Ritrovando quasi per caso un pezzo di sè

Molti anni fa, mi capitò di vedere la foto di un commilitone di mio padre: c’era questo signore, calabresotto alquanto, che sorrideva tutto impettito il giorno della Comunione della figlia. La foto giunse all’indirizzo di mia nonna, insieme ad una busta con una breve lettera scritta con una macchina da scrivere, con un certo numero di errori di grammatica. Mio padre teneva molto (e credo abbia tutt’ora) a questa foto. A me sembrava invece una cosa strana, quel signore nella foto non aveva niente in comune con mio padre, tantomeno la Calabria poteva entrarci qualcosa: capivo che si erano conosciuti da giovani, ma non riuscivo ad attribuire a questa cosa il significato che mio padre gli dava.

Pochi giorni fa, ho nuovamente rivisto i miei ex colleghi del lavoro precedente all’attuale.

Eravamo un gruppo di consulenti che mandavano avanti il centro elaborazione dati di un organo costituzionale dello Stato. Seppur entrati in tempi diversi, seppur molto diversi, il fatto di fare lega contro quegli imbecilli (se non persone in mala fede) che erano dipendenti interni, creò un legame significativo.

Così appunto ogni tanto ci rivediamo, questa è la seconda volta in poco più di anno. La prima, beh la prima io ero a quel tempo l’unico che non lavorasse più lì, per cui rivederli tutti insieme mi causò anche un groppo in gola. Alcuni di loro sono diventati miei amici (ed uno saprebbe pure l’indirizzo di questo blog, solo che è troppo disgraziato per leggerlo) ma mi trovo bene con tutto il gruppo, una condizione più unica che rara per me.

C’è stata appunto una nuova rimpatriata, e questa volta ho proprio notato un felice e sereno ritrovarsi insieme, scambiarsi le foto dei figli nati e di quelli nascituri: è stato un nuovo bagno di emozioni positive. Per quanto siano forti le nostre differenze, per quanto le nostre vite vadano divergendo come è anche normale che sia, c’è stato qualcosa che abbiamo condiviso insieme, senza nemmeno sapere che lo stavamo condividendo, senza manco avere il tempo di pensarci che ogni giorno c’era una catastrofe da evitare, e questo qualcosa è uno scrigno che ogni tanto riapriamo tutti insieme.

Spesso si dice che un gay, in una compagnia di eterosessuali, può sentirsi poco a suo agio, io invece mi sono trovato bene, felice di sentirli parlare di mogli e figli.

Mentre me ne tornavo a casa, mi è così tornata alla mente quella foto di quello sconosciuto signore di Calabria e figlia, che credo di aver visto diversi lustri fa, e improvvisamente ho trovato dentro di me una spiegazione.

Ed è stato bellissimo e commovente.

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Pubblicato il 13 maggio 2011 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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