Proprio duro

E’ un uomo che viene da una famiglia ricca. Dalla casa in cui abita, in un lussuoso condominio di una zona di pregio, con un appartamento dei nonni che rimane sfitto ed usa come garconniere quando è nella capitale, alle vacanze che si concede, al lavoro da figlio di papà; tutto indica in lui il perfetto esemplare di “gay di Roma Nord”.

Non è in grado di liberarsi di questi simboli del suo status; come mi accorgo mentre, in un intreccio di corpi, vedo che il suo orologio d’oro è ancora al suo polso, status symbol che, tenuto lì sprezzante delle intensità che si liberano in un congresso di gruppo, vuole indicare la sua inavvicinabilità, noi non lo possiamo sporcare.

Tutto di lui lascia intendere questo desiderio di volersi rendere elusivo, dal linguaggio del corpo a quello della parola, di chi sa che per censo è destinato a comandare; di chi ti può dire dove è l’acqua, ma non di chi pensa di doverti chiedere se la vuoi, tantomeno di alzarsi per prendertela.

E’ anche per questo, per il suo essere sempre quello che ha che, dopo che ci siamo salutati, mi ha cercato: nonostante i ripetuti piaceri che tutti ci siamo concessi in questo pomeriggio, non può non pensare che ci sia ancora qualcosa che vuole da me, in un incontro a due, dove meglio essere l’alfa e l’omega; non riesce a pensare che forse ci sono cose che non si possono avere, non riesce ad inserire nella sua visione del mondo il fatto che qualcuno possa dirgli di no. E’ quasi stupefatto, non riesce a farsene una ragione, anzi nemmeno si offre, nemmeno propone, semplicemente chiede, quasi constata.

Mi diverto a giocare con lui, il gatto con il topo, lasciandogli credere di essere il gatto, giusto mettendolo in una condizione di attesa, bene in tiro, pronto all’uso, un po’ spasimante, aspettando che i suoi dubbi lo assalgano.

E’ duro campo di battaglia il letto.

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Pubblicato il 24 luglio 2011, in Fatti miei con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. hei io sono un perfetto esemplare di Roma nord!
    ok, non perfetto.
    esemplare? lasciam perdere.
    comunque non ho un orologio d’oro. quindi non ero io!

  2. che ritratto incisivo e realistico! c’è una razza simile anche a Milano, solo che qui più che l’orologio d’oro è status symbol il capo costosissimo all’ultima moda. L’atteggiamento invece è davvero il medesimo.

  1. Pingback: Giusto un anno fa « Uguali Amori

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