Lavoro

Certi giorni e certi periodi fare questo lavoro è faticoso. Perché ti trovi che sono cambiate le regole del gioco, il budget, i vincoli, le priorità, le  coalizioni, insomma uno elabora una strategia, anche di fino, anche che vede avanti per qualche mese, e poi tiè, cambia tutto.

Allora la mia prima reazione in questi casi è di distacco, quasi di fastidio, un desiderio quasi fisico di alzarmene e farmi una passeggiata e tornare dopo una settimana, fottetevi e fottetevi nuovamente, poi mi rendo conto che per questo mio nuovo lavoro non posso permettermi più il lusso di innamorarmi di una soluzione tecnica, di un progetto, di un approccio, ma posso solo tenere alle persone che lavorano con me, a come metterli in sicurezza e garantire che il lavoro ci sia, al costo di dover fare delle inversioni ad U e smontare tutti questi meccanismi realizzati con grande precisione.

Ho passato i primi mesi a creare un gruppo che funzionasse, e ci sono riuscito, oggi ci sono persone che non si conoscevano fino al giorno prima e che riescono a lavorare insieme. Anzi, quando vengono dalla sede romana rimangono colpiti dall’aria che si respira e dall’atteggiamento che vedono, qui è un posto dove la gente sta a lavorare. In questo, sono stato anche aiutato dal fatto che il progetto è rimasto sempre sotto il radar di molti politicanti interessati, che evidentemente hanno preferito manco correre il rischio di legare il loro nome ad una attività che presenta dei rischi notevoli.

Però mica si può creare solo il gruppo, poi bisogna produrre, e quindi mi sono spostato progressivamente in una logica “products first”, abbiamo delle cose da fare e dobbiamo farle, cosa ci serve per farle? Mi hanno cominciato a dare corda, poi ad un certo punto ovviamente hanno preferito ritirarla, e manco dico che abbiano fatto male, solo che dal ritorno al lavoro e quindi nelle ultime due settimane sono stato sotto botta, non sapendo cosa fare e attendendo le decisioni.

Poi, dopo che sono arrivate, mi sono rielaborato un piano, smonta e rimonta, smonta e rimonta, e nel frattempo il mondo intorno a te cambia, cambiano le leggi, le tecnologie, le risorse, l’economia.

La mia fortuna finora è stata quella di riuscire sempre a vedere quello che sarebbe successo di lì a qualche mese, per cui non mi sono mai mosso a tentoni ma ho anzi assecondato il movimento e mi sono messo a favore di corrente. Almeno ho tutelato questo fiore piccolo e ancora gracile che è questo progetto.

Abbiamo iniziato in condizioni atroci, un inferno in terra di disastri organizzativi, carenza di personale e di risorse. Le prime settimane più che una azienda sembrava un pronto soccorso, tipo che mentre risolvevi una emergenza se ne apriva un’altra.

Dopo alcuni mesi, abbiamo recuperato lo svantaggio, ora appunto ci fanno i complimenti, ma hanno ovviamente anche cominciato ad alzare la posta, perché il cavallo va fatto prima camminare, poi trottare, poi galoppare, poi speriamo che gli regge la pompa.

Sicuramente, mi rendo conto che non riuscirei a fare tutto questo se non avessi un tratto egocentrico di personalità, se non padroneggiassi la tecnica e se non avessi lavorato moltissimo su di me per costruirmi quella sensibilità per cui le persone le vedo dritte negli occhi per capire cosa mi posso aspettare da loro.

Di cazzate ne ho combinate molte, ne combinerò altre, ma l’unico modo per non sbagliare è non fare. Penso che questo progetto sia molto faticoso per me, e senza nessuna sciocca presunzione di modestia direi che in azienda non so se c’è qualcuno che sarebbe riuscito a venirne a capo.

Poi arrivo a casa la sera, la testa che ancora si fa le ipotesi e gli scenari di lavoro, e poi mi sento stanco, e non ho voglia di vedere nessuno, ho consumato e dato troppo durante la giornata.

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Pubblicato il 12 settembre 2012 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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