Questa gente è la mia gente

Diciamo che passo dei momenti in cui sono sull’orlo di una crisi di pianto. Perché l’arrabbiatura è infinita.

Il corteo è fallito dopo la prima mezzora, quando ci siamo fermati perché questi putridi figli di puttana dei blac bloc avevano cominciato le danze.

Io li ho visti, improvvisamente te li trovi vicini, chiaramente diversi da tutti gli altri. Vestiti pronti per colpire, con il casco in mano o proprio indossato, vestiti di nero per riconoscersi tra loro, silenziosi e menefreghisti del corteo che per loro è solo il mezzo per nascondersi. Ti fanno paura, innanzitutto, e da una parte vorresti dargli qualche sonora sberla, ma uno contro dieci non è cosa da fare. Poi vanno, colpiscono, e tornano nella folla.

Stuprando e violando le speranze di tutti quei ragazzi per bene, cielo quanti ragazzi c’erano oggi per strada!

Ecco, se non mi viene una crisi di pianto è solo perché ripenso a quelle facce, belle, allegre, pulite, di chi vuole riprendersi il proprio futuro.

Mercoledì scorso, volevamo andare con G. a vedere un film al Palazzo delle Esposizioni. Non è stato possibile, perché siccome c’era il convegno in Banca d’Italia sui 150 anni dell’Unità d’Italia, e siccome c’era un gruppo di ragazzi che protestavano, il potere se l’è fatta addosso, ha transennato Via Nazionale con due file di camionette e ha bloccato la zona.

La cosa che dovrebbe essere più ecumenica di tutte, la Nazione e la sua storia verso e dall’Unità, era diventata il modo per dividere.

Quanto alle reazioni dei manifestanti, uno di loro ha messo un foglietto di carta sulla camionetta della polizia: “ma guarda come hai parcheggiato!”

Ecco, sono questi i ragazzi a cui io voglio bene. E a cui tutti vogliamo bene. Ragazzi la cui protesta è un foglietto di carta sulla camionetta della polizia.

Quando abbiamo visto questa protesta, ci siamo detti: in fondo, l’avevamo previsto da anni.

Senza gioia, senza orgoglio, solo come osservazione dei fatti. Perché sono anni che mi sono maturato nei miei convincimenti che questo sistema non funziona e non potrà continuare così, anzi casomai mi sono stupito di quanto abbia retto.

E non mi sento un profeta, in me c’è solo la rabbia che tutto questo pensiero per quanto previdente sia stato poi inutile. Oggi c’è mancato poco che ci scappasse il morto, e allora tutto questo detto in tutto questo tempo, tutte queste analisi, tutto questo parlare di debito pubblico, è servito a qualcosa?

Oggi non potevo non esserci. Ieri ho dovuto sentire l’analisi della situazione da parte del parrucchiere, per cui ovviamente la colpa è dei politici che rubano, non certo di quelli – come lui – che si scordano di fare la ricevuta fiscale.

Ecco, oggi avevo bisogno di stare a casa mia, in mezzo alla mia gente, a vedere le stesse facce di quei miei studenti universitari di qualche anno fa, quando dicevo loro che potevano solo studiare per il meglio o andarsene da questo paese; perché questa è la mia gente, ed è la parte d’Italia con cui voglio stare.

Boh, potrei dire altre cose, perché altri pensieri ed altre teorizzazioni mi sono venute in mente proprio in questi giorni, però credo che ora sarebbe un discorso incongruente, sono sopraffatto dalle emozioni, e non sono tutte positive.

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Pubblicato il 15 ottobre 2011, in Fatti miei, Fatti nostri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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