Ma se dell’Europa non frega niente a Parigi e Berlino…

Standard& Poor’s ha deciso oggi di declassare ulteriormente il debito greco, e la cosa scandalosa è che questo sia avvenuto con il silenzio dell’Europa.

S&P, come Moody’s e Fitch, è una di quelle società che non si è accorta della crisi dei subprime finché non l’ha vista esplodere; ed anche ammettendo che si sia pentita dei propri errori di valutazione (che per una società di valutazione sono comunque un po’ gravi) è e rimane una società americana, con interessi americani.

Un paio d’anni fa, quando la crisi era iniziata (non che fosse al culmine, quello ci dobbiamo ancora arrivare) ci fu un sussulto d’orgoglio degli europei, che pensarono che forse avrebbero dovuto dotarsi di una propria agenzia di valutazione.

Sarebbe bastato prendere Eurostat, che già esiste, dargli i poteri di valutare i debiti nazionali, e dichiarare che i pareri delle tre società americane sarebbero non più stati considerati come significativi da tutte le istituzioni europee, in primis la BCE.

Questo non si è fatto perché quelle società sono legate a triplo filo con la grande finanza, quella che condiziona pesantemente anche i governi europei.

I quali governi quindi hanno lasciato correre, e hanno invece varato un piano di salvataggio dei paesi più in difficoltà il cui unico scopo è stato quello di consentire alle banche francesi, tedesche ed inglesi, che erano pesantemente esposte avendo acquistato titoli di stato ormai a rischio, di lavarli e rivenderli sul mercato.

Ora che le banche si sono depurate, improvvisamente S&P scopre che la Grecia ha problemi.

La Grecia era in una situazione disperata già un anno fa, ma allora non faceva comodo mandarla a gambe all’aria, ora non importa più niente a nessuno, e noi europei con la non azione dei nostri governi, stiamo volutamente rendendo molto più poveri alcuni milioni di persone, a cui ci legano alcuni millenni di storia in comune.

Una non azione dei governi che si esplica in opportune scelte, primo appunto lasciare le tre società americane a continuare a dire quello che credono senza nessuna replica, poi nel salvare le banche che hanno speculato sulle difficoltà di bilancio della Grecia, e ora nel fregarsene beatamente.

Praticamente il senso della politica economica ce è stato adottato è quello di una gigantesca truffa con uno schema Ponzi: i primi che entrano nella piramide (le banche che prestano soldi alla Grecia al 6,7,8 per cento) ci guadagnano, attirano altri a partecipare, poi la Grecia non ce la fa più, quindi arrivano gli Stati a salvare, il debito torna in giro e qualche fesso lo compra.

Parmalat anyone?

Tutto questo porta alla morte dell’Euro? E pazienza, devono aver detto a Parigi e Berlino.

Sarebbero esistite soluzioni alternative? Sicuro. Si sarebbe potuto cominciare un paio d’anni fa stabilendo un principio di sovranità, invece di andare alla rincorsa di interessi extra-europei. Purtroppo l’Euro è una idea che richiede una classe politica europea assai più capace e lungimirante.

Ora è un ognuno da sé e il cielo per tutti. Non so come faranno i tedeschi a sopportare l’idea di aver distrutto l’Europa per la terza volta in un secolo, ma evidentemente siamo un continente che non impara dai propri errori.

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Pubblicato il 9 maggio 2011, in Fatti nostri con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. leggo il tuo blog e lo apprezzo tuttavia in questo pezzo sono presenti numerose imprecisioni ed errori grossolani. se si scinde la componente economica dai ragionamenti politici – che sono legittimi ma che nel funzionamento dei mercati lasciano il tempo che trovano – si scopre che la funzione delle agenzie di rating è si quella di dare giudizi sull’affidabilità e la solvibilità di aziende e stati sovrani, ma solo perchè in base ad aspettative razionali il mercato ha attribiuto questo compito. se l’europa facesse una propria agenzia di rating il sospetto che questa abbia un occhio di riguardo per i debiti europei la renderebbe poco credibile, e i mercati continuerebbero a stabilire tassi di interesse in linea con aspettative diverse. il problema greco sta nel chiedere e nel minacciare improbabili uscite dall’euro per ottenere sconti sul tasso di interesse da pagare e un dilazionamento nei tempi, gioco che favorisce politicamente parigi e berlino, che così mostrano ai propri elettori che la grecia paga, ma in realtà è l’estremo e disperato tentativo di ottenere per le loro banche coinvolte almeno una parte di quanto investito (in termini tecnici questo ritocco del tasso di interesse si chiama haircut). poi i giudizi politici sull’equità di questi comportamenti non competono agli investitori ma i politici: i primi tendono a massimizzare il profitto, i secondi a perpetuare il potere.

    • No, l’idea che la razionalità esista in economia è una idea intrinsecamente sbagliata, come gli ultimi anni di crisi hanno ben dimostrato. Esiste l’ingordigia.

      Uno dei parametri sulla solvibilità del paese è lo spread sui CDS, ora mi vuoi dire che è un mercato razionale, onesto e regolamentato quello?

      I giudizi delle agenzie di rating sono spesso stati fatti con una estrema superficialità, se non proprio con connivenza, e l’idea che i meccanismi di base della UME non prevedano una agenzia di rating sovranazionale è proprio priva di senso, perché ti esponi al bullo venuto da Oltreoceano di turno.

      La stessa BCE ha (aveva) dei vincoli nel garantire obbligazioni con un rating almeno minimo (mi sbaglio? ricordo così ma potrei confondermi).

      E’ un errore quello di pensare che la politica non possa dominare l’economia: se i governi avessero detto che il parere di quelle agenzie non contava più niente, non sarebbe contato quasi più niente.

      Sul salvataggio della Grecia, ho scritto anche in passato e ripetuto pure in questa occasione che è stato un salvataggio delle banche che hanno comprato titoli greci, più che del paese, fosse solo il tasso di interesse a cui vengono prestati i soldi, che dà un margine di guadagno agli stati europei, privo di ogni decenza morale e salubrità politica.

      Il punto è che la Grecia non ha nessuna altra possibilità razionale che ristrutturare il debito, tagliando i tassi di interessi che paga: ma questo richiederebbe una capacità della politica di pensarsi al di sopra e non al servizio della grande finanza.

  2. d’accordissimo sul fatto che manca razionalità, ma ci sono aspettative razionali. ossia, secondo le regole descritte nelle teorie dei giochi, gli operatori economici cercano di prevedere quello che sarà il futuro per aggiustare le loro azioni. non conoscendo il futuro c’è sempre un margine di errore, e parlare a cose fatte è piuttosto ovvio. ti ripeto, gli stati possono creare tutte le agenzie che vogliono, e non ti contesto che quelle esistenti siano conniventi o poco affidabili. il punto è che il mercato, ossia gli operatori privati in questo caso, prendono per buoni i loro giudizi e su di essi ci si basa per definire tassi di interesse. i cds non fanno altro che riflettere la precezione del rischio che il mercato ha di quei titoli. per cui hai pienamente ragione nel dire che un haircut del debito greco è l’unica soluzione praticabile, posto che l’uscita dall’euro è (economicamente – non politicamente) impraticabile. ma dare giudizi di valore non è compito della teoria economica, quello è un compito della filosofia e della politica, e se vogliamo giudicare sulla base di questi parametri, il discorso non solo è del tutto diverso, ma soprattutto soggettivo. comunque, anche se credo che già lo conosca, ti suggerisco phastidio.net per approfondimenti. io stesso non ne condivido l’ideologia liberista, ma l’analisi economica è impareggiabilmente accurata.

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