Quello che il bruco chiama morte, per il resto del mondo è la nascita di una farfalla (Lao Tze)

E’ un po’ che non racconto qualche vicenda personale, a beneficio dei miei venticinque lettori spendo qualche parola.

Da qualche mese, complice uno scossone organizzativo molto forte, sono disoccupato. Il contratto a termine che avevo non è stato rinnovato perché, con il cambio di tutta la prima linea dei dirigenti, non ho avuto più né un santo in paradiso né un progetto importante da seguire. La crisi dell’azienda ha poi portato alla fine dei giochi.

Un po’, anzi più di un po’, me lo aspettavo, non potevo nemmeno pensare di rimanere in piedi in una azienda che è, per definizione, un braccio operativo di una lobby politica e che come tale preferisce tenersi dentro gli amici e i parenti. Ma vabbè e pazienza, del resto non credo che tale azienda abbia alcun serio futuro e penso anzi che tra qualche mese avrà una seria crisi di liquidità. Mi dispiacerà, un po’, per i pochi (circa uno ogni sei) dipendenti capaci, gli altri (circa cinque su sei) mi lasciano indifferenti. Spero, però, che siano sopratutto i sindacalisti, che si sono spartiti la torta con la nuova dirigenza, salvando i loro tesserati e i loro amici piuttosto che quelli capaci, a doversi trovare un lavoro. Altro che riforma dell’articolo 18, farei…

Dopo questo evento, passata l’Estate, ho cominciato a cercare nuove opportunità. Ovviamente io ho le mie priorità, per cui ho cercato una possibilità che mi permettesse di rimanere con il mio compagno e questo ha reso la ricerca più complicata. Si parla molto di quanto manchi il lavoro in Italia, ma dovreste vedere cosa è il Sud per capire cosa è un deserto.

Finora, ho avuto un colloquio, di numero, con una società che, l’ho capito dopo ripensando a quanto detto, chiaramente ricicla soldi per conto della criminalità organizzata nel settore delle scommesse: a parte la posizione, nemmeno troppo interessante, quando ho realizzato di cosa stessimo parlando ho pensato bene di evitare qualsiasi altro contatto o sollecitazione.

Dopo questo, ci sono stati circa due contatti telefonici, che sono finiti nelle chiacchiere che non vanno oltre.

Il problema principale, per quello che vedo e capisco del mercato del lavoro, è che sono troppo qualificato. Io faccio quello che posso, per esempio evito di inviare CV troppo pesanti per posizioni di livello più basso, ma in quel caso è l’età che volge a mio sfavore. Viceversa, se dicessi tutto quello che ho fatto, questi datori di lavoro eviterebbero ogni contatto, perché saprebbero che a fare un lavoro più operativo e semplice io non avrei né stimoli di tipo professionale né tantomeno economici, spesso ho visto proposte di retribuzioni pari a circa la metà di quello che prendevo io. Io stesso, al posto loro, non assumerei uno come me per le posizioni che hanno.

E’ molto difficile trovare una posizione di livello non dico alto ma almeno intermedia. Questo perché sono poche posizioni, intanto, secondo sono posizioni che nascono sopratutto da una rete di relazioni e di contatti che io, trapiantato in una città in cui non sono nato, cresciuto e in cui non ho studiato, certamente non ho.

In tutto questo deserto, ci sono solo due luci. Una piccola, una un po’ meno fioca.

Quella piccola è di una società, piccola ma già con molte sedi all’estero, che cerca un profilo professionale molto elevato, in un contesto tecnologico piuttosto avanzato. E’ una posizione che però è aperta da più di un mese e che presumo rimarrà tale almeno fino all’anno prossimo, perché tra riforma del mercato del lavoro e agevolazioni per chi assume non c’è nessuna fretta di prendere una persona nel 2014, meglio aspettare il 2015. Non so cosa accadrà, mi piace baloccarmi con il fatto che possa portare a qualcosa.

L’altra luce, meno fioca, prevede un mio ruolo (in un gruppo di persone che, per comodità, diciamo essere un project management office, anche se la cosa è un po’ meno definita di così) in un progetto molto grande e pluriennale che parte, però ,tra qualche mese. Nel frattempo, do’ un contributo a titolo gratuito, certo non a tempo pieno, nell’impostazione delle attività. Mi piacerebbe pure farlo, se questo progetto decolla potrei togliermi tante soddisfazioni (almeno professionali), costruirmi una rete di contatti e avere una prospettiva interessante. Solo che siamo nell’ambito di quei progetti finanziati che, finché non sono finanziati, non sai cosa succede.

Ho pensato molto in questi tempi al perché ora mi sia difficile trovare una posizione, in genere ho sempre avuto la condizione opposta di avere più opportunità in cui scegliere. Non credo che sia tanto legata a questa città o alla condizione dell’economia italiana, che comunque danno il loro porco contributo, ma è sopratutto un problema di crescita professionale. Se avessi continuato a fare il tecnico, per quanto capace, competente e specializzato, avrei avuto forse più facilità a riposizionarmi. Invece ho provato a prendere l’ascensore professionale (non dico nemmeno sociale) e questo si è bruscamente interrotto per colpe non mie, così mentre il bruco stava diventando farfalla l’albero su cui poggiava è schiantato al suolo.

Il punto è che questo processo, in molte economie sviluppate, avrebbe potuto riprendere con una certa ragionevolezza, magari sì pagando pegno ma senza avere, per paradosso, una specie di bollino nero che dice: meglio non assumerlo, con tutto quello che ha dimostrato di fare poi si monta la testa. In Italia invece no, volevi crescere tramite e grazie il tuo lavoro e devi invece essere punito in quanto perturbatore dell’ordine costituito.

Alla fine penso che, passato questo periodo, tutto il valore positivo di queste esperienze di crescita professionale rimarrà con me, pronto ad essere usato in un’altra occasione, però non posso non capire perfettamente quanti se ne scappano da questo paese, ci vuole veramente una grande forza ad andare avanti.

Pubblicato il 18 novembre 2014 su Fatti miei. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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