Censimento 2011

Complimentoni.

Di tutte le domande del Censimento 2011, l’unica la cui risposta non è già nota allo Stato Italiano è quella in cui si chiede a che ora si esce da casa per andare al lavoro, e quanto ci si mette per arrivare.

Tutte le altre sono già note e risapute: composizione del nucleo familiare (stato di famiglia e residenza), titolo di studio (banche dati scuola ed università), lavoro svolto (contributi previdenziali e dichiarazioni dei redditi), dimensioni e stanze della casa (catasto), cittadinanza propria e dei genitori (anagrafe comunale).

Ovviamente, queste banche dati possono essere non corrette, ma dubito che un evasore fiscale si senta di dire la verità quando c’è il Censimento (the mighty Census, indeed), visto che non rischia niente e sicuramente meno di quel già poco che rischia pagando le tasse; e dubito pure che i questionari del Censimento raggiungano le case abusive nei quartieri più difficili di molte città italiane. Così, a naso, eh.

In questo mighty Census mancano domande significative ma più scomode come programmi per l’istruzione dei figli (li farai studiare?), lingue conosciute, spese mediche e per la casa, finanziamenti e rimborsi, insomma niente che possa disturbare minimamente il manovratore, tanto la crisi non c’è.

Quindi, lo Stato Italiano ha deciso di spendere 590.000.000 (cinquecentonovantamilioni) di euro per sapere che io esco da casa tra le otto e le otto e mezza, e ci metto un’ora per arrivare al lavoro.

E’ vero che all’Istat dovrebbero trovarsi un lavoro? E’ vero.

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Pubblicato il 9 ottobre 2011, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. ebbene sì!!!!!!!!! ogni 10 anni ritornano…

  2. Anche in Australia l’hanno appena fatto. Stesse domande assurde.
    Il censimento pero’ ha il suo perche’ statistico, se ci pensi bene. Primo per incrociare i dati e vedere quando le altre banche dati siano affidabili. Secondo perche’ non viene fatto solo per i cittadini ma viene fatto “casa per casa”, contando quindi anche gli immigrati che magari non sono iscritti al comune, non hanno il certificato di nascita italiano, ecc. ecc.

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