Giggino, vattene

Ma che sindaco è stato, Luigi de Magistris? E’ utile porsi questa domanda ora che, stante la legge Severino e la sua condanna per aver abusato dei suoi poteri di magistrato durante un’indagine alquanto confusa, deve dimettersi da Sindaco di Napoli.

Sgombriamo subito il campo: deve dimettersi, non può. Deve perché lo prevede la legge, deve perché è accusato di un reato molto grave per un magistrato e ancora più grave per uno che del giustizialismo ha fatto la sua bandiera. Tanto è stato bravo a pretendere provvedimenti esemplari contro i politici che indagava come uno schiacciasassi, distruggendo vite e carriere, alterando gli equilibri politici del Paese andando a mettere sotto controllo in modo non legittimo i telefoni dell’allora Presidente del Consiglio Romano Prodi, che proprio non possiamo pensare che vorrà rimanere a fare il Sindaco di Napoli ora che il sospetto è diventato una condanna di primo grado.

Allora, per la storia e non per una valutazione costi-benefici, vale la pena chiedersi che sindaco è stato.

E’ stato un sindaco deludente. Non poteva, poi, andare diversamente da così. Perchè quando la società civile decide di darsi alla politica, gli esiti non possono che essere modesti. Perché la società civile oscilla sempre tra l’indignazione e l’apatia, non ha quel desiderio di costruire quelle azioni politiche che, per loro stessa natura, richiedono anni, compromessi e pelo sullo stomaco.

Certo, il suo avversario al secondo turno era un personaggio di cui tutta Napoli sa quello che deve sapere, indubbiamente De Magistris era una scelta migliore, ma per quanto migliore non era e non è stata una scelta ottima.

A De Magistris, come sindaco, è mancata una idea di città. Mettiamo subito in conto le condizioni disperate in cui si muove il Comune di Napoli. Pieno di debiti da essere tecnicamente fallito, ha almeno i due terzi degli impiegati e dei dirigenti nullafacenti se non peggio. Non si può chiedere quindi un miracolo e anzi questa giunta ha cominciato a disboscare alcune porcate intollerabili, come i circa 400 sindacalisti per i 2000 vigili urbani: uno su cinque.

Ha anche fatto qualche intervento utile, come l’estensione della ZTL che è un atto di civiltà e di buon gusto, forse con qualche eccesso di zelo ma con un’idea di fondo del tutto condivisibile. Ha portato all’apertura di nuove stazioni della metropolitana, ha esteso l’orario delle funicolari e delle metro fino alla due di notte del fine settimana.

Però, rimaniamo su questi provvedimenti che non danno un’idea della città. Un’idea non è un programma, non è una serie di iniziative, è una visione ideologica, se si vuole, alla quale tendere. Cosa deve fare Napoli? Deve essere più pulita? Questo potrebbe essere un obiettivo, che non si raggiunge certo cacciando l’ottimo, anzi eccezionale, Raphael Rossi dalla guida della municipalizzata dei rifiuti, perché si teme che il giovane ed incorruttibile dirigente possa un giorno fare da ombra al sindaco. Ci si vuole concentrare sul feticcio, tale è, del turismo? Allora forse non è il caso che le regate della Coppa America siano gestite nel modo poco trasparente in cui sono state. Ma insomma ci si dia un’obiettivo e lo si persegua, conformando ad esso le priorità e gli obiettivi dell’amministrazione comunale.

De Magistris si è presentato dicendo: scassiamo tutto. Oggi invece dice che la sentenza contro di lui è politica, che sono i magistrati che l’hanno condannato che si devono dimettere. Purtroppo, non è la qualità della sua amministrazione che ci porterà a marciare in strada chiedendo che resti.

Pubblicato il 26 settembre 2014, in Fatti nostri con tag . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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