Tipo in un frullatore che viene sballottato sottosopra a bordo di un roller coaster durante un terremoto

Come se non fossi già abbastanza sotto tensione per la tesi di dottorato (oggi ho quasi finito il penultimo capitolo, di questo mi mancano poche pagine di bibliografia, e ho quasi tutto il fine settimana per fare un ultimo capitolo di monografia, quindi insomma va abbastanza bene: per ora la tesi festeggia le 180 pagine, cioè uno sproposito), ho anche una ulteriore tensione di natura lavorativa.

Perché adesso il progetto che prevede il trasferimento a popolosa città del Sud è più che partito, anzi abbiamo già aperto la sede, per cui stiamo cominciando a ragionare sul mio effettivo trasferimento, che anzi potrebbe pure avvenire a breve, un mese da oggi o poco più.

Solo che l’azienda non mi sta facendo dei ponti d’oro, anzi. Alla fine la mia proposta con loro è stata quella di mantenere il mio attuale stipendio, e di darmi un extra per pagarmi le spese di affitto. Considerando che io passo da un contratto a tempo indeterminato con una multinazionale ad un contratto a tempo determinato con loro, mi pare che stia facendo un grande sforzo nel venirgli incontro, ben riconoscendo le loro specificità e che ho un ritorno non economico ma sul progetto e le competenze che acquisisco. Però certo non posso scendere sotto questo, l’idea di avere una riduzione di reddito per avere il privilegio di lavorare a tempo determinato in una città che ha un mercato del lavoro a dir poco asfittico, con il relativo cambio di vita, è un pochino esagerata.

E’ vero che io ricaverò da questa esperienza molto altro che non è solo lavorativo, però questa sarebbe ed è la mia vita, e certo non può entrare nei conti che faccio con loro: se a me fa bene cambiare contesto e uscire di casa, saranno pure cazzi miei, e se devo farlo per rimetterci le spese vive, allora lo faccio scegliendomi io dove andare e perché. Con tutta la simpatia per la città di N.

Così oggi, terzo round di colloqui sul tema. Io mi immaginavo che mi avrebbero detto: c’hai ragione, in effetti ti daremo quell’incremento necessario a pagarti le spese di affitto (e, badate bene, incremento come indennità, non come stipendio, quindi proprio quelli che entrano poi escono), mentre invece mi hanno cominciato a dire che questo era difficile da fare, e che dovevamo trovare un’altra soluzione.

Ho ricevuto delle proposte alquanto originali, tipo il biglietto del treno rimborsato per i miei rientri a Roma o il cellulare pagato, al che ho cominciato anche un po’ a stranirmi (cioè, a me veniva da ridere, devo dire il vero). Così ho fatto presente che sotto questo che gli ho chiesto non posso andare per i motivi che ho scritto sopra, loro mi hanno detto che ci pensavano, io sono tornato dal mio capo e gli ho detto che cazzo di proposta del cazzo mi avevano fatto, lui si è abbastanza allarmato e ha chiamato il dirigente, per dirgli che io c’avevo nessuna intenzione di accettare, così il dirigente mi ha convocato in fretta e furia e ha concordato che sì, bisogna fare un’altra proposta.

A me è costato un sacco, dal punto di vista psicologico, metterli di fronte all’aut aut. Proprio per i motivi extra-lavorativi che attribuisco a questo cambio di città. Proprio perché ieri con la terapeuta abbiamo cominciato ad affrontare, cioè lei mi ha detto e io ho annuito, l’uscita dalla terapia, perché lei reputa che con questo cambiamento (e con quello della chiusura del dottorato) diventerò autonomo ed indipendente quanto basta per cominciare intanto a ridurre le sedute, e poi proprio a diluirle.

Per cui, per cui, per cui pensare di non farlo più è stato pesante. Tanto che ho chiamato la stessa terapeuta per chiederle consiglio, se insomma stavo confondendo i piani e avrei dovuto comunque accettare: mi ha detto di no, devono cacciare moneta.

In questi anni di terapia c’è stata solo un’altra volta in cui ho chiamato la psicoterapeuta per un’emergenza, ed è stata la giornata più drammatica degli ultimi anni, quindi che oggi sia accaduto di nuovo dice molto sulla tensione psicologica che ho subìto.

Poi, appunto, non è che me ne torno a casa e dormo per riprendermi dalla fatica, bensì ritorno a casa e lavoro sulla tesi.

La stanchezza che provo in questi giorni è estrema. Sono così stanco che manco riesco ad addormentarmi. Devo anzi prendermi dei periodi di riposo forzato, perché altrimenti so che crollerei.

Credo che la mia massima fortuna sia il fatto che non ho tempo per pensare a tutte le cose che devo fare nei prossimi, quanto?, venti giorni? O a quante cose possono cambiare in così poco tempo. Perché altrimenti credo mi verrebbe una paura enorme e sarei bloccato.

Annunci

Pubblicato il 28 gennaio 2012 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 1 Commento.

  1. Un abbraccio- :)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: