Parte il conto alla rovescia

Oggi sono andato all’università, per discutere di dottorato.

Sono arrivato da lavoro, quindi vestito in giacca e cravatta. Sicuramente stavo da gran fico, perché quella cravatta sta decisamente bene su quel completo, sopratutto con la barba di qualche giorno. Ma il tono sorpreso di molti certo che mi ha fatto pensare.

Vedo un ex compagno di studi, lui ha continuato con l’università, e anzi ha fatto anche un certo abbozzo di carriera, almeno scientificamente. A parte che quasi non lo riconosco, il tempo non è passato allo stesso modo per entrambi, ma cazzo ma dico cazzo già vederlo dentro lo stesso corridoio dove l’ho lasciato alcuni anni orsono fa un effetto malinconico. Peggio, dopo avermi salutato, aver appunto commentato la cravatta, mi ha subito voluto dire che sta aspettando il prossimo assegno di ricerca. Perché l’equazione è: se vieni tutto infiocchettato, di sicuro fai un buon lavoro, quindi mi sento giudicato, quindi ti dico subito quanto sono sfortunato e quanto soffro.

Passiamo al professore. Oltre ai commenti sulla cravatta, ad un certo punto parte con una discussione insieme ad un suo collega su un bando di ricerca, che è difficile che un ingegnere capace accetti di guadagnare X per un anno, dovrebbero offrirgli almeno Y, che uno un anno di contratto ad Y lo accetta. Io non gli ho detto che guadagno già Y, tutti gli anni, e posso solo guadagnare di più. Cioè, sembrava che stesse parlando con un ragazzino neolaureato.

E’ il dramma dell’università, quel sistema paternalistico in cui ci sono gli eterni studenti che mai diventano adulti: e come puoi diventare adulto se due dei tratti caratteristici dell’età adulta, ovvero l’indipendenza economica e l’autonomia di giudizio, ti sono esclusi e preclusi dall’università italiana? E come puoi pensare di migliorarla se ormai tutti quelli che ci sono dentro, appunto l’ex compagno di corso, hanno assorbito quel modello di (non) leadership, e anzi proprio perché sono fatti così, allora stanno nell’università? Uno che vuole fare ed essere un adulto, non può starci dentro, finisce ai pazzi.

Anzi, mi hanno detto che un volo low cost per una conferenza in Europa me lo possono pure rimborsare. Io gli ho anche detto che, casomai non potessero, fosse una procedura difficile, senza problemi, me lo pago da me.

Me ne vado, e incrocio un altro professore. Uno che quando ha saputo delle mie evoluzioni nel mondo del lavoro e dei progetti a cui sto dietro s’è fatto subito molto amico, anzi è tornato a darmi del lei (perché questo, cioè io, deve stare sistemato bene). Pure questa volta era tutto preso, contento e felice, non mi ha detto nulla sul vestito – strano – ma ha osservato con attenzione. E sì, ha riconosciuto che il dottorato è una cosa di prestigio.

Sì, certo, prestigio. Per me ha solo il valore simbolico di chiudere definitvamente una parte della mia vita con cui non ho proprio più alcuna possibilità di relazione.

E a tal proposito, ho ben tre settimane di tempo per aggiornare un capitolo di tesi, scrivere un nuovo capitolo, scrivere un articolo scientifico.

Penso di potercela fare, con qualche giorno di ferie che dovrò prendermi.

Perché io, il mio Y, me lo guadagno già.

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Pubblicato il 11 gennaio 2012 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. Se ripenso agli assistenti e ai dottorandi durante la mia tesi mi viene il vomito.

    Se ripenso al professore, nelle cui pupille intravedevo il segno del dollaro ogni volta in cui mi chiedeva updates sulla mia ricerca, mi viene il vomito.

    Se penso che il mio manager ha la mia eta’, solo perche’ nel suo paese si finisce l’universita’ prima che nel mio, e lui a parita’ di eta’ ha 3 anni di esperienza piu’ di me, mi girano le palle.

    Mi consolo pensando che ora non solo prendo piu’ del dottorando, ma probabilmente piu’ del professore anche…

  2. la prossima volta offri la cena :-)

  3. un po’ presuntuoso… soprattutto per la cravatta! e che sarà mai sta cravatta? non puoi pubblicarla in foto? giudicheremo noi pubblico di forum

  4. la cravatta è la vera protagonista del post :-) ma esistono le cravatte che stanno bene con la barba?

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