Verso il disastro europeo

(Copioincollo un articolo scritto da Carlo de Benedetti per il Sole24Ore sulla attuale situazione economica; lo faccio perché così mi risparmio di scrivere cose che potrei dire anche io, e che peraltro ho detto, giusto però evidenziando in grassetto qualche passaggio che reputo significativo, e che lo è ancora di più se si considera che tutto questo viene scritto sul giornale della Confindustria)

(L’idea di De Benedetti è quella di un piano di consolidamento del debito pubblico tramite l’emissione di moneta da parte della BCE, ed è abbastanza difficile dargli torto)

(Comunque, io sono ben più pessimista di De Benedetti, penso che l’unico modo possibile per mantenere gli impegni assunti all’ultimo vertice europeo sia una virata sostanzialmente autoritaria in mezza Europa, che comunque non ce la farà a seguire quel piano delirante escogitato dalla splendiderrima coppia Sarkozy-Merkel, che se uno li mette vicino per confronto a Mitterrand-Kohl gli viene da piangere)

(PS: Ingegnè, se je serve qualcuno pe’ scrive gli articoli sul Sole 24 Ore, guardi che io costo poco, scrivo le stesse cose aggratisse sul blog).

Anche l’ennesimo cannone ha sparato a salve. Il D-day è passato e ormai possiamo dire che l’operazione di liquidità a tre anni effettuata dalla Bce è passata senza alcun effetto sui mercati. Le Borse sono sempre lì, gli spread sono sempre più in tensione, il cambio euro/dollaro è fermo, l’oro è fermo: in sostanza un non event.

L’offerta dell’istituto di Francoforte, 489 miliardi, è stata del resto ripartita in ben 523 istituti, quindi nella media 1 miliardo a banca. Questo era il cannone. Inevitabile che il suo effetto fosse deludente. Tanto più che l’afflusso massiccio delle banche che si sono messe in coda ha contribuito ad evidenziare una volta di più ai mercati la gravità dei problemi del settore bancario.

Non è così che si uscirà da questa crisi di fiducia. Serve ben altro. Serve invertire totalmente l’approccio. Sono sempre più convinto che le misure di austerità che, su impulso tedesco, vengono adottate in Europa per fronteggiare la crisi dei debiti sovrani siano sbagliate.

C’è una autolesionistica tendenza all’avvitamento in una spirale di bassa crescita che rischia di portare guai seri all’euro e all’Europa. Il fantasma di Rudolph Havenstein, il governatore che aveva guidato la Reichsbank fino al 1923 negli anni dell’iperinflazione, aleggia ancora in Europa.

E i tedeschi proprio non riescono a liberarsene. Già all’inizio degli anni 30 il ricordo di quegli anni li indusse a non svalutare, come fecero altri paesi europei, aprendo la strada al nazismo. Lo scorso 18 Novembre Dylan Grice, analista di Société Générale, ha sostenuto questa tesi nel paper dal titolo ‘’Exorcising von Havenstein’s ghost”. Una tesi interessante. Che fa capire molto della intransigenza della Germania verso una politica monetaria più accomodante.

Sono similitudini inquietanti. Non c’è un nuovo Hitler alle porte d’Europa. Ma l’avvitamento nella recessione è un’ipotesi più che probabile. Per l’Italia è possibile che l’anno che si apre possa portare a una decrescita fino al 3%. La manovra di Monti è credibile, ma non potrà che aggravare una tendenza che è già in atto da mesi. E non c’è da farsi grandi illusioni dalla spinta che potrà venire dai provvedimenti della cosiddetta “Fase due”.

La grande differenza tra Europa e Usa è che gli Usa con il Tarp da 700 miliardi di euro hanno salvato le banche americane in presenza di tassi di rendimento dei treasury quasi nullo; da noi, prima o dopo, ci si potrebbe rendere conto che l’unica cosa da fare è un drastico e ordinato “taglio” di alcuni debiti nazionali tra cui anche quello italiano. Se non si vorrà arrivare a questo punto servirebbe un deciso cambio di strategia.

In Europa, quindi in Germania, e in Italia. In Europa con una politica volta a un quantitative easing massiccio, in grado di svalutare i debiti. Ben venga l’inflazione, se ci aiuterà a uscire da questo avvitamento nella spirale recessiva. Ma temo che il fantasma di Havenstein non permetterà una presa di coscienza da parte dei tedeschi su questo punto.

Ecco allora che toccherà all’Italia provare altre strade. Di certo non nuove manovre. Perché di manovra in manovra il Paese finirà in guai sempre peggiori, bruciando le sue ultime ricchezze. Le misure per la crescita dovranno essere adottate, ma anche su questo fronte non c’è da aspettarsi molto.

Ecco allora che l’unico strumento che potrebbe valer la pena tentare è quello di dare un colpo una tantum massiccio allo stock del debito. Ho letto che sul Sole se ne è cominciato a parlare. Si parla di dismissioni, di fondi immobiliari, di patrimoniali secche. Sono ipotesi che vanno approfondite.

Di certo anche oggi i mercati ci hanno dato il segno che un cambio di rotta, a livello continentale, è necessario. Prima di arrivare a un “consolidamento” del debito di mussoliniana memoria sarebbe il caso di cominciare a rifletterci molto seriamente.

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Pubblicato il 25 dicembre 2011, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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