Masterchef (italia)

Un po’ come il dolcetto dopo il pasto, la golosità che dà tanta gioia ma ci fa tanto peccare e che non dovremmo proprio fare, così è Masterchef, il vizio di chi gironzola tra i fornelli.

Masterchef è un vizio perché, come il dolcetto che non porta calorie nobili, così non porta niente di nobile alla cucina italiana. Vedendolo non c’è possibilità di imparare niente su come si cucina, non c’è una ricetta che fosse una discussa e analizzata, solo una sfilata di piatti giudicati da chef sicuramente competenti ma che alla fine riducono il programma ad una sfilata di bellezza per piatti che, poi, sono sempre quantomeno molto poco congruenti e vicini rispetto alla cucina italiana tradizionale.

Si tratta di piatti spesso sofisticati, ricchi di sfumature di ingredienti e, sopratutto e direi che è pacifico, piatti che non possono venire in mente così, all’estro, di un aspirante cuoco che non è un professionista ma un dilettante, per quanto capace esso sia.

Ho visto, credo nella passata stagione (ora è in onda la quarta), una prova in cui si dovevano cucinare cinque piatti diversi con dei fiori di zucca. Ora sfido qualsiasi cuoco che ama i fornelli a farsi venire in mente cinque ricette diverse, a riorganizzarsi gli ingredienti nei pochi minuti in cui i concorrenti possono accedere alla dispensa e prendere quello che serve e a cucinare tutto insieme. Forse, il capo cuoco del Tempio dei Fiori di Zucca, ristorante di fantasia che cucina solo fiori di zucca, ne sarebbe capace ma un cuoco amatoriale non ne può venire a capo.

Così come mi pare molto, molto difficile riuscire ad inventare una ricetta al volo per la trippa di baccalà, o il modo migliore di usare le foglie di tabacco per affumicare la carne o come usare il wasabi, sono tutti ingredienti pochissimo comuni.

Invece, in questo programma vedi due decine (poi vanno a calare, essendo eliminati mano mano) di concorrenti che sì, a favore di telecamera e di suspence comunicano le loro preoccupazioni quando gli viene chiesto di usare il nero di seppia purchè non insieme a pasta o riso, però alla fine tirano fuori tutti dei piatti, tutti diversi l’uno dall’altro, spesso buoni, in genere radicalmente diversi.

La spiegazione più ovvia è che i concorrenti siano in parte istruiti su quello che devono fare, ricevano una qualche, magari molto lunga, lista di ingredienti possibili e possano esercitarsi nella cucina di Masterchef.

La cucina, altro elemento interessante. E’ sorprendente come tutti questi si trovino in una cucina in cui non sono mai stati, peraltro bellissima, piena di ogni possibile strumento e aiuto culinario e sappiano tutti destreggiarsi con efficacia. Anche, qui, è ovvio, c’è stata una fase di accomodamento e di esercitazione.

Tutte fasi e tutti momenti che sono fuori programma, che riesce ad essere quindi avvincente perché i tempi morti e le pause sono tolti da un montaggio che è il vero conduttore: non sono i tre chef quelli che guidano le danze, ma il regista e il montatore che riescono a costruire una storia su quella che, comunque, è una visione parziale e molto personale di qualcosa di più complesso.

Bravi, bravissimi, si tratta di televisione nel senso più forte del termine (cioè nel senso di manipolazione della realtà) ma mentre una persona che si destreggia in cucina può anche arrivare a decostruire il tutto e capire quello che c’è dietro e tutto quello che manca, chi di cucina non è pratico continuerà a pensare che cucinare sia una specie di rito magico, in cui in qualche modo preter-naturale vengono fuori dei piatti, quasi da soli: poi a volte riescono e a volte no. La cucina al tempo degli aruspici.

Qualche tempo fa leggevo l’intervista di uno chef che parlava del fenomeno in ascesa del bullismo nelle cucine dei ristoranti, c’è sempre stato ma ora è peggiorato per colpa di Masterchef (parole sue), cosa che indica come le colpe di Masterchef siano ben distribuite tra tante figure professionali diverse.

C’ho detto, rimane un peccaminoso cioccolatino, da consumare con moderazione e vergognandosene un po’. Per esempio, io scommetto che il vincitore di quest’anno avrà meno di 25 anni, perché in questa fascia d’età ci sono concorrenti molto forti, che hanno il vantaggio di una certa resistenza fisica e che quasi mai hanno le crisi di panico e di ansia di alcuni concorrenti più grandi, cosa che sicuramente li fregherà prima o poi.

(Piccola aggiunta: le puntate sono registrate d’estate, e direi al ritmo di una ogni 1-2 giorni. Poi la finale viene registrata poco prima della messa in onda, che sarà in Primavera. Quindi ci sono alcune decine di persone, tra concorrenti e membri della troupe, che sanno già chi arriva in finale, eppure nessuno parla: o i servizi segreti vigilano sul fatto che il silenzio sia mantenuto, oppure si è trovato il modo di far felici tutti).

Pubblicato il 12 gennaio 2015, in recensioni con tag , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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