Il vero viaggio comincia quando torni

Ho cominciato psicoterapia quattro e più anni fa, con mio padre che aveva una forma di tumore allo stomaco e io che non sapevo come rapportarmi a lui, con il rischio di doverlo salutare in fretta senza averlo visto o quasi negli anni precedenti; in quei giorni avevo avuto una breve frequentazione con un giovanotto che aveva fatto in tempo ad innamorarsi di me alla seconda volta che ci vedevamo, ma alla terza era comunque in chat a cercare sollievo, si sa che l’amore brucia.

Mi ricordo benissimo del dove ero quando chiamai questo nome e cognome, passatomi da G., e come rimasi colpito che già sapeva che l’avrei chiamata, anzi lo aspettava da tempo.

Sono passati così quattro anni e mezzo. C’è stato un cancello che una volta ha preso fuoco quando ho suonato il citofono. Una sera di inverno che non c’erano i riscaldamenti e la luce. Una volta che sono svenuto per una indigestione e lei mi ha preso evitando che sbattessi la testa in terra, lei alta forse la metà di me.

Ci sono tanti ricordi, anche se solo dovessi limitarmi a quel posto; ma nel frattempo invece c’è stata tutta la mia vita e la sua. Lei che mi ha delicatamente aiutato a togliermi da quel lavoro scombinato che era l’università, e da quel contesto soffocante in cui non trovavo una mia dimensione e non crescevo. Lei che proprio in questi giorni ha cambiato casa, e ora progetta con il suo fidanzato di avere un figlio. Per quanto ne abbia poco parlato in questi anni, so quanto questo desiderio sia fortissimo in lei, e non riesco a non immaginarmela con il pancione non commuovendomi, e chi se ne importa del transfert e del contro-transfert.

Perché oggi è stata proprio una delle ultime sedute. Abbiamo finito un lavoro di ipnosi di gruppo che è stato per me molto fecondo, dandomi una luce e mettendomi in contatto con le mie aspirazioni più profonde. Ma poi è stata anche una seduta in cui parlare delle ultime vicende, promettendo di risentirci ad inizio del mese prossimo, poi alla fine del mese prossimo, e poi verso Settembre, faremo un po’ di sedute di follow-up.

Ora me la devo spicciare da solo, come in fondo mi aveva detto proprio nella prima seduta, io non sono qui per farvi da guida nel resto della vostra vita, ma per aiutarvi a diventare autonomi.

Mi ha dato molti strumenti per esserlo, aiutandomi tante, tantissime volte a vedere le cose per quello che erano, e a non avere paura di quello che posso essere.

Chi ha avuto una esperienza di psicoterapia saprà e sentirà quello che potrei scrivere e che non so se riesco a scrivere, agli altri posso dire che anche se quel filo di nylon non viene mai spezzato, ora si gira pagina.

In questo ciclo di sedute di gruppo, ognuno di noi ha tenuto un diario in cui scrivere come si sentiva. Io ho chiuso il diario con una semplice parola, che non ho mai usato in questi lunghi anni perché  ho sempre mantenuto un rapporto formale dandole del lei, una cosa che l’ha anche un po’ crucciata.

Ho chiuso il mio diario scrivendo: CIAO.

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Pubblicato il 9 giugno 2012, in Fatti miei con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. Son felice che tu abbia incontrato una persona del genere. Giorno dopo giorno mi rendo conto di quanta più attenzione e rispetto meriterebbe la nostra psiche. Sono sicuro che farai fruttare tutti questi strumenti!

  2. Ciao Paolo,

    il mio blog adesso è pubblico (lo lancio con il nuovo lavoro) e nella sezione contatti puoi trovare il mio fb o twitter. Mi piacerebbe scriverti una mail ma giustamente ti sei anonimizzato e lo rispetto.

    (cancella questo commento terribilmente off topic e scusami, era l’unico modo per dirti come trovarmi :) )

  3. Sei riuscito a descrivere bene il momento in cui comincia il viaggio da soli, senza lo chaperon, che continua però a vivere dentro di noi, a far sentire la sua voce. A quasi 6 anni dalla fine della terapia, io continuo a “parlare” con la mia analista, a “sentire” le sue risposte, i suoi commenti. La cosa che più colpisce è che molti semi gettati nel periodo di analisi, germogliano solo dopo anni, in maniera inaspettata: e il “metodo” acquisito permette di coltivare bene queste piante.

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