Cose napolitanee

I. Per quanto sembri strano, o scontato, o irrilevante a molti, l’Italia è una Repubblica parlamentare. Non è quindi, tra le altre cose, una repubblica presidenziale.

II. Il ruolo del Presidente della Repubblica è un ruolo di garanzia. Vuol dire, anche, che il suo ruolo è quello di colmare e recuperare le inefficienze degli altri organi istituzionali quando questi non lavorano.

III. Questo ruolo, tuttavia, ha appunto i limiti del punto I, ovvero il ruolo del Parlamento.

IV. Da circa due anni, Napolitano s’è invece convinto di essere il dominus e il centro del sistema. Ha preteso le dimissioni di Berlusconi, ha scelto Monti, l’ha nominato senatore a vita, ha vietato al PD di avere le elezioni, ha preteso il governo di larghe intese.

V. Tutto questo ha portato a qualcosa di buono? Pare proprio di no. Monti non ha concluso nessuna riforma utile, non è stato capace nemmeno di eliminare le provincie, si è anzi abbassato a dar vita ad una listarella inutile il cui scopo era compiacere la Segreteria di Stato vaticana, se non fosse che poi è cambiato il Papa e quello nuovo, dei cattolici italiani impegnati in politica a rifare la DC, non sa proprio cosa farsene (forse, non sa manco cosa significhi e non ha interesse a saperlo, fateci caso alla faccia con cui guarda Napolitano quando si incontrano, fatica proprio a capire di cosa parla l’ex-comunista, che è convinto invece di parlare ad un cardinale di curia)

VI. Il governo di larghe intese doveva essere il capolavoro di Napolitano, così come doveva essere il governo Monti, ed invece è stato un disastro totale. Di cose fatte non ve ne è traccia, mentre sono senza fine le figuracce dei ministri e le loro incapacità. Della Cancellieri abbiamo già detto, ma diciamo che è in buona compagnia. Saccomanni non sa fare per niente il ministro dell’Economia (i suoi dirigenti l’hanno soprannominato Gelatina per quel suo mellifluo ondeggiare, credo che siamo alla sesta o settima soluzione alla questione IMU, che condivide con tutte le precedenti il fatto di non funzionare). Massimo Bray assiste ai crolli di Pompei dicendosi tanto dispiaciuto e finisce lì (quando c’era Bondi al posto suo venne giustamente linciato). La Bonino è tanto brava a fare la radicale quanto a ricordarci, come ministro degli Esteri, che è più facile fare il manifestante che non il ministro, a causa di quella brutta cosa chiamata realpolitik. Giovannini è persona capace e colta, ma non propone soluzioni e sopratutto non nei tempi in cui andrebbero proposte. Poi potremmo scatenarci con i sottosegretari, ma poi diventa lungo. Quagliarello sono due anni che parla di riforme, ammazza quanto parla, e come parla bene signora mia, sono solo i fatti che difettano. Addirittura su un giornale ho letto che il suo cartellino è nelle mani di Napolitano, senza che il giornalista che l’ha scritto non si fosse vergognato, o messo a ridere, per la scemenza che aveva scritto. Diciamo che tutti questi ministri, scelti da Napolitano, sono proprio incapaci ed inutili.

VII. Ci sarebbe poi l’affascinante capitolo dei saggi, vi ricordate i 40 super-esperti che dovevano riscrivere la Costituzione? La commissione Bicamerale? Tutte cose finite su un binario morto prima di iniziare, e che se rinasceranno a nuova vita sarà perché il segretario del PD vorrà farle rinascere, non per la spinta propulsiva che viene dal Quirinale.

VIII. Direi proprio per parafrasare Berlinguer che la spinta propulsiva del quirinalismo s’è esaurita.

IX. Per tacere della bocciatura del Porcellum, che dimostra come Napolitano stesso navighi a vista e non sappia né condizionare né indirizzare le scelte degli altri organi istituzionali. Manco è colpa sua, ha 90 anni e a quella età l’idea di futuro si riassume in “domani”, perché a 90 anni se ti svegli l’indomani sei già fortunato. Per quanto gli auguriamo di vivere a lungo; però non gli auguriamo di vivere a lungo come Presidente della Repubblica, ruolo da cui invece dovrebbe proprio farsi da parte. Prendere atto, cioè, che sono due anni che non ne azzecca una, e questo anche perché il suo ruolo non è quello di decidere la linea di politica del Paese.

X. Renzi, tanto per dire, ha capito questo prima e meglio di molti altri, e sta in effetti attaccando Letta solo perché punta in realtà a liberarsi di Napolitano.

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Pubblicato il 4 dicembre 2013, in Fatti nostri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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