Dinamiche, luoghi e sforzi (londinesi)

Dinamiche. Ogni volta che vengo a Londra – è la terza volta in un anno quindi mi si consentirà il provincialismo di dire “ormai” – sperimento sempre le stesse dinamiche. Intanto, appena arrivo mi trovo a passare un paio di giorni in cui quasi non capisco niente di quello che mi viene detto o che è annunciato agli altoparlanti, e il pensiero che mi frulla in testa è come mai accada questo, in fondo l’ultima volta non ero così straniero in terra straniera. Sempre nei primi giorni, cammino sempre troppo, mi stanco molto, e così arrivo a dovermi riposare un po’. Da lì avviene una rinascita, per cui mi sveglio e ho switchato, improvvisamente capisco molto, molto di più di prima, anche dagli altoparlanti della metro che non sono esattamente il luogo con la migliore amplificazione o pronuncia. Allora, rilassato, comincio a godermi la città, e mi trovo a mio agio. Non che capisca tutto, anche perché noto come tantissimo io mi distragga per il contesto, per cui devo proprio concentrarmi per sentire quello che mi viene detto, sennò la testa se ne va in giro da altre parti, tutta presa dai luoghi, dal contesto, dalle persone. Rimane comunque che dopo un paio di ore di conversazione a tu per tu mi stanco, e comincio un po’ a perdere i pezzi. Ormai so così bene che tutto questo flusso si verifica che questa volta sono venuto a Londra qualche giorno prima del convegno scientifico in cui avrei dovuto parlare, sia in pubblico che a tu per tu, proprio per far passare il tempo dell’acclimatamento. Ho però capito che questo yo-yo va superato, e ci torno sopra.

Luoghi. Questa volta ho visitato la mostra su Scott al Natural History Museum (discreta, però un po’ troppo reticente sugli errori di leadership dello sfortunato esploratore: anzi, non ha detto proprio niente), l’Imperial War Museum (che meritava almeno un’intera giornata, anche se ho comunque evitato la parte sull’Olocausto che credo sarebbe stata troppo forte), un breve salto al British (mi sono sfiziato con le due sale sugli orologi, giusto per non stare in mezzo alla troppa folla), e ho fatto anche un po’ di sano shopping. E troppe cose mi sono mancate, a cominciare da un mostra alla British Library.

Sforzi. Poi che mi sono detto che questo yo-yo non voglio farlo, mi sono anche messo in testa che nel mio nuovo lavoro devo trovare una collaborazione con qualche università o azienda londinese. Sì, perché il trasferimento di sede è cosa fatta, avverrà nelle prossime settimane, e lì andrò a fare il responsabile dell’unità di ricerca. Allora, cosa meglio avrei potuto fare che vendermi questo, proprio in questo convegno londinese? Appunto, detto e fatto, e forse potrebbe spuntare una collaborazione con una immensamente prestigiosa università inglese, spero per il meglio ma intanto c’ho provato. Certo che portare dalla propria parte uno che viene da quella istituzione è tutto tranne che facile, ha richiesto un grande sforzo cognitivo e psicologico, e credo che le energie per questo siano venute proprio da questa città.

Londra. Questa città mi piace molto. Sarà la sua modernità, l’educazione diffusa, la vita culturale, la potenza dell’informatica che scorre qui, ma arrivo a dire che oggi, ultima notte qui prima del prossimo “ormai”, con tutta la pioggerellina che c’è da stamattina, questa cttà riesce ad essermi malinconica. See you soon!

 

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Pubblicato il 4 marzo 2012, in viaggi con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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