Il Cavaliere Oscuro: il Ritorno

Ecco, io mica l’ho capito cosa devo pensare de Il Cavaliere Oscuro: il Ritorno.

Nel senso che il film è visivamente potente (Nolan è ormai su un altro pianeta), ma in centosessantacinque minuti di pellicola forse si potevano meglio impostare certi personaggi. Oppure no, forse non era così importante che il cattivo fosse tale per un motivo migliore del “da bambino ha tanto sofferto”, che è la spiegazione che viene data. Perché forse il film è proprio costruito su un piano epico e mitico, dove il confronto tra bene e male diventa il confronto tra predestinazione e libero arbitrio.

Batman, nel suo alter ego Bruce Wayne, ci appare all’inizio come un uomo piegato e sconfitto dal suo destino, dal peso della responsabilità che si è assunto per la morte di Harvey Dent, che appare come un eroe senza macchia e non l’uomo condannato dalla sua stessa pazzia ad essere un criminale. E in questa predestinazione che Bruce Wayne sente su di sé, c’è anche l’accettazione rassegnata all’idea di morire, perché Wayne è vicino alla morte da quando ha deciso di non poter essere altro che un bambino che ha tanta rabbia contro il mondo per la morte dei suoi genitori.

Forse, appunto, i cattivi nel film sono quelli che hanno preso quel ruolo di cattivi, non perché assegnati alla parte del male ma perché bloccati nella loro libertà di scelta. E i buoni sono quelli che decidono cosa vogliono fare, e questa è la maturazione che Batman deve fare, per liberarsi del ruolo di Cavaliere Oscuro e tornare ad essere la speranza che ognuno ha che Batman sia chiunque.

Ce la vogliamo giocare così, la chiave di interpretazione di questo film? Ci potremmo provare, però non sono sicuro dell’esito. Sia per la debolezza un po’ generale della sceneggiatura, sia per qualche lacrima di troppo, alla fine, che invece non avrebbe dovuto esserci, perché se Batman ha scelto il libero arbitrio allora ha scelto di amare, e se ha scelto di amare…

Rispetto alla perfezione di Inception, qui sembra che si sia voluto fare il passo più lungo della gamba, a voler saltare nel mondo dell’epica, che avrebbe richiesto però forse altro respiro e anche altro genere cinematografico e di fumetto.

Voto: 7

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Pubblicato il 4 settembre 2012, in recensioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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