Quando ci fa comodo che non ce lo chiede l’Europa

Anche a costo di qualche polemica familiare piuttosto accesa, ero un sostenitore della riforma del lavoro che voleva varare il governo Renzi.

Ritenevo infatti che l’abolizione dei contratti a progetto fosse un obiettivo troppo importante nel migliorare la vita di tante persone per non poter accettare di dover rinunciare a qualcosa, come alcune delle tutele previste dall’articolo 18.

Io ho lavorato con persone che erano collaboratori a progetto e che quindi, pur stando nella mia stessa stanza e pur facendo un lavoro simile al mio, non avevano alcun diritto. Non la liquidazione, non la malattia, la maternità, o le ferie. Tutte cose che dovevano essere contrattate caso per caso e che solo negli ultimi anni hanno cominciato ad essere riconosciute, seppure in modo molto parziale. Aggiungo che, in un caso che proprio ho visto dal vivo, una mamma ha perso quei giorni di recupero dalla maternità a cui aveva diritto, con il silenzio e la complicità di quelle fogne dei sindacati che, nelle persone dei sindacalisti, hanno preferito che questa persona non potesse tornare al lavoro e recuperare quel mese che le spettava perché, in una situazione di difficoltà dell’azienda, questo significava avere meno soldi per pagare altri stipendi; salvo che gli altri stipendi erano tutelati da ammortizzatori sociali che la neo-mamma invece non aveva.

Se dico che ero favorevole è perché adesso comincio a non esserlo più. Intanto, nella riforma del lavoro non è stato abolito il contratto a progetto ma solo reso meno conveniente: è un buon passo nella direzione giusta, ma non basta, perché c’è il rischio che i maggiori costi si scarichino solo sui lavoratori a progetto, che verranno quindi pagati di meno. Il contratto a progetto va abolito, perché indegno.

Ma quello che mi ha scoraggiato è la questione della riforma fiscale. Potete leggere qui cosa comporta questa riforma in termini di de-penalizzazione di molti odiosi reati fiscali ma, in sintesi, è proprio difficile pensare che questa riforma “ce la chiede l’Europa”.

Non penso che l’Europa e gli investitori internazionali siano in attesa di sapere che la corruzione italiana è oggi pure legittimata, grazie ad una norma che stabilisce che fino al tre per cento di evasione non è un reato penale (quindi, una azienda che fattura un miliardo può avere fondi neri per trenta milioni: sai quante mazzette ci paghi, con trenta milioni).

Anzi, credo che questa norma contribuisca a dare dell’Italia l’immagine, che risponde al vero, di paese più corrotto d’Europa, in cui le tangenti si pagano a cominciare dal bar che apprezza l’operato del vigile, agli uffici tecnici degli enti locali e centrali dello Stato per i permessi, controlli ed autorizzazioni, fino ai politici nazionali per le leggi e i grandi appalti. Grazie al limite del 3%, chi guadagna di più potrà pagare più tangenti, con effetti distorsivi maggiori.

Sarebbe sufficiente stabilire che questo limite del 3% sia comunque sottoposto ad un limite di diciamo 10mila euro, in modo da sfoltire i procedimenti penali relativi a queste piccole evasioni ma sufficiente ad evitare che chi è ricco possa corrompere di più.

Ma, in questo caso, non si sarebbe potuto varare una norma a favore di Berlusconi; credo che sia evidente a tutti che lo scopo della norma era mostrare al banana che un uomo come Padoan al Quirinale saprebbe ben rappresentare certi interessi.

Aggiungo che, secondo l’articolo 95 della Costituzione Italiana, “I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri“, quindi Pittibimbo non ha il potere di dire che un atto, come la delega fiscale, approvata dal Consiglio dei Ministri viene revocato dal Presidente del Consiglio così, di propria iniziativa.

Se lo fa, non solo viola la Costituzione ma delegittima il Consiglio stesso. A fronte di questo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che tiene i verbali delle sedute, ha il dovere di dimettersi, seguito a ruota dai ministri competenti (Giustizia ed Economia) insieme infine e nuovamente al ministro della Giustizia (che si deve dimettere due volte, quindi).

Solo che, mi sa tanto, nessuno farà proprio niente.

Pittibimbo: parziale delusione, terribile incapace.

Pubblicato il 8 gennaio 2015, in Fatti nostri con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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