Dopo i cento fiori, la dottrina dei cento rosari

A metà degli anni ’50, Mao si convinse che i cinesi erano così entusiasti del suo governo della Cina che varò il programma dei cento fiori, dove ognuno poteva esprimere le proprie idee sul futuro della Cina: come i fiori sbocciano portando una nuova stagione, così tutti erano incoraggiati a far sbocciare le proprie proposte. Molti dirigenti a lui vicino cercarono di dissuaderlo, avendo chiaro che il polso della Cina reale non era quello che Mao, convinto di essere adorato dalle  folle, si aspettava.

La cosa sfuggì di mano e quelli che più avevano mostrato atteggiamenti critici nei confronti del regime furono poi spediti nei campi di rieducazione.

Non sembri eccessivo se, per parlare di quello che è successo nell’ultimo Sinodo convocato da Bergoglio per discutere delle innovazioni in tema di comunione ai divorziati e atteggiamento verso le coppie omosessuali, si ricorre a questo parallelo storico. Anche nel Sinodo il Santo Padre ha infatti invitato tutti a parlare con schiettezza e ad esporsi, perché non cercava una unanimità di facciata ma un confronto di idee e di posizione. Forse in quel Sinodo i cardinali conservatori, più che cento fiori, hanno pestato cento merde, con le loro idee retrive ed insopportabili su temi che, per la maggior parte dei cattolici, anche praticanti, avrebbero bisogno di ben altra soluzione che non la chiusura attuale. Si aggiunga pure che in qualche caso il modo in cui si è fatta opposizione è andato ben oltre i confini della discussione consentita, perché certo non si può pensare ad un cardinale che dice in pubblico che la Chiesa è una barca senza guida. Così come è grave e pericoloso, per la stessa sopravvivenza della Chiesa Cattolica, che si sia cercato il sostegno del Papa Emerito per contrastare Bergoglio, cosa che avrebbe potuto provocare, se Ratzinger li avesse seguiti, ne più ne meno che uno scisma.

Ciò detto, ed anzi per ultimo considerato che nessun cardinale è stato spedito in un campo di rieducazione ma, più civilmente, messo a riposo dandogli un incarico onorifico – come è stato il caso del cardinale Burke, primo epurato – vale comunque la pena riflettere sul parallelo possibile tra questi due momenti storici così diversi ma che in comune si portano un elemento: la presenza, al centro degli stessi, di un dittatore. Tale era Mao, assassino sanguinario e peraltro leader militare e politico molto modesto, talo è Bergoglio, magari destinato alla santità ma che comunque rimane unico titolato a decidere degli affari di Santa Romana Chiesa.

E’ un invito, in fondo, a riflettere e a ponderare bene, perché quando qualcuno ti chiede il tuo parere, specificandoti che comunque sei libero di esprimerlo e che non andrai incontro a conseguenze: ecco, lì ricordati che più ti fanno presente che ti devi sentire libero, più devi sapere che, per principio e in partenza, libero non sei.

Pubblicato il 10 novembre 2014, in Fatti nostri con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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