Ci siamo quasi

La crisi non è ancora cominciata, stiamo ancora agli antipasti: la crisi ci sarà quando le aziende decotte dovranno essere salvate dagli stati che non avranno i soldi per farlo, e a quel punto bisognerà scegliere se pagare il debito pubblico oppure dare da mangiare alle persone.

In caso di dubbi, ci saranno i cadaveri per strada, e a quel punto sarà crisi.

Pongo la premessa perché non è che sia contento di averci preso su tutto negli ultimi anni, ma perché sentivo e sento che i guai ancora non sono cominciati. Certo, ora le cose sono peggiori di tre anni fa perché la montagna di debiti che sono stati fatti per aiutare il settore finanziario non ha avuto alcun effetto di stabilizzazione di lungo termine, le storture sono rimaste tutte lì (il caso più celebre è quello di Goldman Sachs, che fa sia da consulente di alcuni governi europei nella gestione di questa crisi del debito sovrano, sia scrive un rapporto per i suoi clienti più danarosi in cui dice che per salvare le banche europee dalla suddetta crisi ci vorranno 1000 miliardi di euro, che nessuno ha: quello che dicevo appunto in inizio di post, e vorrei fare un appello ai governi europei: IO COSTO MENO DI GOLDMAN SACHS E PER DIRVI CHE LA MERDA PUZZA POSSO PURE FARLO GRATIS)

 

C’è un pezzo della crisi che non viene raccontato, ed è la distruzione di una intera fascia generazionale, di persone tra i venti e i quarant’anni, anche con un buon titolo di studio, che si adattano a fare i lavori più approssimativi e precari, pur di racimolare qualcosa. Quelli con cui ho parlato – e ormai sono una teoria infinita, quasi ogni persona che conosco fuori dal contesto lavorativo non ha un lavoro – sono tutti rassegnati, non vedo propositi bellicosi, ma la distanza dalla rassegnazione alla furia è breve. Mi sa che questo non è ancora ben chiaro nelle attuali classi dirigenti europee.

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Pubblicato il 5 settembre 2011, in Fatti nostri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 9 commenti.

  1. Dei miei amici in Veneto non ne conosco uno che non abbia un lavoro a tempo indeterminato o che non sia sistemato. Il nordest sembra a posto, almeno nella mia esperienza (Treviso-Venezia-Padova-Vicenza-Verona). Boh.

    • Il nordest non è affatto l’Italia; Roma invece sta collassando e nessuno ne parla.

      • Mah, in Emilia non e’ che sian rose e viole, io ho perso il 75% di fatturato e forza lavoro negli ultimi due anni, ma mio nipote, senza spinte, raccomandazioni o altro appena laureato in ingegneria dei materiali quinquennale ha trovato impiego fisso.

        A.

  2. La situazione non è generalizzabile a livello nazionale. Anche dalle mie parti (Toscana) la situazione regge abbastanza bene. Segni di impoverimento e declino ci sono, ma si continua tuttora ad assorbire lavoratori immigrati, sia italiani del sud (anche nel settore pubblico o parapubblico) che stranieri.
    Per quanto riguarda Roma penso che, finita da tempo l’epoca delle assunzioni oceaniche nella pubblica amministrazione (con tutto l’indotto che questo comportava), il tessuto economico e sociale della città ha dimostrato di avere più o meno tutte le debolezze ed i difetti del resto del meridione. Mi sbaglio?
    Saluti
    Filopaolo

    • Ti suggerisco di fare una prova: vai in una discoteca (spiaggia, cinema, dove sia che trovi persone giovane) fermane dieci e chiedi loro che lavoro fanno. La disoccupazione giovanile in Italia ha superato il 30% in molte zone.

      La situazione di Roma non è legata alla pubblica amministrazione e alle sue assunzioni oceaniche (che causano un fenomeno di aumento della popolazione, perché il concorso per l’assunzione è nazionale e chi vince si trasferisce in una P.A. centrale, nel caso, non è che ci sono concorsi riservati ai romani), è legato al disfacimento complessivo del sistema economico e all’infiltrazione camorristica che sta significativamente aggredendo la città.

  3. Ho l’impressione che a Milano e nella Brianza la situazione non sia molto diversa da Roma. Affitti alle stelle, salari al palo, precarietà diffusa. Forse, se no, la destra non la cacciavano dopo 17 anni.

  4. Secondo il Rapporto annuale, giugno 2011 di Bankitalia (http://snipr.com/xcv52) la situazione laziale parrebbe meno tragica di come la descrivi tu.

  5. Temo che,a quella persona, servirà a poco mentre renderebbe più argomentati i tuoi post.

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