Contagion

Non mi stupisce che Contagion non abbia avuto recensioni particolarmente entusiaste in Italia, tantomeno dalla blogosfera (per il poco che ho letto); e devo dire che vederlo ha dato anche a me la sensazione di andare contropelo, perché nulla nel film è pensato per rendere il boccone più digeribile allo spettatore, che anzi deve proprio prendere posizione.

La trama è essenziale: un nuovo virus comincia a contagiare gli esseri umani, disperatamente si cerca una cura, mentre tutta la civiltà va crollando.

Dico contropelo e boccone poco digeribile perché tutto il film di Soderbergh, girato con un cast spettacolare e una fotografia anch’essa algida in cui mai ci sono dei toni caldi, supera di slancio qualsiasi caratterizzazione ideologica o dietrologica. Anzi, uno dei personaggi veramente negativi del film è il blogger (interpretato da un Jude Law che in questo ruolo di bastardo riesce benissimo) che è convinto che il virus sia l’ennesimo complotto delle grandi industrie farmaceutiche, e allora lui indaga e indaga, salvo che è più corrotto di quanto si possa immaginare, un delinquente prezzolato e pronto a tutto per una pagina visitata in più nel suo sito.

L’umanità del film è sempre obliqua, non ci sono i buoni assoluti e non ci sono i cattivi assoluti, tutti cercano una posizione e un angolo più favorevole, mossi da grandi ideali ma anche da calcoli più meschini; e tutta la grande società occidentale, tutta strutturata e tutta tecnologicamente efficace, va rapidamente in malora per un virus che poi alla fine ucciderà solo una piccola percentuale di esseri umani.

E’ un film crudele, non crudo, proprio per il tono che ha; in fondo, possiamo pensare a quanto un film analogo ma girato qualche decennio prima, Cassandra Crossing, sia invece così rilassante, visto che lì si capisce bene chi sono i buoni e chi sono i cattivi, ed è così facile prendere posizione contro i burocrati dell’OMS che vogliono far viaggiare un treno piombato per l’Europa, triste ricordo degli orrori di qualche tempo prima. In Contagion non ci sono burocrati, ma una struttura complessa che cammina sulle gambe delle persone, sulle loro speranze, ambizioni e inutili attese.

Contagion mi ha ricordato molto lo spaesamento e la modernità di Traffic (e giuro, non sapevo che fossero dello stesso regista). Una modernità post-ideologica (ma non post-morale) che quindi potrebbe essere molto spiazzante per chi immagina di vedere un film a tesi.

Voto: 7

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Pubblicato il 26 dicembre 2011, in recensioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Ciao, appena visto, grazie alla tua recensione, della quale, come per le altre, mi fido sempre molto.
    Bel film, capace di trasmettere angoscia pura.
    Grazie.
    Alessandra

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