Speechless

Ogni volta che torno da Londra (o forse ogni volta che torno) la Bolla dura di più.

La Bolla è quello stato in cui ti sembra di essere ancora da un’altra parte, ma sei invece tornato.

La Bolla è fatta di tante discrasie e di tanti iati. L’etica pubblica e la legge del più forte. Il rispetto del cliente e l’idea di fregare il gonzo. Il senso della comunità e la giungla. L’aeroporto di Stansed e l’aeroporto di Ciampino. Il pagare con la carta di credito e il qui si accettano solo contanti. L’innovazione per costruire cose nuove e il tenersi buoni tutti. L’essere gay e l’essere frocio. Le librerie che vendono tutto e quelle che vendono Camilleri. I negozi di DVD in inglese e quelli con i DVD dei più bravi doppiatori del mondo.

Non mi racconto un’Inghilterra che non esiste, ma quella piena di odio di classe. Questa volta mi sono messo quasi d’impegno per farne una lettura critica.

Però il ragazzo vicino a me manda un messaggio con il suo cellulare: “Non voglio più tornare in Italia”. Mi pare che abbiamo già tanto in comune, e starei per attaccare bottone solo per cercare un altro sano camuffato da pazzo.

Torno e vedo il tassista che urla e dice parolacce, quello che ha già fregato l’ignaro turista, i bagagli che arrivano con comodo, il traffico irrazionale, la ricevuta che manca, il giornale che racconta le solite truffe piccole e grandi, a tutti i livelli, la penosità del dibattito pubblico, l’ignoranza e la grettezza.

Allora la Bolla piano piano svanisce, comincia a farsi più tenue: si dissolve  a contatto con l’aria, perché è qualcosa nell’aria qui in Italia, qualcosa che all’inizio senti e respiri, come quando dopo un mese di montagna tornassi nello smog di città.

Al ritorno ti sembra tutto strano e tutto diverso, perché la Bolla ti protegge. Poi piano piano svanisce. E ne ho paura.

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Pubblicato il 5 ottobre 2011, in Fatti miei con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 5 commenti.

  1. Credo che sia un problema copernicano. Quando viaggiamo sperimentiamo una realtà differente e poi torniamo a quella abituale. Ma le due (e più) realtà continuano ad esistere indipendentemente da noi – siamo solo noi a dover decidere in quale stare.

  2. Tre commenti in uno:
    1) Io (ma non solo io, in generale una buona fetta degli emigranti del nord Italia che conosco) evito come la peste di passare per Roma quando torno in Italia. C’e’ un motivo.

    2) Se cambi Londra con Treviso sembra un post scritto da un leghista. lol. Trasferisciti a Verona! :D

    3) Secondo me provi queste sensazioni perche’ vivi a Roma e viaggi a Londra. Se valesse il viceversa, non credi che ti ritroveresti a scrivere un post sul calore di una citta’ mediterranea vs la freddezza del nord vichingo? O sulla complessita’ infinita e barocca di Caput Mundi vs il semplicismo tuttobianco/tuttonero (un po’ shallow, diciamolo) dei britannici? O sulla nostro modo di vivere creativo vs la loro prevedibilita’ squadrata… etc?

    • 1) La situazione sociale di Roma è significativamente peggiorata negli ultimi anni, ormai è tutto un “facciamo come ci pare”: mi domando quale nazione moderna possa accettare un tale peggioramento della propria capitale, che finisce poi con l’infettare l’intero paese;

      2) In effetti solo un leghista potrebbe pensare di sostituire Londra con Treviso :D

      3) Ovviamente non posso rispondere alla domanda “se fossi diverso da come sono, come penserei alle cose che penso?”. Però posso dire che: a) il fatto di essere italiano e casomai vivere in un altro paese sarebbe una ricchezza, non una sconfitta, perché certi strumenti culturali e atteggiamenti rimarrebbero comunque miei (penso alla flessibilità italiana nel trovare soluzioni geniali a problemi improvvisi); b) che comunque se fossi a Londra, in quanto gay, sarei molto tutelato dalla legge: oggi al lavoro un collega parlando al telefono di una terza persona l’ha definito come un “frocio” per dire uno smidollato incapace ed ignavo, buono a nulla. Io ho fatto una faccia schifata e prossima ad un conato di vomito, mentre un gay inglese può sposarsi e “addirittura” adottare figli (“addirittura” è per adottare il punto di vista di un progressista italiano medio), quindi la simmetria dello scambio non c’è proprio.

      • Di che ti stupisci, Roma e’ la citta’ di “Forza Gnocca”! LOL!!!!

        (cmq credo sia piu’ una questione di slang… al nord non si direbbe mai del “cula” a qualcuno per dargli dello smidollato. Forse e’ la parola frocio che riconduce alla cosa, credo. Ma in Italia mi par di capire che piu’ vai a sud e piu’ l’ommo e’ macho – e piu’ e’ macho, piu’ e’ omofobo).

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