Oggi il cellulare, domani il pane

Se non siete romani potreste non averlo saputo: oggi ha aperto un grande negozio di elettronica, e dalla ressa e dalla folla e dalle auto che si sono accalcate, un pezzo significativo di Roma è andato in tilt.

Premesso che questo negozio si è fatto pubblicità anche a 50 km di distanza dalla sede; che c’erano delle cose con sconti sul 30% ed anche oltre rispetto al prezzo di listino; che c’era ben scritto che c’erano pochi pezzi per ogni prodotto in offerta; il risultato comunque è stato che s’è bloccato un pezzo di Roma che va da Ponte Milvio fino al Raccordo, con gente che non è riuscita ad andare al lavoro, polizia e carabinieri a gestire la ressa, urli, risse, vetrine infrante e così via.

Sarebbe interessante, giusto come commento di passaggio, chiedere al Signor Sindaco se anche l’apertura di un negozio è un evento eccezionale; e chi sia stato quel genio che non ha imposto al negozio stesso di aprire di Sabato e non di Giovedì.

Vorrei invece sottolineare un punto, che mi sa che è un po’ sfuggito nei commenti che ho letto finora: non è che questo trambusto è avvenuto malgrado la crisi, e quindi la crisi non c’è. Questo assalto è avvenuto proprio perché la crisi c’è ed è forte, e sta ingenerando un senso di frustrazione estremo, di cui questa corsa a comprare il cellulare a 450 euro invece che 600 è un tentativo di compensazione.

Se siamo cresciuti in un sistema consumistico in cui ci raccontano che la nostra personalità, che è unica, è invece ben rappresentata da un certo prodotto di massa, che siano le scarpe, l’automobile o il cellulare, perché i prodotti in questione come tutti gli altri hanno una personalità, ecco che quando questi prodotti cominciano ad essere meno raggiungibili, a qualcuno può venire un senso di panico, perché si sente lui stesso meno raggiungibile.

Oggi la frustrazione si manifesta così, con la fila per il cellulare; tra un po’ diventerà disperazione – che la crisi non è ancora cominciata – e ci saranno le rivolte per il pane.

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Pubblicato il 27 ottobre 2011, in Fatti nostri con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Sottoscrivo 1!

  2. Domani il pane. Ne parlavo ieri con un amico (non romano) esattamente in questi stessi termini.

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