Recensione: Due giorni, una notte

I due giorni e la notte è il tempo in cui Sandra (sandrà, è ambientato in Belgio) deve convincere i suoi colleghi a votare perché lei rimanga al suo posto di lavoro, rinunciando al bonus di 1000 euro (annuali, quindi 80 euro al mese, vedi le coincidenze) che il datore di lavoro ha altrimenti promesso loro; in realtà, questi colleghi hanno già votato e lei riesce ad ottenere che votino di nuovo. Il voto è avvenuto quando lei era assente dal lavoro, per una depressione da cui non si è ancora ripresa del tutto e che avrà alcune brutte ricadute anche durante questo fine settimana.

Un film proprio brutto. Brutti gli esterni in cui è girato (finanziato dal governo belga? Si vede proprio che sono anni che lì sono senza governo), nell’umanità rappresentata che è tutta senza speranza, che si attacca a tutto pur di andare avanti, con la protagonista così debole e fragile, spesso inquadrata mentre sta a letto rannicchiata in profonda spossatezza.

Alla fine, quale sarà il riscatto di Sandra? Non dico come va a finire sulla questione del reintegro, dico che lei si dirà “sono felice”. Tutto qui, per un film che vorrebbe essere di denuncia sociale (vorrebbe?) ma rimane solo noioso.

Sinceramente, un buon reportage fatto da Ballarò, diMartedì e simili rappresenta uno spaccato più interessante e, lasciatemi dire, con un qualità di ripresa e fotografia assai migliore.

Voto: 5

Pubblicato il 3 dicembre 2014, in recensioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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