Recensione: “Smetto quando voglio”

Goduria. Magna. E’ l’effetto di questa commedia. All’italiana. Alla Monicelli. La giusta dose di surrealtà, critica sociale, capacità tecnica (sempre eccezionale, dall’ultimo degli attori ai protagonisti). Un gruppo di ricercatori universitari, geniali nel proprio campo, sfortunatissimi nella università italiana piena di politica, raccomandazioni, cordate, affari loschi, che decide di mettersi in proprio con una droga sintetica, elaborata dal neurobiologo (con master in neurobiologia computazionale) e capo della banda.

Divertentissimo, garbato, colto ed intelligente, Smetto quando voglio non è la commedia italiana dell’anno, ma perlomeno del decennio, era almeno dai tempi di Santa Maradona che non c’era qualcosa del genere, anche se qui stiamo su un piano persino (e non poco) superiore. Ho riso a crepapelle in più di una scena.

Nel suo genere, dieci e lode.

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Pubblicato il 9 febbraio 2014, in recensioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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