Studiamo filosofia, è una scelta di vita

C’è una rubrica del Corriere.it in cui si dà la voce ai giovani disadattati che hanno deciso di fare gli alternativi e non concludono molto, tipo mi ricordo una che guadagnava 300 euro al mese di rimborso spese e invece di cercarsi un lavoro sperava di venire assunta (sì, credici).

Oggi è il turno di un tizio che ci vuole spiegare quanto sia utile studiare filosofia, quanto si trovi lavoro con una laurea in filosofia, altro che queste brutte cose pratiche come ingegneria ed economia che ti fanno ragionare sul mondo per come è (sì, certo, ma sai di cosa parli? poi ovvio che devi insultare quelli che un lavoro se lo sono guadagnato, ti rode ancora troppo il culo) e poi lascia perdere, che mica è importante parlare inglese, meglio francese o tedesco (sì sì, subito i sali, vi prego, eh).

Poi, en passant, ci ricorda che lui insegna al San Raffaele, che certo è risaputamente l’università dei pezzenti che trovano un lavoro grazie alla facoltà che hanno fatto, mica perché sono figli di qualcuno.

Cioè, qua bisognerebbe dirglielo semplicemente: volete studiare filosofia? Bene, bravi, ma sappiate che non troverete un lavoro minimamente collegato con quello che avete studiato; ammesso che lo troviate e che non diventiate invece un problema per il resto della società che lavora, che è spesso fatta di ingegneri ed economisti che pagano un casino di tasse per quei servizi di cui voi usufruite e che, col cazzo, filosoficamente, non pagate.

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Pubblicato il 26 settembre 2012 su Fatti nostri. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. Disgustoso.
    E lo dice uno che ha studiato filosofia (ma evidentemente un’altra, rispetto a quella dell’intervistato).

  2. ma che vuol dire che economisti ed ingegneri pagano servizi di cui voi usufruite? boh…più che da un filosofo mi pare scritto da un disadattato

    • In realtà è scritto da un ingegnere (cioè io, noto che il sottilissimo passaggio ti è sfuggito), per evidenziare come questa professione così schifata dal “filosofo” dell’articolo produca un reddito, su cui generosamente pago le tasse anche per i filosofi che studiano filosofia in quanto è una scelta di vita.

  3. Paolo, so che non c’entra moltissimo ma mi hai fatto venire in mente un mio vecchio post ( http://mondoalbino.wordpress.com/2010/07/14/albino-ride-ultimo/ )… cui tra l’altro avevi commentato pure tu! :D

    • Guarda, il tuo post me lo ricordavo proprio, e infatti mentre leggevo il filosofo che voleva spiegarci l’inutilità della nostra banale professione, pensavo proprio a te e a quel tuo intervento in particolare, che non ricordavo tuttavia con dettaglio e che ho quindi riletto con piacere.

  4. Da laureato in Filosofia, dottorando e aspirante all’insegnamento… Perché parlare di disadattati? Hai ragione a non essere d’accordo con l’articolo del Corriere: pure io ne vedo varie pecche (tra cui quelle che tu giustamente metti in luce). Però perché parlare di “problema per il resto della società”: io credo che sarei stato un problema per il resto della società se avessi studiato ingegneria non avendo le minime doti, non se ho studiato una materia per cui ho ottenuto risultati al di sopra della media, vinto concorsi di dottorato in Università diverse dalla mia, etc.

    • No Simone, sono due cose diverse. Il “disadattati” si riferisce al tono complessivo della rubrica del Corriere, che racconta sempre questi casi “umani” che poi in genere sono figli di papà che hanno poca fantasia di fare qualcosa di serio nella vita e allora scrivono al Corriere (tipo la posta di Susanna Agnelli, solo si parla di lavoro e non di affari di cuore).

      Se tu hai studiato Filosofia e ti è piaciuto, buon per te, né ti proporrei di fare ingegneria se non era nelle tue corde. Ma se tu vieni da me e mi dici, come fa quello dell’articolo, che ingegneria è una professione in cui si prende il mondo per quello che è, mentre i filosofi sono ovviamente su un piano superiore, allora ti becchi la reazione che meriti, questa presunta superiorità delle materie umanistiche su quelle scientifiche vige solo in Italia, ed è uno degli atroci errori compiuti dalla scuola italiana che crea, questo sì, dei disadattati. E non mi dire che a te non vengono in mente un sacco di compagni di studi che non lo siano :)

      • Scusami, avevo frainteso il primo riferimento. Quanto al secondo punto, condivido: l’intervista di Fusaro tocca (in questo caso giustamente) il punto del “Beruf” come lavoro ma anche “vocazione”. Ecco, io penso molto semplicemente di avere una vocazione diversa dalla tua, e che entrambe siano ugualmente rispettabili e degne di essere perseguite. Abbiamo due formae mentis diverse, credo, e con ogni probabilità aspirazioni diverse rispetto a quello che vorremmo/vogliamo ottenere dai nostri studi.
        Poi certo, condivido la constatazione che la mia categoria si squalifica da sé tra i compagni di studi “bivaccanti” che giustamente mi hai fatto tornare alla mente e i privilegiati che riescono a trovare un lavoro collegato con quello che hanno studiato, che dall’alto della loro posizione non si rendono conto che il dramma oggi coinvolge tutti, disadattati e meritevoli… perché davvero paghiamo le colpe dei nostri padri e dei tanti soloni che hanno foraggiato per tanti anni un sistema marcio.
        PS: condivido infine la critica alla pagina, chissà come le sceglie il Corriere le persone da intervistare… (ma questa è una critica giornalistica, che esula dai nostri ragionamenti)

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