Operetta (im)morale

Questa è una piccola storia, fatta di buoni propositi, piccoli arroganti e inutili speranze.

E’ la storia di un’azienda di informatica che decide di aprire una sede nel Sud Italia; non per motivi ideologici e di solidarietà, ma perché quella sede verrà pagata da fondi che richiedono che la sede stessa venga aperta in una zona svantaggiata.

Allora si prendono contatti, anzi si sfruttano contatti, con un sindaco di una città del Sud, una piccola città piagata dalla disoccupazione, dove la più grande industria ha appena chiuso. Si propone al sindaco di aprire una sede lì, perché in fondo lo si conosce e si hanno delle commesse con lui; e gli si chiede di venirci incontro.

Lo svantaggio di aprire una sede in una zona così oscura, che tutto è tranne un luogo che faccia pensare alla tecnologia e all’innovazione, può essere recuperato dal canone di affitto, che ci aspettiamo quasi gratuito, visto che portiamo occupazione, sia immediata e diretta, sia potenziale perché potrebbe nascere un polo d’attrazione.

E il sindaco è contento, poi però si fa due conti. E allora comincia a chiedere: vuole che assumiamo gente sua, gente fidata, e non solo per fare il guardiano o stare alla reception. Ennò, il signor sindaco si convince di vivere nel più bel posto del mondo, di stare al centro della Silicon Valley, e quindi vuole che un terzo di quelli assunti siano amici suoi, gente fidata. E’ il privilegio di averlo come dirimpettaio.

Che ti viene voglia di spiegare, al signor sindaco, che gli stiamo a fare un favore enorme già così? Che ci aspetteremmo il tappeto rosso il giorno dell’inaugurazione, altro che un tono presupponente? Un terzo di assunti amici suoi? L’enclave etnica, praticamente.

Così, soprassediamo. Andremo da un’altra parte.

Così, quella città devastata rimarrà senza un’occasione di lavoro, senza una azienda che avrebbe portato soldi e posti di lavoro, posti veri, e posti di indotto, e forse chissà, domani un parco tecnologico.

Così i cittadini e i giovani rimarranno senza un’occasione, e dovranno spostarsi pure loro. E quelli che rimarranno, in una città più povera, si aggrapperanno ancora di più ad un sindaco imbecille, piccolo notabile di provincia, perché se si è più poveri si ha più bisogno, e si vota più favorevolmente chi promette qualcosa, poco e subito.

E, sopratutto, manco verranno mai a sapere tutto questo, e si domanderanno angosciati perché al Sud non c’è lavoro, e perché le aziende non investono. Senza pretese, questa storia è una piccola risposta.

Caro sindaco, io e lei non ci conosceremo mai – per mia fortuna – però ho visto le sue foto: c’ha proprio una faccia da testa di cazzo.

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Pubblicato il 17 ottobre 2011, in Fatti nostri con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. In realta’ io credo che la popolazione andrebbe avvertita… non esiste un modo?
    (chiami Striscia, le Iene? lol)

    • Non ci sono certo le prove provate, mica abbiamo una mail del sindaco in cui ci chiede un terzo delle assunzioni. Né, francamente, sarebbe stata una sede talmente bella che io ci sia rimasto male e ci voglia tornare; quello che mi fa schifo è la crassa ignoranza.

  2. non conosco i dettagli naturalmente, ma noi per accedere ai fondi del progetto di cui sai, abbiamo stipulato un contratto in cui ci impegnamo a costituire un corso post-laurea, e ad assumere un numero piuttosto alto di persone (30 solo noi, e siamo solo uno dei tre partner di progetto); per dire, che non so se il sindaco ignorante abbia il potere di imporre tali scelte, ma i fondi comunitari funzionano piu’ o meno così (ricordi nostra-ex-grande-azienda-finti-computer-al-sud?), altrimenti l’indotto rimane quello delle pizzerie e delle tavole calde… :)

    • Il punto non è se uno debba fare quelle cose che dici tu (e che fanno tutti quelli che accedono a certe tipologie di fondi), ma che il sindaco, invece di ringraziare perché uno ha pensato alla sua cittadina per la sede – che comunque porta ricchezza ed indotto – cominci a chiedere sempre di più, convinto di essere in Silicon Valley. Rovinando così il suo territorio.

      Ma, in fondo, che gli frega? Se assumiamo la gente che vuole lui, aumenta le sue clientele e quindi aumenta le possibilità di rielezione; se fa crescere il territorio in modo salubre, ammesso che ne sia capace, ci vogliono venti anni prima di vederne i frutti.

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