Ricordando Federico Zeri

Diceva Federico Zeri che se gli italiani fossero consapevoli del loro passato, farebbero la rivoluzione per liberarsi della classe politica che li governa.

Oggi, nella morte di Giulio Andreotti, le parole di Zeri risuonano ancora per quello che sono: parole dolorosamente eterne.

Il TG2, parlando della prolifica produzione letteraria di Andreotti (tutta roba, sia detto, assai mediocre, buona giusta a riempire le pareti di quella volgarotta piccola borghesia romana buona solo a leggere Il Tempo) ha detto che la sua serie dei Visti da Vicino (in cui il senatore a vita tracciava i profili di vari uomini politici conosciuti personalmente) ne ha fatto il Vasari della politica.

Appunto, nelle Vite di Vasari si parla di, e cito alla rinfusa, Cimabue, Giotto, Donatello, Brunelleschi, Antonello da Messina, Piero dalla Francesca, Botticelli, Leonardo da Vinci, eccetera, eccetera, eccetera.

Giotto, Donatello, Leonardo da Vinci.

Le parole di Federico Zeri sono atrocemente attuali.

Questo paese ha perso se stesso, e non si ritroverà se non con un trauma violento.

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Pubblicato il 6 maggio 2013, in Fatti nostri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Dolorosamente vero. E cosa pensare del fatto che il trauma pù violento forse maggiore più vicino a noi, la cacciata dello straniero e la creazione dell’unità d’italia, alcuni italiani dovettero crearlo chiedendo aiuto materiale e logistico ad altri stranieri? Tanto per citare un esempio,mi viene subito in mente l’accordo a Plombières tra Cavour e Napoleone III. Per non parlare del fatto che per convincere molta gente gli si è dovuta promettere il contentino, la “terra”, magari perché impossibile convincerli dell’altezza e della bontà della missione unitaria. Si pensava che fosse colpa dell’analfabetizzazione. Bene,oggi siamo più o meno tutti alfabetizzati, abbiamo la tv,la radio, internet x leggere e riflettere,ma in fondo e cosa è cambiato? Solo il tipo d contentino, oggi chiamato non più “terra” ma “restituzione dell’Imu”. Forse noi non siamo poi cosi cambiati,forse 150 anni sono troppo pochi per noi per una (ri)voluzione a tutto tondo. E che dire,ascoltando i nostri parlamentari al tg, quando li sentiamo incensare Andreotti come uno dei primi (se non il primo) protagonisti della stria politica italiana dal dopoguerra ad oggi? Ma non sono proprio i suddetti politici,sempre ai tg nazionali, a dire che la crisi, il malcostume e le casse dello stato vuote sono il frutto del malgoverno degli ultimi 30 anni? Allora è colpa di Andreotti: che senso ha incensarlo se poi un minuto dopo la “colpa” è data implicitamente anche a lui? Il senso ce l’ha perché gli italiani hanno memoria corta e non hanno il fuoco nel cuore, se non per vaddari e parrari. Sempre.

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