The Iron Lady

Meryl Streep dà un’interpretazione straordinaria portando sullo schermo Margaret Thatcher, raccontata nell’oggi di una donna anziana e con un disturbo senile, contrapposto alla donna di potere e decisionista che riconquista le Falkland.

Il film però rimane solo un pezzo di bravura della Streep, perché intorno c’è veramente molto poco. Non è un film politico, non racconta le pesanti scelte operate dalla Thatcher sulla forma di Stato, le sue idee sul fatto che non “esiste una cosa chiamata società”, la distruzione sistematica dei sindacati, la pesante de-industrializzazione spinta e favorita dai suoi governi, l’idea di una economia basata sui servizi (una cosa che fece inorridire l’ambasciatore americano che pare esclamò “Margaret, non puoi pensare ad un’economia di gente che apre la porta”), le sue orrende e nauseabonde idee sul fatto che i gay non esistono e quindi a scuola non se ne deve parlare (poi certo, sai a quanti gay piace la Thatcher? Che questa figura femminile forte e androgina la trovano rispondente ad un certo vissuto personale, ma passim).

Va anche detto che il film non pone particolare enfasi sul contrasto della Thatcher al comunismo, dove proprio la sua sferzante retorica le valse il titolo di dama di ferro (oddio, anche nelle posizioni sull’Unione Europea non si faceva mancare niente), quindi non penso si possa dire che il film sia sbilanciato in senso politico; ma sopratutto non penso che voglia nemmeno esserlo, preferisce raccontare la fragilità degli uomini (donne) di potere, la temporaneità del loro ruolo, il fatto che poi tornino ad essere persone normali, che fanno la spesa al supermercato e sono anche ignorati dagli altri clienti (vabbè, questo succede nelle democrazie mature, che in Italia uno come Mastella gira ancora con la scorta, per gli alti meriti che ha reso alla Nazione, che riconoscente lo onora come un grande della Patria).

Quindi? Boh, manco riesco a pensare che possa essere un film pericoloso, proprio perché non parla di certi temi, e anzi alla fine la Thatcher è quasi un pretesto, un film del genere poteva essere costruito su ogni uomo politico. E’ un peccato, fosse durato di più, fosse stato indagato a fondo sui compromessi e meccanismi del potere, non avrebbe lasciato quella sensazione che si prova in certi ristoranti di lusso, quando arriva un piatto molto ben presentato, ben cucinato, con un ottimo sapore, ma insopportabilmente scarso in quantità, quasi una promessa di futuri piaceri piuttosto che qualcosa da gustare adesso.

(da vedere in inglese se possibile)

Voto: 6

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Pubblicato il 12 febbraio 2012, in recensioni con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Quindi non si sbilancia, riabilitando o condannando il personaggio? Non è che sia in generale molto invogliato a vedere la “versione cinematografica” di quello che nel mio piccolo ho visto la prima volta che sono stato a Londra (16 anni quindi… un lontano 1988) vivendo presso una famiglia …credo la società inglese sia stata indelebilmente segnata e i segni diretti o indiretti si vedano ancora oggi. Ma se il film non coglie gli aspetti controversi del personaggio, allora perchè farlo?

    • Penso che abbiano fatto il film perché c’era Meryl Streep. Il film forse un po’ racconta della difficoltà del potere, ma è proprio un accenno e niente che tu non abbia già visto e molto meglio in tante altre opere.

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