Io e Nick

Nei giorni immediatamente precedenti la partenza io, da bravo ossessivo compulsivo, avevo appunto compulsato le notizie relative alle proteste dei dipendenti di quella patetica scusa di compagnia aerea che è Alitalia per capire se i problemi con i bagagli al cosiddetto aeroporto di Fiumicino fossero solo per i voli Alitalia o anche per altri (Alitalia è un grande successo su questo blog, ci sono post di sette anni fa che ancora ricevono commenti). Dopo essermi sincerato che il problema non riguardava il nosto volo, ho capito che non mi ero per niente sincerato e ho anzi cominciato a temere il peggio. Tanto che ho avuto quasi una discussione con il mio compagno perché io insistevo che dovevamo essere previdenti e portare il più possibile nel bagaglio a mano.

Così ho fatto, mettendoci dentro quelle cose indispensabili e un minimo di ricambio. Purtroppo, ho fatto l’errore di non dividere i nostri vestiti mettendone metà in ciascun bagaglio da stiva. Così, all’arrivo all’aeroporto della più grande città della Scozia (non Edinburgo, l’latra, quella che porta sfiga e il cui nome quindi non verrà scritto) ci mettiamo in attesa dei bagagli.

Aspetta, aspetta. Aspetta. Aspetta. Alla fine arrivano tutti i bagagli tranne il mio. Trauma. Chiediamo all’addetto alla sicurezza che ci manda dall’handler che ci manda dalla linea aerea, che gestisce questi casi direttamente. Così facciamo la conoscenza di Nick, di cui ci rimarranno impressi i modi cortesi ma la scarsa capacità di venire a capo delle cose (tipico dei paesi anglosassoni, gli fanno fare un corso per tutto – anche come gestire i clienti incazzati – ma poi non hanno fatto quei buoni studi che gli permetterebbero di fare il salto di qualità), le orecchie a sventola e il terribile accento. Quando dico terribile, dico che una cosa tipo “Do you have a mobile phone?” viene pronunciata circa come in italiano si leggerebbe “du u ha a mobile fu?”  per cui più volte, in due, ci dobbiamo far ripetere le cose.

Insomma Nick ci manda dalla sua collega che ci fa compilare il modulo. Compilazione che poi scopriremo fatta abbastanza alla cazzo, perché siccome il modulo non ha lo spazio per indicare una email, questa non ci chiede una email ma solo i nostri numeri di telefono. Non sarebbe un problema, se non fosse che poi scopriremo (“poi” significa il giorno dopo”, con altra visita all’aeroporto) come da quel banco informazioni i nostri numeri di telefono non siano raggiungibili. Comunque Nick ci spiega che il mio bagaglio sicuro che è a Fiumicino, hanno controllato che non fosse caduto durante lo sbarco all’aeroporto di destinazione e che ci farà sapere. Intanto, diamogli i nostri recapiti per i prossimi giorni.

Qui, già problema, perché noi cambiamo albergo ogni 1-2 giorni, quindi pensiamo che intanto basteranno i primi 3-4 giorni per venire a capo della questione (poveri illusi).

Andiamo in albergo, io incazzato come una biscia e andiamo a cenare. Io indosso l’unica maglietta che mi è rimasta, ordiniamo fish and chips, io prendo il limone, spremo il limone, il limone ESPLODE e finisce tutto addosso a me e alla mia maglietta. Non mi sono mai macchiato così tanto in vita mia. A quel punto mi viene una crisi di nervi di quelle forti.

Il mio compagno fa quello che solo lui poteva fare in quel caso, cioè calmarmi. Mi dice che se sono così nervoso possiamo pure tornarcene indietro, pazienza per il viaggio e per quello che abbiamo prenotato, ma non posso certo andare venti giorni così. Non solo ha ragione, ma ha mostrato l’affetto più grande e la preoccupazione maggiore per me, pronto a rinunciare ad un viaggio a cui lui teneva anche più di me pur di non vedermi così. Allora io mi calmo. Ci poteva riuscire solo lui.

Andiamo allora a comprare il detersivo in un supermercato, così potremo lavare la maglietta e farla asciugare entro la mattina di domani sull’asciugapanni.

Arriviamo all’indomani, io provo a chiamare il numero dell’assistenza per chi ha perso il bagaglio e questo numero non si chiama da Skype, dai cellulari faccio cinque minuti di musichetta senza venire a capo di niente, uso allora la linea dell’albergo e, per una sterlina al minuto di telefonata, ho il piacere di sentire circa sette minuti di musichetta.

A questo punto non sappiamo che fare, io sono impegnato a prendere a pugni la stanza per sfogarmi, il mio compagno dice che forse è il caso che prima compriamo qualcosa, poi andiamo in aeroporto con la macchina a noleggio e parliamo con Nick (o lo pestiamo, secondo come gira il vento).

Così andiamo per negozi, fortunatamente siamo vicino alla zona commerciale e in particolare ad un centro commerciale, cominciamo con Marks&Spencer al cui commesso spieghiamo la situazione (solo perché non volevamo che pensasse che fossi un turista deficiente che non sa come passare il tempo ma vuole comprarsi un paio di jeans, è che proprio non avevo molto da indossare), così lui molto gentile ci aiuta con le misure (voi lo sapevate che se portate il 52 in Italia portate il 38 in UK, perché la differenza è 14? Noi lo sospettavamo, ora l’abbiamo scolpito nella carne).

Fatti gli acquisti, presa la macchina, andiamo all’aeroporto. Siamo tutti e due sufficientemente incazzati che cominciamo a parlare con Nick in parallelo, lui poverino annaspa, quindi ricomincio io da capo. Allora Nick ci dice che lui ha provato a chiamarci, ma i nostri cellulari non sono raggiunbili. Poi ci dice che se ho una e-mail è meglio, quindi mi chiede di descrivere il contenuto del mio bagaglio (faccio una lista in italiano e in inglese), quindi gli dò tutti i riferimenti dei nostri DODICI alberghi che avremo durante la vacanza, così ci mandano il bagaglio in albergo.

Allora tanti saluti, noi partiamo per il nostro viaggio, io almeno ho un po’ di mutande da mettere grazie a Marks&Spencer (anche John Lewis ha aiutato, per un maglioncino misto cashmere). Dopo tre giorni, all’albergo  in cui stiamo ci dicono che ci hanno cercato perché forse hanno trovato il nostro bagaglio, ci chiedono di richiamarli e qui telefonata con Nick. Immaginate come è comodo fare una telefonata con uno che anche dal vivo non ci si capisce una mazza. Insomma dopo molte discussioni scopriamo che quel bagaglio che hanno non è il mio, perché il mio non ha un lucchetto (padlock, alla faccia del cazzo, scusate, che vi vorrei vedere io a parlare con uno scozzese per telefono e ricordarvi se voi avete un lucchetto o no sul bagaglio), quindi ciccia continuereanno le ricerche.

Ormai mi sono messo l’anima in pace, il bagaglio chissà dove è finito e se mai arriverà (magari l’hanno spedito per sbaglio a qualcun altro che il padlock ce l’ha o anche non sa che cavolo sia e ha annuito subito sperando di essere fortunato, non è che tutti amano parlare con Nick).

Poi, dopo nove giorni, arriva una mail da Roma, dove Nicola (tutti Nick si chiamano in questa compagnia aerea?) ci dice che il bagaglio è stato trovato e ci raggiungerà in uno dei prossimi alberghi. Increduli, in effetti lo troviamo in stanza (nel frattempo, rispetto ai nostri piani originari, avevamo cambiato un albergo perché c’era stato un errore con la prenotazione e, terrorizzati dall’idea che il bagaglio arrivasse proprio lì, avevamo scritto a Nick – con cui ormai c’era un rapporto di confidenza, diciamo – per dargli gli aggiornamenti sulla nostra posizione).

Dentro c’era tutto, salvo che l’esterno era piuttosto sporco (penso che butterò quella valigia, aveva comunque già fatto il suo tempo) e le cose dentro erano umide.

Poi, micaa è finita qui, perché ora bisognerà scrivere alla compagnia aerea per avere il rimborso delle spese sostenute nel frattempo e, sono sicuro, mi faranno incazzare di nuovo.

La prossima volta comunque viaggio con meno cose, preferisco pagare la lavanderia che portarmi dietro un armadio che, tanto si è visto, serve comunque a poco, si può andare in vacanza con l’indispensabile.

Pubblicato il 8 settembre 2014, in Fatti miei con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. È tardi per dare consigli, ma nel caso….

    1.
    La prossima volta, imponiti la calma più velocemente e considera la possibilità di comprare una SIM locale per tutto il giro di telefonate che la situazione necessariamente richiede. In UK le tariffe mobili non sono molto alte (non rispetto alla Germania), e l’attivazione di una SIM prepagata è facile e immediata anche per uno straniero non residente.

    2.
    Prima di partire – e questa è una cosa che io faccio SEMPRE – metti nella valigia, bene in evidenza, un bel foglio A4 con su scritto a caratteri cubitali nome, cognome, numero e data del volo, aeroporto di destinazione e tutti i recapiti possibili. Le etichette esterne possono rompersi e perdersi.

    3.
    Per tutti i voli che transitano per Fiumicino, le misure per ridurre al minimo i disagi di un’eventuale mancata consegna del bagaglio devono essere sempre estreme, anche quando non si prevedono scioperi e agitazioni. Ha il primato mondiale di aeroporto col più alto tasso di perdita dei bagagli.

    4.
    Io pago volentieri anche un 30% in più con un’altra compagnia pur di non volare con Alitalia. Con Alitalia ho sempre avuto problemi, SEMPRE. Anche se, per onestà, devo dire che con Lufthansa non sempre mi è filato tutto liscio.

  2. Ti rispondo sui punti:

    1. Pensa che ce l’avevo ma poi è scaduta (comunque non me l’ero portata). La SIM straniera però richiederebbe un telefono a parte, perché non vorrei perdere i flussi di telefonate diretti ad uno dei due numeri. Cmq, credo che il problema delle linee sovraccariche fosse per i problemi causati da Alitalia (vedremo come risponderanno adesso che bisogna cacciare i soldi);

    2. E’ un buon consiglio, qualche volta credo di averlo fatto, lo riprenderò;

    3. E che potevo fare? Purtroppo non si poteva volare da Napoli se non facendo scalo intermedio e pagando quasi il doppio;

    4 .Ma io non ho volato con Alitalia! Ho volato con Jet2, sono finito nel tritacarne di Fiumicino come tanti altri incolpevoli (per Fiumicino, io spero molto che gli arabi di Etihad arrivino e adottino la legge islamica con tribunali islamici negli angoli dell’aeroporto, non vedo altra soluzione che la brutalità per gente che non ha mai lavorato in vita sua)

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