Riprendendo una vecchia pratica

(questo articolo gronda di razionalità, ma vorrei fare il punto)

Ho ripreso in mano il dottorato, per giungere ad una sua rapida conclusione. Avevo cominciato a muovermi da qualche mese, poi sfruttando la pausa natalizia ho ingranato, e in pochi giorni ho fatto passi da gigante.

Il tempo, come si usa dire, è galantuomo, visto che in questi due anni di mio silenzio qualcosa è successo, e uno dei miei due articoli finora pubblicati si è preso un paio di citazioni, da lavori pubblicati in conferenze piuttosto importanti (una è la più importante conferenza scientifica mondiale sul tema specifico, quindi essere citati lì non è male). L’altro, che era anche più complicato, non ha avuto molta fortuna, ma perché è finito in una conferenza che ha malamente gestito la pubblicazione degli atti, diciamo così.

Ho iniziato a leggere le novità avvenute nel settore di ricerca negli ultimi anni, primo passo per decidere cosa fare. E’ venuto fuori quanto segue:

a) Il mio modello matematico rimane saldamente in testa in quanto a originalità, tanto appunto da essere citato; quelli che ci si sono avvicinati ne hanno prodotto versioni molto più semplici, che hanno tutte il vizio di essere irrealistiche, che per un lavoro di ingegneria non è certo una buona cosa;

b) Si sono aperte direzioni di ricerca molto interessanti, nel senso che alcuni studi su argomenti prossimi e correlati al mio lavoro lo rinforzano e ne consentono una rapida espansione;

Quindi ho elaborato il seguente piano, e tutto questo è avvenuto nell’ultima settimana, giusto per dire quanto si siano accelerati i tempi e come il mondo pieno di frutti da cogliere:

  1. Mandare (già fatto, il Primo Gennaio, giusto per non aspettare inutilmente tempo) un riassunto del mio lavoro di tesi ad un workshop di presentazione di tesi di dottorato. Il valore principale del workshop è che viene organizzato dal più prestigioso dipartimento di informatica che ci sia in Europa, all’interno di una delle conferenze di informatica più prestigiose in assoluto (direi tra le prime 10 a livello mondiale, a prescindere dal settore specifico); venire accettato qui significa togliersi una soddisfazione enorme ed avere una pezza d’appoggio di quelle grandi; la competizione sarà comunque molto dura;
  2. Scrivere un articolo per una conferenza europea, in cui includo i risultati di queste ricerche collaterali nel mio modello. L’alternativa a questa cosa è presentare il lavoro ad una conferenza di livello più alto, perché nei fatti mi trovo adesso con una bomba nucleare che devo solo far esplodere, può venire fuori un “seminal work”; bisogna valutare se vale la pena correre il rischio o accontentarsi (o fare entrambe le cose);
  3. Presentare il modello matematico ad una conferenza di matematici (quasi, ricerca-operativisti). Solo che questo lavoro va impostato e scritto insieme ad un matematico, a meno che non trovi una possibilità di mandarlo come “student paper” e confidare nella dovuta clemenza, che un ingegnere che scrive ad una conferenza di matematici rischia di farsi ridere dietro;
  4. Andare ad una conferenza internazionale e presentare un mio tutorial tratto da un capitolo della mia tesi (il capitolo che venne definito “troppo dettagliato”: perché ricordo che questa fu una delle contestazioni mossemi sul lavoro di dottorato, che era troppo dettagliato; segno che nella testa di chi aveva presentato questa obiezione, una tesi di dottorato deve essere come l’album Panini: piena di figure, con testi brevi e divertenti).

Quasi tutte queste cose richiedono un impegno relativo (giusto il possibile seminal work sarebbe impegnativo, ma avrei alcuni mesi per farlo), con dei costi economici molto diversi tra loro di cui però dovrò tenere conto (le spese di viaggio saranno tutte a mio carico, l’università non ha soldi, tantomeno per me, tantomeno glieli chiedo, e dovrei prendermi delle ferie per andare in alcune di queste conferenze).

Ciò detto, adesso mi metto sotto per raccogliere i suddetti frutti. Ci vorrà anche un po’ di fortuna, spero per il meglio.

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Pubblicato il 6 gennaio 2012 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 2 commenti.

  1. non ci ho capito quasi nulla, ma sicuramente posso augurarti buona sorte… e poi così non mi tocca ricordarti di Henry pioggia di sangue, eh! :)

  2. Bravo! Sei tutti noi! Buon lavoro.
    Alessandra

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