Sul metodo e il merito della riforma elettorale; e sopratutto sulla sua inutilità

I. Metodo. Qui c’è poco da discutere, Renzi non poteva fare altro che andare a trattare con Berlusconi, ben sapendo quali sono gli interessi di Berlusconi e il motivo per cui si sente ora preso dalla fregola di fare una legge elettorale. Questo perché altre opzioni non ci sono. Rimanere confinato agli spazi della maggioranza significa non fare nessuna riforma, visto che al Senato il governo campa per forse cinque voti di margine. Degli altri che hanno i voti, Grillo ha detto di no, di no e nuovamente di no, e almeno si deve apprezzare che Renzi non l’ha inseguito per mesi come invece ha fatto Bersani. Quindi, discutere con Berlusconi era e rimane l’unica opzione possibile, per quanto brutta da un punto di vista morale possa essere. Però, la politica è una professione pratica, e se un imbroglione ha quello che ti serve, devi trovare il modo di mettertici d’accordo. Sarebbe stato meglio che il gruppetto di Alfano avesse spaccato in due il PDL, si fosse portato appresso duecento tra senatori e deputati, e avesse ora il 15 per cento dei voti. La realtà è che sono una formazione inutile, risibile e insignificante, che se oggi potrebbe prendere più del tre per cento dei voti è solo per quanto viene pompata dai giornali e dai media non favorevoli a Berlusconi, ma che è destinata a finire nello stesso cimitero degli elefanti in cui ci sono Scelta Civica, Fare Futuro, Futuro e Libertà, Alleanza per l’Italia, UdC, CCD, Udeur, Popolari per l’Italia, Centro democratico e così via, ne avrò dimenticata sicuramente qualcuna.

II. Merito. Qua gli strilli si fanno anche più incomprensibili. Delle due obiezioni di costituzionalità, viene facile mostrare che sono campate in aria. La prima riguarda il premio di maggioranza, che è considerato eccessivo. Ora non so come dirlo a questi esperti, per cui ci proverò con parole semplici: in Italia oggi esistono tre poli, ciascuno dei quali ha da un quarto ad un terzo dei voti. Il polo più piccolo coincide con un partito, quello del Movimento Cinque Stelle, ed ha circa un quarto dei voti perché per ora non ha fatto alleanze. Gli altri hanno circa un terzo perché attraggono partitini di varia natura. Di fronte a questo scenario, tolte le opzioni più semplici ma poco, queste sì, costituzionali (tipo: uccidere tutti gli elettori di un dato partito, dichiararne nulli i voti e assegnarli ad un altro, instaurare una dittatura militare) non c’è molto da fare. O si accettano le larghe intese anche per le prossime elezioni, oppure si deve mettere in piedi un sistema che premi in modo massiccio anche di fronte a piccole differenze. Aggiungo che questo è esattamente quello che farebbe un qualsiasi sistema maggioritario, come quelli in vigore in qualsiasi democrazia moderna ed avanzata. Ad Obama è bastato prendere il 2-3% dei voti in più in ogni Stato per essere eletto. Ai tories inglesi non serve avere il 50% dei voti per prendere un mucchio di seggi. Aggiungo, anzi, che con questi tre poli, un sistema maggioritario secco potrebbe portare un partito ad avere ben più del 55% dei seggi di cui si parla in questa riforma: sarebbe sufficiente un travaso di voti dalla seconda coalizione alla terza per far sì che in ogni collegio, o quasi, vincesse la prima coalizione. Ora, qualcuno mi deve spiegare perché un sistema elettorale che dà il 65-70% dei seggi ad una coalizione che prende il 40% dei voti sia migliore di uno che ferma la maggioranza al 55%.

Le liste bloccate sono in effetti la cosa più schifosetta di questa legge elettorale, ma non credo che siano incostituzionali, almeno se rimangono in una versione effettivamente corta. Salvo che qui si pone il problema di rappresentanza. Se in ogni collegio si eleggono solo tre deputati, allora la soglia di sbarramento per eleggere un deputato viaggia sul 30% dei voti, ed è una soglia troppo alta. Se si eleggono dieci deputati, la soglia si abbassa al 10% (circa, non consideriamo il dettaglio di ripartizione dei seggi e i voti non conteggiati, perché dipendono dalla specificità della legge elettorale) ma a quel punto le liste sono troppo lunghe. Il risultato di questa cosa è che si faranno collegi medio-piccoli, e ci saranno listone con tutti dentro, per sopravvivere allo sbarramento.

III. Inutilità. Quello che non viene scritto sui giornali è che il contorno rende la riforma inutile. Intanto, la riforma viene fatta con Berlusconi, uno che ha una lunga e pluridecennale tradizione nel far cadere le proposte di riforma all’ultimo; né si vede cosa esattamente ci guadagna nel non farlo. Poi, questa riforma elettorale è nulla se non ci sono riforme analoghe dei regolamenti parlamentari, per cui si stabilisce che i gruppi in Parlamento sono solo quelli che si sono presentati alle elezioni (salvo una soglia per metterne in piedi uno nuovo che sia perà molto alta, ben più dei venti deputati attuali, ma almeno sessanta). Senza questa norma, i partiti saranno tutti omogenei, come coalizioni, alle elezioni, salvo sfaldarsi dopo poche ore dalle stesse. Così avremo le varie decine di partiti che oggi sono gioiosamente in Parlamento. Ognuno con le sue richieste, le sue clientele, i suoi costi di struttura, i giornali finanziati, e via con gioia. Se si pensa che nel 2008 arrivarono alla Camera in cinque o sei, e oggi ne abbiamo trenta o quaranta, c’è da riflettere seriamente sul fatto che la legge elettorale non è proprio sufficiente a risolvere certi problemi. Oltre a questo, il resto dell’accordo tra Renzi e Berlusconi è molto debole, e tutto crederò tranne che i senatori decidano di diventare disoccupati in massa pur di votare una legge di riforma costituzionale che non si capisce bene in cosa trasformerà il Senato. Una camera di consultazione, tipo il regio parlamento? Una che dà o non dà la fiducia al governo? Oppure che si limita a sentire le dichiarazioni, tipo oggi non sapevo cosa fare e sono andato al Senato? E composta come e da chi? Se ci mettiamo i rappresentanti di tutti gli enti locali, in modo rappresentativo per la popolazione, poi al Senato ci va magari pure il rappresentante del Comune di Rocca Cannuccia?

(Piccola nota a margine: il Fatto Quotidiano, pur di sparare a palle incatenate, chiede la parola a due illustri, aivoglia, costituzionalisti. Uno, Giovanni Sartori, è ormai avviato verso una senescenza che non pare tranquilla, tutto preso a parlare della negritudine della Kyenge. L’altro, Baldassarre, ha un rinvio a giudizio per aggiottaggio nella vicenda Alitalia. Trovo notevole che un giornale che propugna una certa idea della politica si affidi a costoro. La prossima volta, suggerisco umilmente, chieda anche un parere a Marcello dell’Utri)

Pubblicato il 22 gennaio 2014, in Fatti nostri con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: