Vissute vacanze vissute

E’ curioso, quasi curioso, che finora non abbia scritto molto sulle mie vacanze estive, ancora di più vedendo come molti dei blog che leggo raccontano di viaggi in giro per intere nazioni. Non è da me, quasi.

Però quest’anno è stato particolare, e fino all’ultimo non sapevo se la malattia di mia sorella sarebbe stata sconfitta, oppure Agosto avrebbe significato e richiesto starle vicino, a cercare di capire cosa fare e sopratutto a tirarla su di morale. Così, la bella notizia mi ha colto impreparato, e ho pensato anche di lasciar correre gli eventi e vedere cosa sarebbe successo.

Uno pensa che due settimane di ferie (ad Agosto prendo il minimo sindacale, perché preferisco andare in giro il resto dell’anno) siano poco tempo, se hai tutto un piano organizzato, ma poi invece vedi che diventa tanto tempo, perché quell’atroce assillo, quella continua preoccupazione, lascia lo spazio alla speranza e alla possibilità di ritrovare un po’ di tempo per te, staccato da tutto.

Così, i primi giorni di ferie sono stato qui a Napoli, esausto dalla fatica e dal caldo, e ho visto giusto qualche elemento della città (ho invece visto molti cittadini, diciamo che ad un certo punto ho sospettato che il famoso vicino – che fa un po’ lo sdegnoso da qualche tempo a questa parte – si fosse convinto che io esercitassi un mestiere abbastanza diverso da quello dell’ingegnere – o forse abbastanza simile, ma questo discorso ora lo lasciamo da parte).

Poi c’è stato qualche giorno in cui mi ha raggiunto SacherFire, e anche lì la visita di Napoli è proseguita incessante, ma certo non risolta e terminata, anche solo parlando delle cose che ho a distanza di camminata ci sono molte cose da vedere, e tante di più sono le bellezze naturalistiche della regione che ancora non ho assaporato (sulle bellezze faunistiche abbiamo già detto, ma anche qui c’è ancora tanto da fare).

A seguire ho svernato qualche giorno nella dimora avita, anche per cogliere l’occasione di vedere un bel Giulio Cesare al Silvano Toti Globe Theatre. Mi ha fatto strano, stare in una casa che non è la mia, in cui ora se cerco le cose penso di trovarle nei punti dove le ho messe nella mia casa, e comunque costantemente rompendomi le palle, perché non ho niente da fare, tantomeno a Ferragosto quando gli amici erano tutti fuori; come me, per altro.

Al ritorno, ho potuto dedicare qualche giorno a Marina di Camerota, insieme ad un mio amico di Napoli (sì, quello della crema spalmata addosso che a momenti causa un infarto alla cameriera). Era la prima volta da qualche anno che non passavo qualche giorno continuativo con un uomo, al di là del motivo e del contesto. E sono stato molto orgoglioso della mia capacità di aver trovato qualcuno con cui passare del tempo insieme, non mi pare ancora tanto facile costruire dei rapporti di amicizia in questa città (sì, la teoria è della estroversione dei napoletani, la pratica mi pare più complicata, magari ci torneremo sopra in seguito).

Poi così, le vacanze sono finite, si torna al lavoro.

C’è una cosa che ho sempre fatto in tutti i miei viaggi, almeno da quando ho iniziato a viaggiare da solo. E’ stato il portarmi dietro, come souvenir affatto particolare, qualche documento legato alla città che visitavo. Una piantina, una mappa del museo, un biglietto di una attrazione, qualcosa che mi ricordasse che ci fossi stato e fossi stato proprio lì. Alla fine è diventato un mucchio di roba; l’ho sempre fatto pensando che un giorno, quando sarò vecchio, mi piacerà rivedere queste cose e ricordare magari perché c’ero stato, e con chi.

In realtà, mi viene già adesso di stupirmi di questi ricordi. Di quelle città in cui sono stato ma non me lo ricordo proprio (Cesena), quelle di cui ho un bel ricordo seppur sintetico (Udine), quelle in cui non ero da solo (Trieste), quelle in cui non potevo essere da solo nemmeno volendo, quelle che abbiamo costruito come le nostre vacanze quando c’è stato un fugace noi.

Guardo questo mucchio di ricordi, in cui per scelta non ho mai messo niente legato a Roma e non metto niente legato alla Campania – qui non mi sento in vacanza, mi sento di viverci, forse è per questo che mi è capitato di sognare in napoletano e qualche volta prendo qualche assai vaga cadenza che lascia gli interlocutori sorpresi – guardo questi ricordi e penso che questo accavallamento di immagini, documenti, foto, ricordi, sia come una sezione della mia anima, come uno stratificarsi di ricordi e di pensieri, come a qualcosa che ha fatto anch’esso di me la persona che sono, e che tutto questo non può che trovare un sunto in una condivisione profonda, con un altro che oggi non è qui vicino a me.

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Pubblicato il 4 settembre 2012 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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