La vicina napoletana

Se il vicino napoletano, inteso come quello che mi abita di fronte e di cui ho scritto due post più giù, è tanto bono, pago invece pegno con la vicina, che divide il pianerottolo con me.

Per ragioni abbastanza lunghe da spiegare, l’accesso alle scale condominiali è regolato da una porta comune, che porta poi ad un piccolo disimpegno comune in cui ciascuno di noi due ha poi il suo appartamento.

Quando sono arrivato, il proprietario mi ha dato le chiavi di casa senza lasciarmi nessuna indicazione (tantomeno senza aver fatto pulire casa, che era appena uscita dai lavori di ristrutturazione: una puzza di polvere e uno sporco quasi infiniti) così mi sono dovuto mettere a cercare i contatori di luce e gas. Non sapendo quali fossero di chi, ho evidentemente chiuso anche uno dei suoi, e questa il giorno dopo è arrivata senza circa nemmeno dirmi buongiorno, giusto facendomi notare che le avevo chiuso il contatore, e fortuna che se ne era accorta quando aveva acceso la macchinetta del caffè e non era sotto la doccia.

Cioè, intanto grazie per la comprensione, poi guarda pure che eri sotto la doccia potevi pure uscire nuda sul disimpegno, che tanto pure se ti guardavo sai quanto me ne poteva fregare, terzo ma vaffanculo te e il modo in cui ti presenti.

Tanto mi è risultata simpatica che quando mi ha proposto di dividere le spese di Internet io ho rapidamente visualizzato cosa avrebbe significato condividere una LAN con costei, me la immagino mentre fa danni, spegne il router, lo sposta che tanto impiccia, è presa appunto dal farsi la doccia, insomma ho declinato, sai la mia azienda vuole una rete tutta per me (e questo non è vero ma potrebbe anche esserlo un giorno).

L’apoteosi l’ha raggiunta il giorno che si è chiusa fuori di casa, chiudendo anche me. E’ da premettere che, quando si esce dai singoli appartamenti, è obbligatorio usare la chiave per chiudere la porta, cioè non ci può chiudere fuori. Quindi uno sarebbe abbastanza mentalizzato in questo senso e dovrebbe quindi fare la stessa procedura per la porta che dà sulle scale. Invece, questa si era dimenticata le chiavi nella toppa, era uscita all’una di pomeriggio, mi aveva infilato un foglio sotto la porta comune per dirmi che la porta comune non si apriva (e io come l’avrei letto?) e mi è stata ad aspettare che tornassi.

Sfortuna per lei, sono tornato alle nove di sera passate, che ero stato a farmi la visita dall’oculista e sulla via del ritorno avevo rimorchiato uno (promemoria per le prossime volte: MAI e dico MAI rimorchiare uno dopo che l’oculista ti ha visitato e ti ha messo le gocce per allargarti la pupilla e tu vedi tutto sfuocato, che quando passa lo sfuochìo ti potrebbe prendere un colpo).

Comunque, io me ne torno con questa conquista per fare un po’ di simpatiche capriole birmane, quando me la vedo sulla tromba delle scale che mi saluta e meno male che sei arrivato e insomma un guaio ed ecco e poi il proprietario è fuori.

Allora, dopo aver provato ad aprire la porta inserendo la chiave, anche con l’aiuto della suddetta mia conquista, ci risolviamo a chiamare i pompieri.

Nel frattempo, questa vicina (simpaticissima, eh) trova il modo di dire alla suddetta conquista “Ah, quindi questa è la PRIMA volta che tu vai a casa di Paolo”.

Ma senti, ma va un po’ affanculo, brutta impicciona. Ma affanculo easy, senza formalità.

Io me la guardo strabuzzando gli occhi, la conquista si sente un po’ mortificato, allora decidiamo di scendere al piano terra mentre aspettiamo i pompieri.

La conquista ci saluta (così passa l’occasione di fare un po’ di sana ginnastica post visita oculistica, e vuoi metterla farla il giorno dopo, quando ci vedi benissimo e sei consapevole dell’errore che hai fatto: è come fare sesso da ubriachi, solo meno pericoloso ma con gli stessi contrattempi), così aspettiamo i pompieri.

La vicina allora elabora un piano geniale (eh) per cui io sarei un suo amico, lei una turista che è in difficoltà, e così i pompieri si commuovono e non le fanno pagare gli (poi scoperti inesistenti) diritti per l’intervento.

Questi arrivano, e subito reclamano i nostri documenti, e come mai non risiedete qua, e io allora manco posso passare per l’amico, solo che provo a spiegare che viviamo nello stesso “appartamento” e quello allora mi dice se stiamo insieme (io mezzo cecato dall’esame, questa che faceva finta di essere scema, avranno pensato che ci aiutavamo l’un l’altra), e io subito “NO! Abbiamo due appartamenti distinti con un ingresso in comune”, detto anche con un certo schifo, e vogliamo dire che questi pompieri manco erano boni? Ma che cazzo di giornata sfigata, manco la consolazione di rifarsi gli occhi, e giusto l’unico appena appena passabile che fa il filo alla vicina, pure l’insulto finale.

Comunque, riescono ad aprire la porta (basta usare una lastra radiografica e dare qualche colpo per far scattare la chiusura, se non c’è una girata di serratura) e bene e grazie e buonanotte, cena alle undici passate.

Capirete ora perché quando la vedo per strada o per caso mi chiama al telefono (come ha fatto recentemente) io cominci a temere il peggio e sbianco.

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Pubblicato il 23 luglio 2012, in Fatti miei con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. beh, almeno potevi descrivercela ‘sta vicina napoletana…(insomma, è simil-marinasuma? dicidici….)

    • Guarda, è femmina, quindi ho una vaga idea di come sia fatta, perlopiù un senso di fastidio, poteva esserci come vicino un personal trainer della vicina palestra gay?

  2. Quanto è stata una distrazione, quanto una richiesta neanche tanto velata di attenzioni da parte sua? Comunque non ti preoccupare, per ora: in genere le chiattone ti entrano di nascosto in casa solo quando fai loro delle carinerie.

    • Guarda, questa è entrata in casa, quando io non c’ero, ed evito di spiegare il perché, non l’ha fatto se non per motivi di legge, ma direi che ha proprio l’animo della scassapalle.

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