Fortuna che era diverso

Si era presentato così:

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Poi lo scopriamo al telefono, mentre parla con Archinà, il grande pagatore dei Riva, mentre ride e ride e ride del giornalista a cui viene strappato il microfono, perché il giornalista chiede, anzi si permette di chiedere, al commendator Riva, dei morti di tumore causati dall’Ilva di Taranto.

Cosa c’era di così divertente? A vedere e rivedere lo spezzone incriminato, non c’è niente che possa far ridere, nemmeno strappare un sorriso, c’è anzi la tronfia e volgare ostentazione di un potere che pensa di non dover rendere conto a nessuno. Potere verso cui il governatore Nichi Vendola corre in soccorso, lo vediamo mentre non riesce proprio a trattenersi dal chiamare al telefono per comunicare una vicinanza che è untuosa, appiccicosa, tutta tesa a congratularsi innanzi tutto con sé stesso del fatto di essere dalla parte giusta: lui ha riconosciuto il giornalista come un provocatore, ma un provocatore di scarsa qualità, non certo come era lui negli anni ’70.

Caro Nichi, quel provocatore degli anni ’70 è morto, oggi c’è un uomo di potere che esibisce, gode e si eccita della sua vicinanza con i potenti, anche quando questi hanno i tratti disgustosi degli avvelenatori di una intera città.

Pensi forse che i familiari delle vittime di tumore abbiano trovato qualcosa da ridere in quello che succedeva? Pensi che trovino da ridere a vedere il Presidente della Regione Puglia che fa aumma aumma con Archinà, dicendogli che il governatore non si è dimenticato, che un incontro sarà imminente, che insomma è tutto un tarallucci e vino?

Questo per uno che si spacciava come diverso. Questo per uno che è in un partito che ha la parola “ecologia” nel nome.

Oh, se l’avesse fatto Berlusconi un gesto così. Oh, come mettiamo in conto alla Cancellieri gesti analoghi e gravi come i tuoi. Ma tu, evidentemente, pensi per davvero di essere “diverso”. E che la tua diversità, anzi direi diversitudine, perché è un sentimento nobile ed elevato, debba consentirti atteggiamenti diversi e richieda di giudicarti con altri metri di paragone.

Peccato, pensavo fossi l’unico votabile, e invece mi sbagliavo. Ero già passato sopra a queste tue inopportune amicizie, con la sorella del giudice che doveva giudicarti per abuso d’ufficio, ma con questo hai superato ogni limite e ogni decenza, sei della stessa brutta razza che ha ridotto l’Italia nello stato in cui è.

Vorrei dirti una cosa sola, e te la dico da gay a gay: i froci come te mi fanno schifo.

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Pubblicato il 17 novembre 2013, in Fatti nostri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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