Parigi, piccoli appunti

Non era e non doveva essere il mio viaggio a Parigi, bensì un regalo per mia madre, quindi non penso di essere stato particolarmente attento, visto che tutto ruotava intorno sia ai suoi desideri che ai suoi limiti anche fisici.

Ad un certo punto del rapporto figlio-genitore i ruoli si invertono, e in questi giorni io ho fatto il genitore che porta il figlio in giro, ed è stato impegnativo seppure molto bello.

Museo del Louvre. Boh, dicono che è bello. La parte egizia è molto modesta (British Museum e MET di New York), quella greca e generalmente classica abbastanza stringata (a parte la Nike di Samotracia e la Venere di Milo[s]) ma lo scarso metro lineare di “fregi del Partenone” fa molto museo di provincia. Non abbiamo visto la parte araba, Iran e Mesopotamia. La parte più bella è la lunghissima galleria sui quadri italiani, con la stanza laterale per la Gioconda, poi abbiamo saltato tutti i quadri fiamminghi e francesi, però sembra molto un museo di quadri che prova ad allargarsi, senza l’approccio centrato sulle varie civiltà tipico del British. Prezzo basso (10 euro) per un museo europeo.

Reggia di Versailles. No, non ci siamo proprio. La bolgia nelle sale aperte al pubblico non è ammissibile considerato il costo del biglietto d’ingresso (15 euro) e il fatto che non ci siano percorsi alternativi, con tutte le ennemila stanze disponibili forse si potrebbe vedere anche qualcos’altro e invece tutti pigiati a vedere la stanza da letto del Re e della Regina in una calca da concerto rock. Poi se vuoi vedere i giardini altro biglietto, e se vuoi il Trianon altro biglietto, e il trenino per spostarti altro biglietto, ao’ ma che devo finanziare io tutto il settore della cultura francese? Inoltre con dei servizi molto modesti, dall’ingresso che ha una fila di qualche centinaio di metri sotto il sole (o la pioggia, nel caso) senza manco uno straccio di passerella, ai servizi igienici propriamente detti alquanto schifosi. Reggia di Caserta forever.

Trasporti pubblici. Ai punti, battono quelli di Londra. Per la grandezza dei tunnel della metropolitana (anche se ho visto poche linee) e per le pensiline di attesa degli autobus, con indicate tutte le linee che passano, i percorsi, le frequenze, i tempi di attesa, la mappa dettaglia della zona, e in ultimo sugli autobus stessi con tanto di led che indicano la fermata corrente e la successiva sul percorso prestampato.

Vie. Tutto questo reso possibile anche dalle vie di Parigi, ampie e spesso amplissime, risultato di una forte pianificazione centrale.

Torre Eiffel. Diciamo che siete lì, e andate a vederla, fino al terzo piano. Due ore di fila se vi va bene, e no non è che acquistando il biglietto in anticipo risolviate molto.

Parigini. Sì, sono di una scontrosità assoluta. Parlano poco, male e con scarsa passione l’inglese, anche al centro centro, e tipicamente se gli fai una domanda e ti rispondono (cosa che non è detta) stai pur certo che non gli potrai fare un’altra domanda, passeranno ad altro. Roba da dargli uno toc-toc sulla capa e chiedere se c’è qualcuno lì dentro. In tutti questi giorni si salva uno – uno – autista di autobus. Lisbona dove sei.

Marais. Visto di sfuggita, ma difficilmente spiegabile. Diciamo che se ci portate un amico etero, probabilmente un po’ si converte, credo ci sia qualcosa nell’aria.

Shopping. Mai visto un lusso così sfrenato, le Gallerie LaFayette battono Harrod’s a tavolino, per tacere di Printemps e dintorni.

Barboni. Tanti, tantissimi, e lasciati in una evidente indifferenza generale. Sembra che i parigini pensino a chi vive in quelle condizioni come a chi fa una scelta di vita legittima, costruendoci una sovra-struttura fisolofeggiante che non c’entra niente con le reali condizioni di queste povere persone.

Il Francese. Una lingua di un grande fascino, se anche i pazzi che vanno in giro parlando da soli e discutendo animatamente con se stessi sembra stiano filosofeggiando.

Un po’ mi pare che Parigi non riesca ad essere il centro della modernità europea, come invece fa Londra in modo assai più naturale, anche se i francesi combatto

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Pubblicato il 5 giugno 2011, in viaggi con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 8 commenti.

  1. Allonsenfantesdelapatrie… Bentornato :-)

  2. su certe cose mi trovi d’accordo, su altre meno, ma avremo modo di parlarne. bentornato.

  3. Louvre: vero. Tolte le opere che ci hanno rubato, possono chiudere il museo domani mattina.

    Trasporti pubblici: non sono mai stato a Londra (terribile, lo so…) ma se dici che Parigi è meglio, allora siamo a posto… Venendo da Tokyo, la metro di Parigi mi è sembrata una cosa preistorica, incivile quasi.

    Torre eiffel. Un ammasso di ferraglia arrugginita, a mio avviso. I francesi sono tanto bravi a vendersi quanto noi a sminuirci, questo è certo!

    • Louvre: la Gioconda non ce l’hanno rubata, anzi fu un italiano a rubarla per riportarla in Italia :D Quanto a cose rubate, il British dovrebbe proprio chiudere…

      Trasporti pubblici: incivile è un po’ forte. Le cose brutte della metro di Parigi sono la scarsa accessibilità per persone con difficoltà motorie e i percorsi piuttosto lunghi, tu ci hai visto dell’altro?

      Torre Eiffel: la torre è bellissima :P ma è vero che come sono bravi a vendersi i francesi…

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