Nel paese dei ciechi, Renzi ci vede benissimo

Nel paese dei ciechi, chi ha un occhio solo ci vede bene. E’ una massima indovinata nel descrivere la direzione del PD di ieri e la stravittoria di Pittibimbo: lui non è un genio, ma di fronte a D’Alema e Bersani appare come un gigante. D’Alema, quello che si è costantemente fatto fregare da Berlusconi, Bersani quello che dopo aver messo Filippo Penati a capo della segreteria e non essersi mai accorto di nulla è riuscito a perdere le elezioni del 2013.

Perché quella di ieri è stata una vittoria netta, per Pittibimbo, favorita dal rancore dei suoi avversari che sono stati strapazzati più volte e ora, non v’è dubbio, schiumano rabbia. Ma è anche una buona notizia per il mondo del lavoro italiano perché la riforma proposta dal PD sull’articolo 18 è una buona riforma.

Parto proprio da questo punto, visto che orientarsi nei cascami ideologici che vengono rilanciati dagli sconfitti di ieri è piuttosto difficile.

Il primo punto della riforma è quello che prevede che i contratti precari vengano aboliti. Questi contratti, varati a metà degli anni ’90, dovevano servire a favorire l’ingresso dei giovani lavoratori in azienda ma invece sono diventati un girone infernale dal quale moltissimi, dico milioni di persone, non riescono più ad uscire. Farli diventare dei lavoratori a tempo determinato significa dare a queste persone diritti come le ferie, la malattia, la liquidazione, la rappresentanza sindacale; significa farli uscire da quella che è una condizione intollerabile contro cui i sindacati, che ora tanto strepitano, non hanno mai fatto niente.

Allora, se questo è il primo elemento della riforma, perché è necessario varare una revisione dell’articolo 18? La risposta è molto semplice: sono i soldi, bellezza. Trasformare tutti questi contratti in contratti a tempo determinato e sottoposti all’articolo 18 significherebbe  pretendere, per legge, che l’economia italiana sia molto, molto diversa da quello che è oggi. Moltissime aziende non potrebbero reggere l’impatto di queste assunzioni che, proprio per l’articolo 18, sarebbero poi impossibili da gestire o da smaltire.

A questi lavoratori, quindi, viene proposto un miglioramento immediato e netto, sia chiaro, delle loro condizioni di lavoro, purché accettino per un periodo di tempo (la cui durata è oggetto di discussione, si va dai 3 ai 7 anni) di non essere tutelati dall’articolo 18. Articolo che, ricordo, non li tutela nemmeno oggi.

Nell’arco di questi anni in cui avverranno questi passaggi di contratto e gli anni di moratoria proseguiranno, sarà possibile – e dovuto – intervenire su altri aspetti del mercato del lavoro, primo dei quali è la durata eccessiva dei processi che riguardano questioni lavorative: oggi durano troppo e non danno certezza a nessuna delle due parti.

Ma, in una situazione economica in cui la gente non ha più il lavoro, è del tutto inutile pensare di fare una bellissima riforma che per dispiegare i suoi effetti richiede anni. E’ molto più sensato stabilire che, intanto, chi oggi non ha tutele comincia ad averle e che, poi, si troverà un modo per riorganizzare il contenzioso.

Nel contempo, l’articolo 18 non viene abolito per chi già ce l’ha, ma viene anzi confermato, salvo le questioni economiche. Ovvero, il licenziamento non può avvenire per motivi disciplinari o per discriminazione, ma può avvenire per questioni economiche. Considerato che anche oggi i licenziamenti per motivi economici avvengono eccome (anzi, ci sono proprio i licenziamenti collettivi), questa riformulazione non è lesiva dei diritti di nessuno ma prende solo atto della situazione che è.

Inoltre, l’altro aspetto della riforma è quello che riguarda il demansionamento: se oggi hai un incarico superiore alle tue capacità puoi essere retrocesso, ma mantieni lo stesso stipendio. Si tratta, per me, di una assurdità: se non sai fare quello per cui ti pago, ti pago di meno per fare di meno, certo non ti pago lo stesso per simpatia.

I sindacati dicono che questo sarà il modo in cui capaci lavoratori verranno puniti, riducendo loro funzioni e stipendio. Questo, al di là dei singoli casi, non è vero nella massa perché le aziende non hanno interesse o necessità a fare una cosa del genere. Generalmente, preferiscono pagare perché il lavoro per il quale pagano sia fatto. Inoltre, oggi in Italia è difficilissimo fare carriera perché se ti fanno diventare il responsabile dell’acquisto delle matite e tu non distingui una matita da un bue, poi non possono farti retrocedere. Se invece stabiliamo il principio che puoi diventare il guru delle matite e che ti devi poi guadagnare, ogni giorno, lo stipendio da esperto di grafite, allora diventa più semplice che l’azienda ti metta alla prova e, particolare non da poco conto, tu farai di tutto per meritarti il posto. Mentre oggi, appena hai un nuovo ufficio, invece di usarlo per lavorare lo usi per costruire la cordata che ti deve sorreggere di fronte alle inadeguatezze tue o dell’azienda. Che, magari, è inadeguata perché ha troppi responsabili dell’acquisto di matite, gomme e calamai che non sanno fare il loro lavoro e sono tutti preoccupati di reggersi l’un l’altro.

Certamente, qualcuno in questa riforma ci rimette. Intanto ci rimettono i sindacati, che sono diventati troppo grassi e troppo corrotti per difendere i diritti di tutti i lavoratori. Oggi i precari non sono rappresentati dai sindacati che non hanno alcun interesse a farlo, preferendo di gran lunga tutelare quelli che poi possono foraggiarli e votarli, garantendo a questi tutele eccessive che vengono pagate da chi non ha nulla. Inoltre, ci rimettono tutti quelli che oggi hanno già un contratto a tempo indeterminato, ben tutelati anche dall’articolo 18, e che un domani dovessero cercarsi un altro lavoro, perché non sarebbero sicuri di avere lo stesso tipo di tutela.

Beh, francamente, cazzi loro. Di fronte a milioni di persone che non hanno nulla, possono sicuramente fare un sacrificio, peraltro piccolo. Non possono pretendere di passare da un tempo indeterminato ad un altro, liberi pure di fancazzare tutto il giorno, mentre intorno la gente si dispera non avendo niente.

Detto della riforma, devo fare i complimenti a Pittibimbo per come ha cucinato l’opposizione interna: ha agitato il drappo rosso dell’articolo 18, li ha lasciati scatenarsi (non perché a questi qui freghi niente dell’articolo 18, anzi D’Alema lo voleva riformare quando era Presidente del Consiglio) poi ha scompaginato un po’ le carte e li ha lasciati in braghe di tela. Costretti a contare sui voti della minoranza che fa capo a Civati, altro personaggio ampiamente sopravvalutato.

Tutto questo, poi, è avvenuto perché Pittibimbo aveva fiutato l’aria e sapeva che la minoranza del PD era pronta a tutto pur di far cadere il governo e toglierselo di torno. Allora, con una grande astuzia, ha rilanciato e attaccato sulla carne viva; adesso anche se cade il governo lui potrà presentarsi agli elettori come il rinnovatore che hanno bloccato, mentre se va avanti potrà poi occuparsi con molta agilità di tutte le altre riforme, quelle sì indispensabili al Paese.

Pubblicato il 30 settembre 2014, in Fatti nostri con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. Gentile UgualiAmori,
    Il tuo post e’ assai condivisibile, pero’ avresti dovuto sottolineare che il Renzusconismo non avrebbe potuto realizzarsi senza il Berlusconismo.

    Matteo il Berluschino, infatti, si muove con decisione perche’ puo’ contare sull’appoggio di Silvio il Berluscone che predica le riforme “di Renzi” dal 1994.

    Nel Ventennio di “Resistenza” alla marcia dei “Katto-Komunisti” e dei “Kamussisti” verso il potere “assoluto”, Silvio il Berluscone, statista con le grande visioni, e’ riuscito alla fine solo a costringere la Sinistra italiana Catto-Comunista (sempre perdente o, al massimo, pareggiante) ad affidare la leadership del Partito post-Komunista a Matteo, il suo figlioccio naturale, il quale si e’ finalmente convinto che con l’anti-berlusconismo miope, ottuso e viscerale l’Italia non poteva fare passi in avanti e non poteva risolvere i problemi, cosiddetti, strutturali.

    (Lo ha capito perfino Sciltian Gastaldi (Anelli di Fumo) che stufo di aspettare in Canada la latitanza di Silvio il Berluscone, ha deciso di trasferirsi a Londra e di continuare la sua carriera di stomaco in fuga osservando da vicino la Great Britain che per un pelo diventava “Little Britain” e che oggi vota massicciamente per un partito che si ispira ad Umberto Bossi e a Makumba Calderoli).
    Vien da ridere!

    I Katto-Komunisti-Kamussisti (i “KKK”) sono stati un osso durissimo per Silvio il Berluscone e certamente lo sarebbero stati anche per Matteo il Berluschino/Rottamatore; ma unendo le forze berlusconiane e renziane la vittoria sembra ormai a portata di mano e finalmente, con il Renzusconismo, le forze reazionarie della Sinistra italiana, il cosiddetto “Zoccolo Duro” pieno di “Zucconi”, sembrano vicinissime alla capitolazione.

    Berluscone Silvio e Berluschino Matteo, i “Berluschelli” della Nuova Italia che esce, con un Ventennio di ritardo, dalle macerie del Muro di Berlino e di quello che quel Muro rappresentava, sono dunque i nostri veri “Salvatori della Patria”.

    Se prima “Destra” e “Sinistra” avevano un senso perche’ ci doveva pur essere un polo moderato che si contrapponesse al Katto-Komunismo-Kamussismo rimasto fermo al Ventesimo Secolo, oggi, grazie ai Berluschelli, quella divisione ideologica comincia ad appannarsi perche’, come predicava il Berluscone e come predica il Berluschino, e’ arrivato il momento di concentrarsi “sulle cose da fare”.

    E “le cose da fare”, tra cui il freno allo sviluppo economico rappresentato dall’art. 18, non appartengono alle “ideologie”, ma semplicemente al buon senso, il “common sense” che aiuta ad analizzare i problemi lucidamente e a risolverli in modo intelligente e pragmatico.
    Lucidita’, pragmatismo e intelligenza di cui la Sinistra italiana e’ sempre stata deficiente. (basta vedere cos’ha combinato di fronte al fenomeno dell’emigrazione di massa).

    Capisco l’immensa e rabbiosa frustrazione dei Katto-Komunisti-Kamussisti, i “KKK”, costretti a constatare di avere perduto un Ventennio nell’inutile tentativo di assassinare il Grande Satana, Silvio il Berluscone, trovandoselo invece sempre tra le palle mentre tiene in piedi il “loro” Berluschino che fa la politica del Berluscone: ma in Politica i grossi errori si pagano cari.

    Seguendo l’esempio di Sciltian Gastaldi, i “KKK” potrebbero tutti trasferirsi in UK ad aspettare la latitanza di Matteo il Berluschino. figlioccio di Silvio il Berluscone ed intanto immergersi, turandosi il naso, in quell’atmosfera cosi….”leghista”, cosi “faragista”….cosi….”anti-europeista”…..cosi stomachevol-mente di Destra… che tanto schifo gli fa.

    Potrebbero anche contattare Beppe Severgnini organizzando con i suoi Italians una “Pizzata di Consolazione” alla Pizzeria Tricolore, frequentatissima dai cervelli e dagli stomaci italiani fuggiti in quel civilissimo paese per colpa di Berlusconi e che non sono tornati quando arrivo’ Monti, che ci ha lasciato un milione di disoccupati in piu’, ne’ quando arrivo’ Letta che ci ha lasciato la Kyenge ubriaca di Jus Soli, e tantomeno oggi che e’ arrivato Renzi che si sta consumando al massimo per far fuori i Komunisti brutti e cattivi.

    Forse i nostri Italians all’estero stanno aspettando che le Riforme di Renzusconi producano prima qualche effetto concreto: con un Ventennio di ritardo sulla tabella di marcia del treno della Storia.

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