Su Facebook e l’esperimento fallito

Negli ultimi mesi mi sono messo di impegno a cercare di cavare qualcosa di buono da Facebook.

L’iscrizione è avvenuta perché alcuni miei amici (e molti conoscenti) sono presenti solo lì sopra (non c’è stato verso di convincerli ad avere un blog, o almeno a leggere questo con costanza, e dire che molti di questi sono stati usenettari di quelli tosti) e allora era quello il modo di poter rimanere in contatto, anzi di riprendere i contatti che si sono allentati durante gli anni. Allo stesso modo, ho visto come il mondo gay e non gay napoletano passa da lì, quindi se volevo partecipare ad una pizza o ad una escursione non potevo che stare là sopra.

Per questo, per le pizze, Facebook è ottimo. Per tutto il resto è proprio un disastro, innanzitutto sociologico. E’ del tutto impossibile fare una discussione minimamente interessante o stimolante via Facebook, e questo perché è proprio il sistema a non essere adatto. Non tanto per un motivo tecnologico, ma per una questione che mi sono convinto sia strutturale e quindi irrisolubile. Il problema è che, su Facebook, quando tu scrivi una cosa questa finisce nella bacheca degli altri, cioè finisce a casa loro. E quindi o non dici niente di particolarmente profondo, oppure sei almeno fuori contesto, se non molesto, se non gradito. Su un blog, sei tu che scrivi a casa tua, e chi ti legge – bontà sua – almeno decide di farlo e ti viene a cercare.

Facebook va benissimo per pubblicare un certo tipo di contenuti, tipo le foto di gatti in posizioni buffe, e la quantità di messsaggi di questo tipo è talmente alto che è inutile cercare di dire qualcosa di diverso.

Poi, tutto questo, per tacere del fatto che c’è un sacco di gente che usa Facebook senza che abbia gli strumenti culturali per capire cosa sia la comunicazione mediata da un computer, come si svolge e che regole ha.

Decisamente, essendo questo circa il quattordicesimo anno in cui mi trovo a dover spiegare il significato delle faccine, e il perché si usino e come si usano e come consentono di dire cose anche forti che quindi forti non sono, e sentirmi rispondere che no, non è che con le faccine si possa dire tutto, ecco diciamo che al quattordicesimo anno scopro, laicamente, di essermi rotto i coglioni dei niubbi e della loro inutile e già vista insolenza. Solo che su USENET, i niubbi erano in minoranza e venivano bastonati per il loro stesso bene (anzi, pure io lo sono stato e ringrazio i bastonatori, a distanza di decenni), invece su Facebook che vuoi fare? è la loro casetta in cui possono dire quello che vogliono e anzi se provi a dirglielo è pure peggio.

Devo dire che non tutti i social network sono così, di sicuro Google+ è un altro pianeta, perché su Google+ hai la possibilità di leggere contenuti interessanti di persone che non conosci (ci sono poche foto di gatti in pose buffe, per dire) mentre su Facebook puoi partecipare alla rimasticata di cose che alla fine perdono qualsiasi valore.

Così, proverò a tornare a scrivere qui con più frequenza e convinzione, e lascerò Facebook alle discussioni sulle pizze, i gatti e l’indignazione da società civile. Poi sì, se scrivete lì sopra ci sentiamo e parliamo pure, ma i miei contenuti sono destinati a ridursi. E di sicuro non metterò le mie foto delle vacanze su Facebook, è un tipo di pornografia che non mi si addice. Giusto quelle due o tre per la citazione, ma gli album di duecento fotografie ho intenzione di risparmiarmeli.

Ho letto, in questi giorni di pensieri, una frase che ho rimasticato (ma che comunque non è mia), e che dice che la televisione, inventata per combattere la noia, è in realtà una grande fonte di noia. Allo stesso modo, i social network, inventati per combattere la solitudine, rendono le persone che li usano più sole. non l’intenzione che ho quando uso un computer per condividere i miei pensieri.

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Pubblicato il 15 aprile 2013, in Fatti miei con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 4 commenti.

  1. L’errore sta nell’aspettarsi da facebook di essere una piattaforma di diffusione di idee e informazione. Non lo é. Per me è un punto di ritrovo, e le discussioni fatte lì, per quanto accese e accorate, hanno la stessa valenza di quelle fatte al bar. Basta saperlo.
    Per quanto riguarda la pornografia delle foto delle vacanze, è una cosa soggettiva. Per l’uso che ne faccio io, Facebook ha ripristinato un po’ della coralità che distingueva il mio gruppo di amici storici e che si era spenta a causa della diaspora napoletana. In tal senso, ben venga facebook se mi consente di condividere coi miei amici qualche foto di vacanza. Poi, se queste foto stimolano il voyeurismo di gente che si trova tra i miei contatti per accidenti che poco hanno a che fare con l’amicizia, be’ cazzi loro, ma ti ricordo che facebook ti consente di decidere cosa condividere con chi.

    • Non ci siamo capiti: io intendevo pornografia come il condividere questi album di trecento foto con tutte le angolazioni possibili e tutti i piatti mangiati durante la settimana a Sharm. Se uno mette cinque foto, giusto per dare un’idea, non ho niente in contrario.

  2. Ah be’, allora sono d’accordo con te. Ce l’ho pure il io pornografo tra i contatti che posta foto di qualsiasi minchiata mangia o si compra.

  3. Ben venga un tuo ritorno con più frequenza sul blog: mi mancavi. Di pornografo ho il mio ex che vive su facebook (e questo non mi dà noia perché io non ci sono) ma da alcune settimane ha preso uno smartphone e con whatsapp manda foto in continuazione, da quando si alza a quando va a dormire, il 99.99% prive del benché minimo interesse per alcuno.

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