Io boicotto OMSA

Il gruppo OMSA ha deciso di chiudere lo stabilimento di Faenza, mettendo duecento e passa persone in mezzo alla strada, per trasferire la produzione in Serbia. Il gruppo OMSA non è in perdita, potrebbe continuare a produrre in Italia.

Noi non possiamo certo impedire al gruppo OMSA di decidere le sue strategie industriali. O forse sì. Di sicuro da questa roba me ne terrò lontano d’ora in avanti, che se la comprino i serbi.

(grazie a vorreispiegarvhiohdio per il post originario, qui

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Pubblicato il 8 gennaio 2012, in Fatti nostri con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 13 commenti.

  1. I miei complimenti per questo incitamento alla guerra fra poveri. Se venissero seguiti i vostri consigli, non solo le operaie italiane avranno perduto il lavoro ma quelle serbe non ce l’avranno mai. Mi sorge il dubbio che per voi l’operaia italiana vale di più della serba e questo ricorda troppo da vicino la retorica dei morti italiani e dei morti altrui durante le cronache belliche, anche recenti. Che tristezza.
    E se il problema non fosse chi ha il “privilegio” di produrre (le nostre operaie o le loro?), ma cosa, come e quanto produrre? Certo, in questo modo il problema si fa molto più complicato, anzi troppo complicato per la politica e l’opinione pubblica. Quindi forse avete ragione voi, continuiamo con questo tifo da stadio che andiamo benissimo così.
    Saluti
    Filopaolo

    • Che aziende che danno lavoro in Serbia versino i contributi in Italia e paghino le tasse al nostro stato è cosa nota da tempo, come il fatto che la cassa integrazione degli operai italiani sia coperta dallo stato Serbo, quindi perché non dislocare le nostre aziende che possono laggiù?

      • Quello che tu dici non è affatto vero per definizione, come tu invece suggerisci. Il recente caso della causa tra Agenzia delle Entrate e Dolce&Gabbana sta lì a provarlo; però magari tu non lo sai, visto che i giornali non ne hanno parlato, temendo le loro ritorsioni in termini di mancata pubblicità. Però magari tu non lo sai però parli di “cosa nota da tempo”: eh, a te non la si fa.

        • Emmm … intendevo fare dell’ironia, ma forse non si era capito :-)

          • Per continuare sempre con lo stesso tono e più o meno sullo stesso argomento, vogliamo dire che, nonostante le dichiarazioni agghiaccianti che Marchionne ha fatto sul futuro della fiat, Repubblica ha il coraggio di parlare solamente del suo look? “Anno nuovo come il look Marchionne con la barba”.

    • La guerra tra poveri l’ha iniziata l’Omsa, inseguendo esclusivamente il profitto, perché questa produzione in Italia rimane ancora ampiamente profittevole. E sì, per me le operaie italiane valgono di più di quelle serbe, quando producono un bene tipicamente da made in Italy, venduto nel mondo come tale.

      • Personalmente non ho alcun interesse al “made in Italy”. Trovo grottesca però la rappresentazione di Filopaolo: qui non si sta togliendo ai ricchi (che dovrebbero essere le operaie italiane) per dare ai poveri (le operaie serbe), ma si sta togliendo ai poveri (le operaie) per dare ai ricchi (i padroni di OMSA). I profitti, infatti, saranno gli stessi, ma la quota che andrà a chi lavora sarà minore, con l’ovvia conseguenza che sarà maggiore quella che andrà a chi è proprietario dell’azienda… Insomma, non si è contro le operaie serbe, poverette, ma contro chi non esita a gettare centinaia di famiglie nella miseria solo per diventare ancora più smisuratamente ricco.

  2. E ora c’è anche l’appello a trav, crossdresser, drag queen e a tutto il mondo transgender, lesbo e bisex ad aderire al boicottaggio! Perché… siamo trav, ma oltre alle calze c’è di più!

  3. Senza contare che col dilagare della dislocazione di molte aziende italiane nei paesi dell’est, colà non manca certo il lavoro.

  4. Caro Grande Colibrì mi sa che hai letto un po’ distrattamente il mio commento. Chi ha mai parlato di operaie italiane RICCHE e operaie serbe POVERE? Se per te la ” guerra fra poveri” a cui accenno vuol dire questo, ho il sospetto che uno di noi due deve avere qualche problema nelle capacità comunicative: o io nell’esprimermi o tu nel comprendere.
    Saluti

  5. @ Vorreispiegarviohdio:

    Qualche dato a supporto della tua affermazione?
    E una semplice domanda: come spieghi la continua immigrazione degli europei dell’est verso l’ovest se “colà non manca certo il lavoro”?

    http://translate.google.com/translate?hl=it&langpair=en|it&u=http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Migration_and_migrant_population_statistics

    Saluti

  6. Il governo deve creare degli incentivi per le attività commerciali ed industriali italiani per cui sia preferibile investire nel nostro paese piuttosto che fuori.
    Quale ripresa economica se i cittadini italiani hanno sempre meno soldi da spendere, perchè per esempio non hanno più lo stipendio perchè licenziati?
    Come si riduce la spesa pubblica se dobbiamo pagare ai lavoratori licenziati un contributo per continuare a sopravviverere?
    Nel nostro paese i lavoratori sono un peso insostenibile: i pubblici dipendenti sono fannulloni, gli operai sono troppo costosi, i pensionati un peso per la società. Si salvano solo quelli che hanno tanti soldi da non dover dipendere da nessuno e portano i loro soldi dove vogliono in modo più o meno lecito.
    Questa situazione mi fa venire in mente ciò che conclude il vecchio film “Anno Zero” il che è agghiacciante.

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