma e nel contenuto. Questo non lo ho ancora visto.

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