Se il problema fosse Renzi

Quello che colpisce, della vicenda di Renzi, non riguarda tanto Pittibimbo, quanto la rapidità con cui ha prima ottenuto un consenso quasi unanime dai poteri forti (i giornali dei grandi gruppi industriali) e, sopratutto, la fulmineità con cui l’ha perso. Due giorni fa l’editoriale del Corriere della Sera era impietoso, sembrava scritto non da Ferruccio de Bortoli ma da Marco Travaglio. Già l’incipit era tranciante (“Renzi non mi convince”) poi sganciava una bomba dietro l’altra: i ministri sono inadeguati, la personalità del premier è eccessiva, l’incapacità di far seguire i fatti alle parole, l’unica cosa con cui il premier abbonda. Fino a quello che non può che essere considerato un insulto, ovvero l’accusa che dietro al patto del Nazareno ci sia un forte odore di massoneria.

E’ un insulto non per l’idea in sé, ma perché viene da un giornale che con la massoneria ha molto a che fare: se de Bortoli teme l’odore di massoneria, dovrebbe aprire le finestre di moltissime stanze del suo giornale quindi più che una constatazione quella del direttore del Corriere è una dichiarazione di guerra: manco i massoni ti vogliono più.

Perché questo rapido cambio di idee, per quale motivo Pittibimbo passa da essere un eroe ad essere un rottame in tre mesi? Uno potrebbe lanciarsi in tante analisi sulle capacità di Pittibimbo, sul fatto che stia scontentando troppi poteri forti, sul fatto che la compagine azionaria del Corriere è piena di suoi nemici (Montezemolo e Della Valle sono incazzatissimi per come il governo non sta aiutando il loro treno privato, Italo) tanto che altri azionisti (Marchionne) hanno sentito la necessità di raddrizzare la direzione del giornale lanciandosi in un endorsement sperticato, come è stato due giorni fa in terra americana.

Si potrebbero dire molte cose, quello che però lascia comunque sgomenti è la pochezza intellettuale e morale della classe dirigente italiana, nei suoi massimi livelli. Incapace di capire le qualità di chi ha di fronte, prima loda uno sconosciuto che mette in piedi un governo di mediocri come la cosa migliore che potesse capitare all’Italia, poi lo attacca per principio solo seguendo qualche strategia decisa da pochi in stanze buie e fumose. Non è tanto l’incapacità di Pittibimbo che dovrebbe preoccuparci, quanto l’approssimazione e la faciloneria di chi dovrebbe giudicare il governo e orientare costruttivamente l’opinione pubblica.

Pubblicato il 26 settembre 2014, in Fatti nostri con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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