Le due cooperanti

Si è molto discusso della vicenda della liberazione delle due cooperanti italiane; se ne è spesso discusso in toni assolutamente sbagliati e approssimativi, segno dell’involgarimento del dibattito pubblico italiano. Ho evitato, molto accuratamente, di scrivere qualsiasi cosa al riguardo su Facebook, anche quando spronato, perché ritengo quello il posto meno adatto a fare una discussione che non sia di pancia ma bensì meditata e riflessiva. Provo qui a dire quello che penso e, per farlo, considero i vari attori della vicenda.

Il governo italiano. L’attore principale e, per una volta tanto, quello che ha meno colpe di tutti. Le polemiche e le critiche sul fatto che un riscatto sia stato pagato dal governo italiano sono imbecilli, non trovo altro termine per indicarle.

Il dovere del governo, sempre comunque e dovunque, è quello di tutelare la vita dei cittadini italiani. E’ un principio inderogabile, in tempo di pace come di guerra, all’estero come sul territorio nazionale. E’ il governo che, in Italia, controlla le forze di polizia ed esercita quel monopolio della violenza che è ad esso delegato per tutelare il bene comune, ma un governo che non avesse chiara la sacralità della vita dei cittadini potrebbe usare quello stesso monopolio per far fuori gli avversari politici o i cittadini scomodi. Sempre per paradosso, il governo che controlla gli ospedali pubblici potrebbe allora scegliere chi curare e chi no, o chi soccorrere o chi no, se dovessimo seguire l’idea che il governo poteva scegliere se salvare o meno quelle due persone.

Anzi, tanto il principio di tutela della vita dei cittadini italiani è uniformatore che tutto quello che il governo ha detto o fatto si spiega secondo questo criterio. E’ evidente che qualcuno ha pagato il riscatto (ci torno dopo) ma il governo deve fingere di non sapere: sia per tutelare chi ha pagato, sia per evitare che altri cittadini italiani possano essere sequestrati in quanto associati ad un governo che paga con tranquillità, sia per evitare che altri sequestri in corso possano diventare più esosi.

Su questo, non c’è nulla da discutere. Aggiungo solo che il governo, avendo accesso alle informazioni dei servizi segreti italiani ed alleati, valuta cosa dire e come dirlo, per tutelare la vita degli altri italiani sequestrati o sequestrabili.

Fatto chiaro questo, si può poi discutere se si debba varare una legge, che non fa il governo ma il Parlamento, in cui si stabilisce che chi vuole andare in certe zone critiche o ci va autorizzato oppure se la deve spicciare poi da solo. Siccome sarebbe una limitazione delle libertà personali, i pro e i contro vanno valutati e discussi nella sede della sovranità popolare.

Le scorregge di Salvini possono rimanere ad essere fatte su Facebook, dove la puzza che produce a molti, inspiegabilmente, piace.

Il pagatore del riscatto. Qualcuno ha pagato il riscatto. Penso pure che il Ministro degli Esteri faccia il dovuto gioco di equilibrismo quando dice che “il governo italiano non ha pagato”, perché probabilmente ha pagato qualche impresa privata che ha interessi in quelle zone del mondo (poi, ovviamente, i soldi torneranno indietro, con una norma ad hoc da qualche parte in qualche legge, un arbitrato favorevole o qualcosa del genere). Penserei quindi o all’ENI, che per peso e dimensione è l’azienda italiana più importante nel Mondo, o a qualcuno che abbia interessi forti da quelle parti (compresa la Turchia, che ha avuto un ruolo nella mediazione).

Gli altri paesi. Sempre per cambiare aria dopo le flatulenze di questi giorni, ricordo sommessamente che Francia, Germania e Spagna (per rimanere all’Europa) pagano riscatti; Regno Unito e Stati Uniti d’America no, ma in quei paesi è possibile avere delle assicurazioni private che gestiscono queste spiacevoli necessità.

Mi domando se è meglio che a pagare sia una assicurazione privata, che paga chiunque lo chieda senza preoccuparsi delle conseguenze politiche di questo, o uno Stato che può fare una valutazione più ampia. Non discuto manco dell’idea di società che c’è dietro, dico proprio se conviene che siano i privati a finanziare i terroristi. (Salvini, ora chiudi la finestra, abbiamo cambiato l’aria, però zitto a papà che stiamo parlando di cose difficili).

Le cooperanti. Le due figure più deboli di questa vicenda, che hanno comunque pagato moltissimo la loro dabbenaggine. Non si va in una zona di guerra senza avere delle garanzie da tutte le parti in causa e queste garanzie non si ottengono chiamando il pizzaiolo di Bologna che c’ha un amico che vive in Siria. Sempre, dico sempre, i cooperanti arrivano solo quando c’è o l’armistizio o la garanzia politica dell’immunità, altrimenti prima dei cooperanti arrivano i militari, con quelle operazioni di peace-keeping e peace-enforcing che tanto poco piacciono e fanno poco notizia sui giornali. Io capisco pure che due ventenni possano pensare di migliorare il mondo andando in Siria, anche se ci vuole una certa ingenuità a farlo senza manco parlare l’arabo, ma non capisco per niente come tutti quelli che gli stanno intorno, dai genitori ai parenti agli amici, non abbiano per prima cosa chiesto loro, quando hanno manifestato il desiderio di partire, con chi andavano, appoggiate da chi, tutelate come, garantite dove.

Gasparri. Poteva mancare il Maurizietto nostro, che ha rilanciato su Twitter la notizia bufala (confezionata da un giornale satirico) che le due cooperanti facevano sesso con i loro carcerieri? E’ tanto carino Maurizietto, ci ricorda che possiamo tutti essere persone migliori. Di lui.

Pubblicato il 19 gennaio 2015, in Fatti nostri con tag , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. L’ha ribloggato su un filo rossoe ha commentato:
    Condivido pressoché tutto di questo post e lo pubblico con piacere.

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