Habemus Papam

Vabbè, proprio un film non riuscito.

Intanto, per la regia: Moretti è sempre stato un regista tecnicamente non brillante, e anche qui non c’è una scena in cui mostri una intuizione, sembrano tanto riprese fatte da un bravo fotografo ad un matrimonio.

Ci sarà un motivo per cui i film italiani non se li vede nessuno fuori Italia, ed è la modestia di certi registi, che chiedono di essere valutati per la sceneggiatura ma non fanno lo sforzo di lavorare sull’immagine. Qui siamo anni luce lontani dall’eleganza tecnica e dalla perfezione stilistica di boh, diciamo Danny Boyle, il primo che mi viene in mente. Quentin Tarantino. Woody Allen. Martin Scorsese. Christopher Nolan. J.J. Abrams.

E Moretti vuole essere valutato sulla sceneggiatura, e allora valutiamolo. Cercando di togliere di torno il suo sconfinato narcisismo, che è sia evidente sia nel sottotesto e nel non detto,  così come nel detto: alla fine lo ammette pure lui, quando chiamato come psicoterapeuta ad aiutare un neo eletto Pontefice che non ne vuole sapere del nuovo incarico, viene etichettato dal portavoce della Sala Stampa Vaticana come “quello più bravo di tutti” e lui “sì lo so che sono il ppppiùbbravo di tutti, me lo diceva anche mia moglie, poi sa ci siamo lasciati che non reggeva il confronto”.

Credo che la chiave di lettura del film si ricavi dal comportamento degli spettatori in sala, che ridono anche di gusto per alcune battute e situazioni del film (che ci sono, senza necessità di scovarle, non è un film cervellotico) e che invece si fanno più seri e compìti quando c’è Nanni.

Come se avessero di fronte un professore che fa una battuta: dobbiamo ridere? solo sorridere? vengo meglio se rido o se faccio un sorriso? Era una battuta? L’ho capita?

Questo film è una proiezione e un viaggio nella psiche di Moretti. Il quale non vuole proprio fare il papa straniero invocato da Ezio Mauro su Repubblica come leader naturale del centrosinistra contro Berlusconi, proprio non ambisce ad essere un leader politico.

Uno che vorrebbe essere lasciato in pace, a fare i suoi film – magari ad impratichirsi con la macchina da presa – e invece viene inseguito come un leader, perché in fondo è appunto il ppppiùbbravo di tutti, glielo dicono tutti.

Ci sono degli errori di sceneggiatura che mi ha fatto notare G. (l’uniforme delle guardie svizzere non è quella che si vede nel film, e le guardie stesse non fanno il present’arm quando passa un altro prelato) e a parte la ricostruita Cappella Sistina (che insomma) le scene supposte in Vaticano si svolgono tra Palazzo Farnese e la Galleria Borghese, magari si poteva trovare qualche posto meno evidente agli occhi dei romani, ma appunto è Nanni e gli perdoniamo tutto.

Anzi no, seguo il messaggio del film e gli dico: Nanni, hai fatto una mezza schifezza.

Voto: 5

Pubblicato il 9 maggio 2011, in recensioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. Tutti a parlare male di questo film, che se fosse targato Francia (che l’ha co-prodotto) oppure uscito nell’anno 1968 stareste tutti a gridare al capolavoro.
    Spero che Nanni vinca un premio a Cannes così ve la mette a tutti in quel posto.

    • Parla per te e per la tua esterofilia d’accatto e i tuoi risvegli sessantottini che – casomai non l’avessi capito – hanno scocciato lo stesso Moretti.

  2. A me il film di Moretti ha annoiato molto. Direi che la recensione questa volta ha più senso, si capisce qualcosa, però lei ha scritto nella sua recensione un “anno” senza H.

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