“Chavs: The Demonization of the Working Class”

Di questo libro si è abbastanza parlato nei mesi passati, e nel mio penultimo soggiorno londinese me lo sono procurato, grazie anche alle come sempre splendide guide locali che sanno sempre dove andare, comprese delle librerie molto belle.

Per i non addentro al tema, con chav si intende in modo spregiativo un gruppo sociale di persone di basso ceto economico, che fanno (se fanno) lavori manuali, vivono in sobborghi delle grandi città (o nelle cosiddette council house, circa un equivalente delle nostre case popolari), vestono in modo eccentrico ma con scarso gusto e spesso campano (o vengono accusati di) campare di sussidi pubblici per famiglie numerose e disoccupati, anzi sono in genere presi a riprodursi perché un figlio viene visto come una fonte di reddito.

L’autore, Owen Jones, prende un punto di vista molto diverso, e racconta come queste persone siano in genere le vittime di un sistema sociale estremamente classista e chiuso, in cui le disparità sono state fatte esplodere dalla Thatcher e sono state poi codificate dal governo del New Labour: su Tony Blair e sulle sue nefandezze il libro non si fa mancare niente, a cominciare da quella porcata di frase al congresso che elesse l’ex prete fallito alla guida del partito, “Siamo tutti classe media”, con cui venne sancito che il problema non esisteva, chi era povero aveva scelto di essere povero (pare una barzelletta ma è così: anzi se la sinistra si limita a masturbarsi con queste idee, ci sono elementi dell’ultra destra che pubblicamente propongono di sterilizzare i chav, per evitare che si riproducano a sbafo della collettività).

Il libro è anzi più sbilanciato nella critica verso Blair che non verso la Thatcher, si intende bene nelle pagine l’afflato e la partecipazione di un giovane militante di sinistra che vede un continuo scollamento tra un partito che insegue la nuova piccola borghesia cittadina e se ne frega del tutto degli ex distretti industriali e minerari inglesi, quelli che hanno avuto una de-industrializzazione massiccia nell’arco di quattro o cinque anni, a cavallo degli anni ’80, quando la Thatcher arrivò al governo e attuò una politica economica draconiana.

In questo, forse il libro è un po’ manicheo, perché a leggerlo sembrerebbe che gli inglesi si siano votati, sul finire di quel decennio, ad una specie di nuovo Licurgo, che si sarebbe lanciato in un piano selvaggio di terziarizzazione dell’economia.

Questo è sicuramente avvenuto (con grande stupore, si racconta, dell’ambasciatore americano, che disse “Margareth, non puoi pensare ad una economia in cui tutti girano le porte”), ma il Regno Unito della fine degli anni ’70 era ridotto male, c’era una effettiva povertà, aveva ricevuto prestiti dal FMI per salvare la sterlina, e subiva la pressione dell’Impero Sovietico in Europa. Di tutto questo nel libro non c’è traccia, credo anche perché il punto vero sono gli errori della nuova sinistra nell’affrontare le disuguaglianze e nel contrastare questo razzismo, per cui dire “chav” in Inghilterra va bene, dire “paki” per riferirsi ad un pachistano è invece disgustoso, visto che i chav sono parassiti mentre i paki si vogliono integrare (eppure, i contributi sociali illecitamente ricevuti ammontano ad 1 miliardo di sterline l’anno, mentre l’evasione e l’elusione fiscale a 70 miliardi, a riprova che tutto il mondo è paese, pure il Regno Unito).

L’autore osserva poi come questi atteggiamenti di puzza sotto il naso del Labour abbiano lasciato grandi spazi alla destra neofascista del British National Party, che invece sparisce non appena il Labour riprende, anche a livello di singolo collegio elettorale, una posizione di sinistra.

A parte il prezzo un po’ alto e un inglese a volte troppo sofisticato per le mie capacità (cosa che mi fa pensare che l’autore non sia un giornalista), direi che rimane una lettura interessante anche per un italiano. Sapete perché? Perché sull’idea del New Labour da trapiantare in Italia abbiamo avuto un genio della politica come Uolter Ueltroni che ci si è spippolato con abbondanza. E, secondo me, tempo qualche altro mese di governo Monti e la riproporrà, convinto.

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Pubblicato il 17 marzo 2012, in recensioni con tag , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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