Sì, scrivo un po’ di meno

E’ un periodo un po’ complicato.

Mia sorella ha avuto, ad inizio mese, un linfonodo ingrossato alla base del collo. Dopo la TAC, è stato deciso (senza particolare fretta e senza particolari attese) di fare una biopsia (che nel linguaggio degli oncologi significa che si comincia con una biopsia analizzata al volo – in estemporanea – e si decide cosa fare, compresa la rimozione della massa, in attesa della biopsia vera e propria, che richiede alcuni giorni). L’intervento è andato bene, la rimozione è stata molto pulita ed anzi è avvenuta prima di qualsiasi biopsia, ne stiamo attendendo gli esiti. L’agitazione che tutto questo ha causato dentro casa è un po’ immaginabile, forse per certi aspetti meno di quello che temevo ma più di quello che preferivo. Sopratutto il rapporto tra mia madre e mia sorella si complica e soffre molto, e tutto questo avviene (non dico per di più) ora che io sono uscito di casa, e quindi devo trovare un modo di essere da una parte molto direttivo (perché la situazione e le capacità dei coinvolti lo richiede) dall’altro di non dare il messaggio sbagliato, cioè un messaggio diverso dal fatto che questa vicenda, qualunque cosa sia, rimane nell’alveo di ciò che è curabile.

Il giorno dopo, io sono stato svegliato all’alba da tremendi dolori all’addome, ho sperato che passassero ma quando ho visto che sudavo freddo ho chiamato l’ambulanza. Ovviamente avvertendo e svegliando madre e sorella, perché mia madre si fosse vista il 118 dentro casa avrebbe pensato alla figlia e le avrebbe preso un colpo. Portato al Pronto Soccorso, con dolori fortissimi e un tremore in tutti gli arti – hanno dovuto prendermi due volte per la vena – messo con un antidolorifico, mi sono poi addormentato e svegliato la mattina senza dolori. Fatta l’ecografia, il calcolo renale (di questo si trattava) era già graziosamente finito nella vescica, da cui è stato espulso senza fatica. Sono un due millimetri di diametro, di colore rossastro bruno, con una forma sferoidale e appiattita, con delle “zampette” che lo tenevano attaccato al rene, e il distacco e il viaggio verso la vescica sono ciò che ha causato l’atroce dolore. Ora troneggia sulla mia scrivania, in apposita fiala, in attesa di essere analizzato per sapere se c’è qualche indicazione dietetica da seguire (quelle che ho letto finora sono scarsamente applicabili a me, tipo mangiare pochi spinaci, una verdura di cui ho già di mio vaga contezza).

Quello di cui sono molto orgoglioso è che ho esatto che madre e sorella non venissero in ospedale con me, perché erano esauste della giornata precedente e anzi per fortuna mia madre, passata la paura iniziale, se ne è proprio tornata a dormire. Poi mia sorella mi ha chiamato quando albeggiava per sapere cosa dovevano fare, e le ho detto che fossero venute avrei preteso che venissero cacciate, e il tono era autoritario quanto è bastato perché l’abbiano capito e se ne siano state calme.

Tutto questo, avveniva e ha impedito che io andassi a firmare il contratto per la casa nella città di N. (era previsto per oggi), una cosa che se uno la scrivesse in un racconto di fantasia lo prenderebbero per fin troppo inverosimile. Comunque, passati i due prossimi giorni di convalescenza e divieto di sforzi fisici, prendo le valige (che avevo fatto la sera prima della fase acuta della calcolosi), vado, firmo per casa, compro un enorme corno rosso e alla via così.

E’ indubbio che io sia un po’ preoccupato per le condizioni di mia sorella. Non tanto per quello che ha, sia perché non lo sappiamo sia perché quello che emerge finora, facendo le ipotesi peggiori tra tutte quelle supportate dai fatti, è una cosa ampiamente curabile. Molto di più per gli aspetti psicologici. Mi è estremamente di conforto che ci sia il suo fidanzato che metto davanti a me in certi momenti (perché all’uscita dall’intervento, prima le ha parlato la madre, poi il fidanzato, poi io, ed anche questo è un messaggio importante da dare) e il fatto che mia sorella voglia assolutamente una terapia psicologica di sostegno.

La sera prima del mio piccolo ricovero d’urgenza avevo avuto una seduta di psicoterapia, il cui tema centrale è stato proprio il modo in cui io mi vado sganciando, allora oggi ho mandato un messaggio alla terapeuta raccontandole di questa vicenda, e di come sia stato un buon modo di sganciarsi, salvo che avrei preferito un approccio più soft, magari sviluppando (tra la nuova e la vecchia casa) una diversa cultura su dove mettere le pentole, e invece abbiamo scelto la strada più irta ed immediata.

Il commento della terapeuta è che mi ha fatto i complimenti per la sincronizzazione psicosomatica. E’ la risposta di una persona che sa infondere l’ottimismo che ora certo non mi spiace ricevere.

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Pubblicato il 27 marzo 2012 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 3 commenti.

  1. Visto che non sei molto lontano Fiuggi la vedo una cosa buona e giusta, ci portavo sempre il babbo……

    A.

    • Dovremo comunque aspettare l’analisi del calcolo per sapere quale eventuale accumulo di minerali l’abbia causato, e possibilmente una ecografia per sapere se me ne devo aspettare altri. Poi, sul legame tra dieta e calcoli ci sono a dir poco pareri molto controversi, e vorrei aspettare un attimo prima di muovermi in qualche modo. Però nel caso potrei semplicemente comprare l’acqua di Fiuggi, oppure andarla a visitare quando c’è una nota convention di fantascienza :)

      • In ogni caso io a Fiuggi mi son sempre trovato non bene, ma benissimo….certe pensioncine famigliari da poca spesa e vitto da urlo……l’acqua in bottiglia non e’ efficace, oltre che pericolosa, come quella alla fonte…..in effetti bisogna stare parecchio attenti e valutare che fare, spesso fa piu’ male che bene oltre che a far volare la pressione. Non auguro ad un cane i calcoli, se ce ne sono altri hai tutta la mia solidarieta’.

        A.

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