Il molto è molto meglio del niente

Il governo ha anticipato, per bocca del suo ciarliero premier, il disegno di legge sulle unioni civili. Una parte della comunità LGBT ha già deciso di dire no a prescindere, perché è animata da un sacro furore contro Pittibimbo. Facciamo a capirci, va bene pensar male di costui, però a volte bisognerebbe anche entrare nel merito, facendo una sana valutazione politica, a contatto con la realtà.

Secondo il piano del governo, le unioni civili avranno gli stessi diritti e doveri dei matrimoni civili, salvo il diritto di adottare. Se così fosse, sarebbe un ottimo compromesso e il tono di chi si lamenta perché vuole avere la parola “matrimonio” a me pare abbastanza fuori posto.

I tre punti che trovo molto positivi di questa proposta sono: a) che ci si unisce andando dall’ufficiale d’anagrafe in Comune, quindi con una modalità simile a quella del matrimonio civile, con una netta evoluzione rispetto alla proposta dei Di.Co. in cui ci si univa per raccomandata; b) che è riconosciuto il diritto alla pensione di reversibilità, cosa che è fondamentale per tantissime diverse ragioni, sopratutto perché è una norma non a costo zero per le finanze pubbliche; c) che è possibile adottare il figlio del proprio “unito”, quindi in realtà un inizio di principio di adozione c’è già.

L’ultimo punto, in particolare, suscita perplessità dei vari integralisti cattolicoidi e baciapile. Se queste fossero le premesse, sarebbe quindi un ottimo disegno di legge e una ottima legge. E’ evidente poi, in prospettiva, che avere un istituto giuridico come quello delle unioni civili così simile a quello del matrimonio civile porterà necessariamente, prima o poi, ad unificarli, come è stato in molti paesi europei (Francia, Inghilterra e credo anche Germania) che hanno iniziato con le unioni civili e poi sono andati oltre. Significherebbe inoltre migliorare e di molto le condizioni di vita di tante coppie gay, dando loro diritti e tutele e, mi ripeto, anche a costo non zero per lo stato italiano, perché i diritti a costo zero sono già una concessione ma è dove è la pecunia che si fanno le politiche vere di inclusione.

Viceversa, fare la polemica perchè non si parla di “matrimonio” significa non voler fare una vera battaglia politica, ma perdersi nel massimalismo che è poi minoritarismo. Chiudersi in quel recinto, in cui siamo già da tanto tempo chiusi, in cui dobbiamo ricorrere sempre al sostegno assai interessato delle varie associazioni gay, che sono poi quasi sempre associazioni di imprenditori interessati alla clientela gay.

Poi vedremo come andrà, è vero che questo governo è noto per promettere 100, anzi 1000, e realizzare poi da -5 a +23 (circa), quindi tutto può succedere. Qualcosa, non molto ma qualcosa, dipenderà da quale tipo di sostegno e critica sensata e non pregiudizievole per principio sapremo noi del mondo LGBT nei prossimi mesi; e qui temo il peggio.

Pubblicato il 18 giugno 2014, in gay con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 6 commenti.

  1. In Germania non ancora. Ci sono solo le unioni civili che qui si chiamano Partnerschaft e danno pure meno diritti dell’eventuale legge prevista da Renzi (ammesso che riesca a farla). Le partnerschaft gay qui si celebrano in municipio esattamente come un matrimonio civile, ma non prevedono adozione congiunta, né reversibilità, né soprattutto gli enormi sgravi fiscali concessi alle coppie etero sposate. Siccome i tedeschi sono morbosamente sensibili al tema soldi, il dibattito sul matrimonio gay qui in Germania riguarda esclusivamente gli sgravi fiscali. La Merkel ha accennato vagamente, e solo in campagna elettorale, alla possibilità di estendere il matrimonio civile anche ai gay ma eliminando gli sgravi fiscali per tutte le coppie sposate (quindi anche quelle etero), e concederli solo alle coppie con figli, sposate o no.

  2. Se l’Italia fosse un Paese normale questa legge sarebbe un ottimo punto di partenza per arrivare al matrimonio uguale per tutti, ma l’Italia non lo è, e tutti i cambiamenti necessari richiedono tempi biblici. Se io avessi vent’anni potrei anche fregarmene, ma non li ho più vent’anni e il tempo passa dannatamente in fretta.
    Perché vedi, io non riesco a non seguire un ragionamento logico: se mi offri una cosa che è quasi equivalente ad un’altra, per quale ragione la devi chiamare diversamente?
    Perché le parole sono importanti, definiscono le cose e i pensieri.
    Non solo per gli omofobi di turno, ma anche per tutti quelli che non si sentono toccati da questo argomento, illusi forse di esserne totalmente estranei, l’unione civile dei gay non avrà mail lo stesso valore e riconosciuta importanza sociale dei matrimoni, proprio perché ha un nome diverso.
    Le persone hanno tutto il diritto di scegliere o di non scegliere di avvalersi di alcuni istituti civili, in questo modo differenziandosi, nei confronti della società, ma lo Stato non dovebbe istituzionalizzare una discriminazione, perché è quello che si sta facendo con queste unioni civili. Non lo direi se fossero state aperte a TUTTI i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, e in quel caso si potevano mettere in protezione anche le coppie eterosessuali che non vogliono o non possono sposarsi.
    Vista com’è ora questa legge è un inno alla solita ipocrisia italiana.

    Detto questo se, e lo sai anche tu che è un se enorme, questa legge dovesse essere approvata, la trovo un ottimo primo passo per dare finalmente una sicurezza a tutte le coppie LGBT con o senza figli che, ora come ora, si trovano nella terra di nessuno.
    Personalmente in questo momento io non ne ho necessità, ma proprio perché sono convinto che un tema simile abbia bisogno, oltre che di essere normato, anche di essere discusso dall’uomo comune per entrare a far parte a pieno titolo della cultura sociale, ma se lo fa in questi termini la lotta alle discriminazioni avrà un percorso ancora lungo da fare.

    io comunque sono dell’idea che se si sta decidendo di forzare un po’ i tempi su questo tema, non sia per accontentare l’elettorato sulle promesse elettorali.
    Sempre più Stati europei hanno normato queste unioni, dal momento che l’Italia si trova in splendido isolamento da un punto di vista legislativo, prima o poi rischia un richiamo per infrazione, perché se le frontiere sono aperte ai cittadini dell’Unione, prima o poi non sarà più tollerato che cambiando nazione dei cittadini rischiano di perdere i loro diritti civili ormai acquisiti.
    E’ per questo che, per quanto mi riguarda, se volessi fare questo passo sceglierei di farlo in un paese dove la mia unione è considerata un matrimonio alla pari degli altri.
    Scusa se mi sono dilungato tanto.

    • Nella tua lunga risposta, tutto tranne che non interessante, tu ondeggi tra l’atteggiamento pratico di chi dice che queste unioni sarebbero comunque molto avanzate e il dubbio, che trovo anche io giusto da coltivare, sul perché allora non chiamarle matrimonio. Voglio però insistere su un punto: non ho dubbi sull’opportunità di coltivare un dubbio, ho invece molti dubbi sul coltivarlo per questioni di principio, solo perché Renzi è cattivo e fortuna che c’è invece Nichi che ci difende tutti. Su una idea, se vuoi, per cui dobbiamo per forza essere in minoranza e minacciati, tanto non c’è niente da fare.

      Mi è venuto in mente, mentre leggevo la tua risposta, un episodio forse romanzato ma che trovo calzante, descritto nel film “Lincoln” del 2012-2013. Lì, Tommy Lee Jones interpreta Thaddeus Stevens, un abolizionista (nel film addirittura legato ad una donna di colore, una cosa che gli avrebbe stroncato la carriera politica se non proprio tolto la libertà personale). Ad un certo punto, si arriva ad una votazione cruciale, su una mozione di compromesso, per cui i neri diventano “uguali davanti alla legge”. Stevens può votare a favore, rinunciando alla sua battaglia, più giusta ma più inattuabile, per cui i nersi sono “uguali davanti a Dio”, un principio più forte ma che non avrebbe avuto sostegno, oppure accettare il compromesso. Sono addirittura i suoi nemici, gli schiavisti, che sperano che lui adotti la posizione ideologica, così da fermare la soluzione pratica.

      Lui, invece, accetta il compromesso e ottiene qualcosa di importante per tutti i neri, che diventerà poi la base per tutto quello che verrà dopo. Immagino che l’episodio sia stato romanzato a fini cinematografici, ma mi pare una buona spiegazione di quello che si fa quando si vogliono cambiare le cose: ci si sporca le mani.

      • Sicuramente, all’apparenza, il mio fastidio verso questa proposta di legge è anche una questione di principio, ma non fine a se stesso.
        Perché con la distorsione di quel principio poi ci avrò a che fare nella vita reale, quando l’omofobo di turno mi farà notare che la mia unione non vale quanto la sua, che si chiama matrimonio, appoggiandosi a questa differenza semantica per continuare a crogliolarsi nel desiderio e nel diritto (supposto) di discriminare. Non posso evitare poi di “sporcarmi le mani”, non appartengo alla categoria degli insospettabili i quali, volendo, possono vivere una doppia vita, evitandosi qualche seccatura di troppo, tra le quali i “giovanardi” di turno che si arrogano il diritto di insultarmi quando va bene, o di minacciarmi quando va male, che troppo spesso hanno costellato la mia vita pur non avendo niente a che fare con me.
        Non sono così ingenuo da aspettarmi che fatta la legge sul matrimonio egualitario il giorno dopo spariscano d’incanto tutti gli omofobi, questo cambiamento culturale richiede un tempo molto lungo. Se l’unione civile fosse stata approvata 10 anni fa la cosa avrebbe avuto un senso, per costruire un percorso graduale atto ad arrivare ad un matrimonio uguale per tutti. Mi si potrebbe obiettare che è quello che si vorrebbe fare ora, ma noi non viviamo sulla luna, non possiamo evitare il confronto con nazioni confinanti che quel traguardo l’hanno raggiunto e dalle quali si dovrebbe prendere esempio, perché altrimenti è come ufficializzare che gli italiani al momento non sono abbastanza evoluti da meritarsi il diritto pieno al matrimonio.
        ops!, meglio specificare, solo una parte degli italiani.
        La Danimarca è stato il primo paese al mondo a riconoscere le unioni civili agli omosessuali nel lontano 1989. Ci hanno impiegato 23 anni prima di arrivare al martrimonio vero e proprio per tutti, facendosi superare bellamente da altre nazioni che hanno avviato il processo anni dopo di loro.
        Per questo motivo io penso che se in Italia passa questa legge sarà la pietra tombale per il matrimonio egualitario.
        Come ti dicevo nell’altro messaggio io in questo momento non ho necessità, anche volendo, di avvalermi di questa eventuale legge, ma proprio perchè vivo nella vita reale come tutti gli altri sono consapevole dei problemi di chi ha urgenza di questa, non avrei nulla da ridire su chi invece volesse avvalersene, per mettersi finalmente in protezione. Ma quella necessità trasforma quella che dovrebbe essere una scelta serena in una scelta subita, giusto per non chiamarla un ricatto.
        Io penso che siano proprio le persone come me, quelle che nell’immediato non sono coinvolte in questo processo o che non lo saranno in ogni caso, come gli eterosessuali, che dovrebbero tenere la barra alta sulla questione del principio, questo non significa fare dell’ostruzionismo ad ogni costo o del disfattismo, ma ricordare a tutti che i diritti sono (dovrebbero essere) diritti di tutti.

        per evitare fraintendimenti, il tono dell’intervento da parte mia è sereno e non polemico, soprattutto nei tuoi confronti. Voleva essere più che altro un confronto di opinioni per approfondire l’argomento, mi premeva segnalarlo. Come anche, visto che l’hai rimarcato nella tua risposta, il fatto che per me non cambia niente se questa legge è stata proposta dal governo Renzi del quale, pur non avendone una grande stima, lo considero un gradino sopra a tanti altri visti prima di lui. Su Vendola poi posso semplicemente dirti che da lui non mi sento affatto rappresentato.

        • Scusami ma non ti seguo più tanto. Io non ho problemi verso gli omofobi, se si limitano a pensare quello che vogliono di me (il sentimento è ricambiato), a fare veglie di preghiera per me o a educare i loro figli pensando che l’omosessualità è il peccato (cosa che poi favorisce l’esplorazione della stessa anche da parte degli etero, quindi perchè privarli di tanta giusta gioia?). Io mi preoccupo di come il loro comportamento influenzi la mia vita e se la legge li mette a bada, a me basta ed avanza. Nessuna nazione al mondo ha avuto, da zero, i matrimoni gay, quindi è inutile pensare di averli qui in Italia.

  1. Pingback: La buona legge sulle unioni civili | Uguali Amori

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