La legge elettorale al tempo di MasterChef

Negli anni ’80, il vincitore del Festival di Sanremo veniva votato con le schedine di un concorso ippico. Anche se ogni schedina aveva un costo, questo non impediva combine di vario tipo, dall’acquisto di massa di schedine alle pressioni sulla giuria popolare e su quella di qualità, alla falsificazione dei risultati. Credo ci siano stati addirittura dei processi sul tema.

Comunque, vari soloni si scagliavano non tanto contro il sistema e la fallibilità degli esseri umani, ma sull’idea che il Festival della canzone italiana dovesse essere in mano alla Rai: se fosse passato ad un privato (ed uno solo ce ne era) il concorso, magicamente, sarebbe stato onesto, senza raggiri.

Ci abbiamo messo oltre vent’anni, ma ora possiamo smentire la tesi. L’occasione ce la dà MasterChef, su Sky. Si tratta, permettete la nota più personale, di un programma che può piacere solo a chi non ama cucinare, visto che trasforma un’esperienza bella, stimolante e complessiva come quella di cucinare (come ho già detto, la più alta forma di carità quando viene fatta per gli altri) in una cosa inutilmente spettacolare, complicatissima, piena di stravaganze e senza particolare aderenza alla realtà. Sopratutto, qualcosa che non insegna, a chi non sa cucinare, a fare qualcosa, fosse pure un uovo sodo.

Pare che questo programma riscuota un enorme successo, e qualche giorno fa c’è stata la finale. Le polemiche sono venute sul vincitore, perché gli sconfitti si sono lamentati del fatto che ha avuto più tempo per cucinare, e che sia uno in rapporti con la Barilla, sponsor del programma.

Sì dirà, sono le polemiche degli sconfitti che ci stanno, quando il programma è così nazional-popolare.

Fino ad un certo punto, perché poi si parla pure di soldi: oggi una grande società di scommesse ha denunciato come, ore prima della proclamazione del vincitore, siano cominciate ad arrivare scommesse anomale, per quantità e intensità, sul vincitore. Tutte concentrate, poi, nella zona di Milano, dove si registra il programma (le gare di cucina sono state registrate, la proclamazione è avvenuta in diretta, se ho ben capito: considerato che i piatti si assaggiano appena fatti, ci siamo detti tutto).

Questo non dovrebbe stupire. Forse stupirà i soloni che volevano il Festival di Sanremo ai privati, ma non chi pensa, io tra questi, che il problema è sempre culturale e che se non lavori su quello puoi pensare le leggi che vuoi, ma non risolvi mai la radice della questione.

Poi, sicuro, alcune leggi, alcune organizzazioni, alcune attività sono più a rischio di altre, non voglio dire che sia tutto uguale e non si debba fare niente, ma se anche il programma di punta di una televisione a pagamento, cioè di una televisione che chiede diverse decine di euro al mese ai suoi abbonati per avere il privilegio di vederla, riesce ad essere manipolato, forse non si deve pensare che, ora spiego il titolo, la legge elettorale risolverà chissà quali problemi. 

Nel 2008 abbiamo votato con la legge porcata, che ha portato in Parlamento cinque partiti, ma ora ne abbiamo venticinque. Nel 2013 abbiamo votato con la stessa legge e oltre ai venticinque partiti abbiamo che quello più grande, il PD, quello che ha ricevuto un grosso premio di maggioranza, è diviso in due partiti, i quali pur di farsi la guerra sono pronti a tutto, anche ad affossare le quote rosa.

Ora, con questa nuova legge elettorale, la situazione peggiorerà, su questo non vale la pena di avere dubbi. Certo, ripeto, alcune leggi sono peggiori di altre, in quanto ai risultati che possono produrre; questa qui, infatti, è una delle peggiori possibili. Il concorso ippico del Festival di Sanremo sentitamente ringrazia.

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Pubblicato il 12 marzo 2014, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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