Lo sconosciuto del lago

Siamo andati a vedere Lo Sconosciuto del Lago, fiduciosi di quanto avevamo letto in termini di critica, e speranzosi di riprenderci dalla botta de La Vita di Adele. Purtroppo, siamo cascati nella proverbiale brace.

Il film francese è tutto ambientato in un battuage gay sulle rive di un lago e ha come protagonisti Franck, giovanotto disoccupato che passa lì le giornate e Michel, più maturo (ricorda il Tom Selleck dei tempi di Magnum P.I.) e particolarmente ambito dai frequentanti la spiaggia.

I due fanno sesso, anche con una certa dovizia di particolari (non so dire se gli organi sessuali mostrati durante gli atti siano veri oppure di plastica, come spesso si usa in questi film per mostrare apparentemente tutto senza però subire la censura che riserverebbe il film ai maggiorenni). La trama ruota nel desiderio di Franck di fare le capriole con Michel, e nella stupidità dello stesso Franck.

Sì, Franck è proprio un tontarello, uno che quando fa sesso non pensa di usare il profilattico perché non serve e lui sa di stare bene, ed è uno che è tonto ma in un modo pericoloso, perché vede Michel uccidere il suo amante e invece di correre dalla polizia fa finta di niente, anzi pare che ci si diverta a giocare al gatto con il topo.

Dopo qualche giorno dall’omicidio arriva pure la polizia, qui rappresentata da un ossuto, direi ieratico, ispettore che interroga anche Franck, stupendosi sempre più dei suoi atteggiamenti così libertini.

Franck non è l’unico gay presente sulla spiaggia, ma gli altri sono abbastanza elementi di contorno, con l’eccezione di Henry, l’unico che rimane sempre vestito in spiaggia, non entra in contatto con nessuno che non sia Franck, e manifesta tutte le perplessità e le difficoltà di chi ha preso atto in tempi recenti dei suoi orientamenti sessuali e si confronta con un mondo ai cui stilemi non si conforma proprio.

Se non l’ho ancora espresso, lo dico adesso: Lo Sconosciuto del Lago è un film moralista, pieno di giudizi e di valutazioni sull’opportunità e i rischi che due uomini si incontrino e comincino a fare sesso per il piacere di farlo. Facciamo a capirci, la preoccupazione che il film vuole manifestare non è sbagliata, è in questo senso un film che sarebbe utile far vedere ad ogni gay e in particolare ad ogni gay alle prime prese di contatto con l’ambiente, ma il modo in cui questa cosa è stata resa sullo schermo è pesante e lento. Il film proprio presenta delle rigidità, degli schematismi, delle ristrettezze di sceneggiatura e di regia (solo in parte scusabili con il basso budget), e la sensazione che può più causare è lo sbadiglio. Sopratutto, il film non fa nessuna vera analisi psicologica delle motivazioni dei personaggi, che anzi sono tutti messi lì a svolgere un ruolo morale. L’ossuto ispettore di polizia è il miglior esempio di questo.

Così, rimane solo la curiosità di capire perché un film del genere abbia avuto un sì grande successo. Penso per motivi analoghi a quelli de La Vita di Adele (che comunque è meglio girato e meglio interpretato), cosa che però non consola affatto il povero spettatore.

Voto: 5

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Pubblicato il 7 gennaio 2014, in recensioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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