Sapete che vi dico? Viva il vincolo del 3%, anzi meglio ridurlo al 2%

Ora va molto di moda raccontare che il vincolo dei trattati istitutivi dell’Euro che prevede che un Paese non possa avere un deficit annuale superiore al 3% del PIL è anacronistico. Sì, dal punto di vista economico è proprio così, è una scemenza. Ma dal punto di vista politico, io dico che non solo è giusto, ma è troppo lassista, è meglio avere un vincolo ancora più stretto, possibilmente il 2%, o anzi proprio il famigerato Fiscal Compact, cioè l’obbligo di avere non solo deficit zero ma anche di ridurre il debito.

Oddio, e come facciamo a farlo? Se già così l’economia italiana soffre?

Si fa con una legge anti-corruzione draconiana, perché non può essere che qui si continua a rubare a tutto spiano e a tutti i livelli, non può essere che Galan, quando l’hanno indagato, ha cominciato ad urlare e strepitare che era innocente, che era un abbaglio, che era un complotto, che non c’erano soldi all’estero né tangenti e poi, invece, ieri ha patteggiato, restituendo 2.6 milioni di euro. Quindi, Galan è un ladro, ora può essere detto senza dubbi, per sua stessa ammissione. Ma, per quanto sia una buona notizia che abbia ammesso le sue gravi colpe, non va bene perché in quindici anni di presidente del Veneto avrà incassato, dal MOSE di Venezia, ben più di quei 2.6 milioni e, anzi, chissà quante altre fonti di finanziamento ci saranno state. Un’opera, quella contro l’acqua alta in laguna, che di costi dovuti alle tangenti, quindi sia di tangenti che di sprechi, è costata un miliardo di euro più del necessario; anzi almeno un miliardo.

Fai una legge anti-corruzione terribile e severa, che stabilisce che in caso di un episodio corruttivo il primo dei due, tra corrotto e corruttore, che confessa ha un grande sconto di pena, così da metterli l’uno contro l’altro e rompere il muro della reciproca convenienza a tacere. Una proposta di metà degli anni ’90 di cui poi si sono perse le tracce, oggi è meglio parlare del 3% e di quanto è cattiva la Merkel.

Fai poi una riforma drastica della burocrazia e del sistema del pubblico impiego, in cui è pieno di persone che tutto il giorno non fanno niente e non producono ricchezza per il paese ma, anzi, fanno un danno a chi vuole lavorare. E’ pacifico che, dato un ministero a scelta, i due terzi degli impiegati e dirigenti sono semplicemente inutili o, appunto, dannosi, chiunque c’ha lavorato l’ha visto. Questa gente o la metti a lavorare o la licenzi, meglio pagargli la disoccupazione che tenerli a fare danni.

Fai una lotta feroce alla criminalità organizzata che da sola assorbe ben più del 3% del PIL. Pretendi che si paghino le tasse, che tutti le paghino, non che i gioiellieri continuino a dichiarare 500 euro al mese di guadagni e nessuno provveda, di fronte a queste aziende così gravemente in crisi, a rilevarle ai prezzi, molto modici, che devono valere per aiutare questi onesti galantuomini che, poveretti, hanno aziende che ormai sono decotte.

Comincia a fare queste riforme, invece di farti dare una delega in bianco sulla riforma del mercato del lavoro in cui sostanzialmente si dice che, data l’impossibilità di fare una riforma condivisa in Parlamento allora la lasciamo fare al governo. Poi, a quel punto, il problema del 3% del deficit si risolve da solo.

Invece no, meglio stare a piangere, a chiedere l’aiuto dell’Europa, a criticare l’Europa, a pretendere che la Germania debba pagare i debiti dell’Italia senza che l’Italia abbia fatto niente per risolvere queste situazioni incresciose. Comincia a stabilire che a chi ruba saranno tagliate le mani (anche non solo in senso metaforico, io una riflessione su certi aspetti della sharia comincerei a farla), poi gli scossoni che ne risultano e che, quelli sì, causano all’inizio una discesa del PIL, saranno affrontati da tutti, in Europa. Però se pensi di portare come risultato il fatto che Corradino Mineo si è astenuto sulla legge delega in bianco, mi sa che stiamo un po’ lontani da quello che serve.

Pubblicato il 9 ottobre 2014, in Fatti nostri con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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